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OSTEOPOROSI E OSTEOSARCOPENIA: dalla fisiopatologia alla diagnosi avanzata fino alla riabilitazione integrata

Sintesi del webinar con Enricomaria Mattia, Raoul Saggini, Alessandro Conforti, moderato da Marco Bonifacio

L’osteoporosi non è “solo” una riduzione della densità minerale ossea: è una condizione cronica che altera microarchitettura e qualità dell’osso, rendendolo progressivamente più poroso, anelastico e quindi fragile. Quando questa fragilità si combina con la perdita di massa e performance muscolare tipica della sarcopenia, il rischio clinico aumenta in modo esponenziale: è qui che entra in gioco il concetto di osteosarcopenia, un vero “continuum” patofisiologico osso–muscolo che va letto e trattato con approccio multidimensionale.

Nel webinar, i relatori hanno costruito una visione operativa: diagnosi corretta, stratificazione del rischio, terapia farmacologica personalizzata, ma soprattutto riabilitazione e prevenzione come “ponte” quotidiano tra linee guida e vita reale del paziente.


1) Osteoporosi: cos’è davvero (e perché ci riguarda tutti)

Dal punto di vista clinico, l’osteoporosi è caratterizzata da:

  • riduzione della massa ossea
  • alterazione della trabecolatura
  • incremento della fragilità con rischio di frattura anche per traumi minimi (o apparentemente banali)

Il dato più “spietato” è quello funzionale: dopo alcune fratture (in particolare femore prossimale e vertebre) una quota non trascurabile di pazienti perde autonomia, entra in spirali di allettamento, complicanze e declino (fisico e cognitivo). Nel webinar è stato ricordato come, in Italia, i numeri siano da “epidemia silenziosa”, con milioni di persone coinvolte e un impatto che va ben oltre l’osso: respirazione, postura, organi interni, qualità di vita.


2) Diagnosi: DEXA sì, ma non basta

DEXA (MOC) come gold standard

Secondo i criteri OMS, la DEXA resta il riferimento:

  • T-score ≤ -2,5 → osteoporosi
  • T-score tra -1 e -2,4 → osteopenia
  • T-score tra -1 e +1 → “normalità” densitometrica

Il “però” clinico (che cambia tutto)

Nel webinar è stato sottolineato un punto chiave:
la frattura da fragilità può verificarsi anche con una MOC non francamente osteoporotica. In particolare, alcune fratture (vertebrali e del femore prossimale) sono già di per sé segnali clinici fortissimi e vanno lette come osteoporosi “di fatto”, indipendentemente dal solo numero densitometrico.

Stratificazione del rischio: FRAX

Per superare la logica “solo T-score”, oggi è centrale stimare il rischio di frattura a 10 anni con algoritmi dedicati, come FRAX, integrando:

  • fattori clinici (età, familiarità, fumo, alcol, cortisonici, ecc.)
  • densità ossea quando disponibile
    Obiettivo: decidere chi trattare, con cosa e quanto intensamente.

REMS: valutazione non ionizzante e monitoraggio

È stata citata anche la REMS, metodica non ionizzante utile per il monitoraggio e per contesti in cui si desidera un follow-up più agile (tema ripreso dal dott. Conforti nella parte clinico-terapeutica).


3) Valutazione del metabolismo osseo: gli esami “che non devono mancare”

Nel percorso diagnostico completo entrano anche gli esami di laboratorio.

Primo livello (screening metabolico generale):

  • calcemia, fosforemia
  • vitamina D
  • fosfatasi alcalina
  • creatinina/valutazione funzione renale

Secondo livello (quando indicato, per inquadrare cause e rischio):

  • ormoni tiroidei
  • paratormone
  • marker di rimodellamento (es. CTX, telopeptide C-terminale)

Questo passaggio è cruciale anche per la sicurezza terapeutica: funzione renale, assetto endocrino e rischio iatrogeno condizionano scelta e gestione dei farmaci.


4) Fattori di rischio: clinici, ambientali, farmacologici

Nel webinar è stata proposta una mappa chiara dei principali driver:

Ormonali e clinici

  • menopausa (specie se precoce o iatrogena)
  • ipertiroidismo / disordini endocrini
  • malassorbimento (celiachia, IBD come Crohn/RCU)
  • amenorrea prolungata, anoressia nervosa

Anagrafici/genetici

  • età avanzata (attenzione: anche nell’uomo dopo i 65 anni)
  • costituzione minuta, familiarità

Comportamentali/ambientali

  • sedentarietà
  • fumo, alcol, eccesso di caffeina
  • dieta povera di calcio e vitamina D
  • eccesso di sale (favorisce calciuria)

Farmaci

  • glucocorticoidi
  • antiepilettici
  • anticoagulanti (e altri farmaci con impatto sul metabolismo osseo)

5) Sarcopenia e osteosarcopenia: il “moltiplicatore” di rischio

La sarcopenia è stata descritta come patologia autonoma: perdita progressiva di massa muscolare con riduzione di:

  • forza
  • performance
  • resilienza allo stress fisico

Quando osteoporosi e sarcopenia coesistono, si parla di osteosarcopenia: aumenta il rischio di caduta, ospedalizzazione e perdita di indipendenza. Messaggio operativo del webinar:
non ha senso trattare l’osso ignorando il muscolo (e viceversa).


6) Riabilitazione: l’asse portante che collega diagnosi e prevenzione

La parte riabilitativa è stata impostata su obiettivi concreti:

  • migliorare forza e controllo posturale
  • rinforzare muscolatura del tronco e stabilizzatori
  • recuperare mobilità funzionale
  • integrare esercizi di respirazione (specie nelle cifosi e nei quadri restrittivi)
  • ridurre il rischio di cadute con training e educazione

Educazione e sicurezza domestica (prevenzione “vera”)

Sono stati ricordati accorgimenti pratici spesso decisivi:

  • eliminare tappeti e ostacoli
  • attenzione a spigoli e mobili
  • calzature chiuse con suola stabile
  • controllo vista/udito quando indicato

7) Mezzi fisici e meccanotrasduzione: la prospettiva del Prof. Saggini

Il Prof. Saggini ha riportato un passaggio culturale fondamentale: già Harold Frost (anni ’70) con la teoria del meccanostato evidenziava che l’osso si adatta al carico meccanico e che i segnali meccanici interagiscono con quelli ormonali.

In questa cornice, l’uso di energie fisiche (in particolare stimoli vibratori) viene letto come modulazione della meccanotrasduzione. È stato citato un lavoro del gruppo del Prof. Saggini (2017) in cui un trattamento combinato (vibrazioni meccanosonore focalizzate + terapia farmacologica) mostrava miglioramenti su:

  • densità minerale ossea
  • forza muscolare nelle donne postmenopausa

Sono stati menzionati anche i campi elettromagnetici pulsati e i campi a bassa intensità come strumenti capaci di influenzare la mobilizzazione degli ioni calcio e, più in generale, il metabolismo osseo, con un ruolo potenziale di supporto nella presa in carico riabilitativa.


8) Terapia farmacologica: personalizzazione, rischio e “momento della scelta”

Il messaggio del dott. Mattia è netto: non esiste una terapia standard uguale per tutti. La scelta deve dipendere da:

  • rischio di frattura (anche tramite FRAX)
  • presenza di fratture pregresse
  • comorbidità (es. cardiovascolari)
  • funzione renale
  • contesto clinico (es. gestione odontoiatrica/impianti)

Tra le opzioni citate:

  • antiriassorbitivi (es. bifosfonati)
  • anabolici (es. teriparatide, abaloparatide)
  • anticorpi monoclonali (es. denosumab; e molecole più recenti come romosozumab)

Il dott. Conforti ha introdotto un elemento “di sistema”: in Italia la prescrizione e la rimborsabilità sono spesso condizionate dalla Nota 79, mentre in altri Paesi la strategia è più direttamente guidata dalla soglia di rischio di frattura (con tendenza, nei soggetti ad alto rischio, a iniziare precocemente con approcci più “potenti” sul versante anabolico).


9) Stile di vita, calcio e vitamina D: le indicazioni pratiche condivise

Nel webinar sono stati proposti consigli operativi che funzionano perché semplici e ripetibili:

  • mantenere vita attiva
  • dieta varia, preferibilmente stile mediterraneo
  • adeguato apporto di calcio e vitamina D
  • ridurre sale, alcol, fumo
  • attenzione a bevande gassate e eccesso di tè/caffè
  • scelta di alimenti ricchi di calcio (latticini, pesce, ecc.) e acque “calciche”
  • esposizione alla luce solare in modo regolare (con buon senso clinico e indicazioni personalizzate)

Conclusione: trattare la persona, non la sola densità ossea

Il webinar converge su un’idea molto “riabilitativa” e molto concreta:
osteoporosi e osteosarcopenia si vincono (o si rallentano) con un’alleanza terapeutica, dove farmacologia e diagnosi avanzata sono fondamentali, ma la differenza quotidiana la fanno:

  • educazione
  • esercizio mirato
  • prevenzione cadute
  • strumenti fisici selezionati
  • continuità assistenziale

Per i fisioterapisti, il punto è strategico: siamo spesso la prima interfaccia stabile con il paziente fragile. E proprio per questo possiamo (e dobbiamo) lavorare non solo sul sintomo, ma sulla resilienza: muscolo, osso, equilibrio, comportamento, ambiente.

Nota editoriale: questo articolo riassume contenuti divulgativi del webinar e non sostituisce valutazioni mediche individuali. La gestione farmacologica e diagnostica va sempre personalizzata dal medico curante e/o dallo specialista.

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