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LCA, chirurgia e ritorno allo sport: la riabilitazione post-chirurgica al centro del webinar de Il Riabilitatore Magazine

Dalla scelta del timing chirurgico alla qualità del return to play, passando per biomeccanica, test funzionali, cognitività e nuove tecnologie riabilitative: il webinar promosso da Il Riabilitatore Magazine ha offerto una lettura ampia, autorevole e profondamente interdisciplinare del percorso post-chirurgico nel legamento crociato anteriore. Protagonisti della serata il professor Ezio Adriani, la dottoressa Simona Cerulli e il professor Raoul Saggini, guidati dalla moderazione di Marco Musorrofiti e Marco Bonifacio.

Il webinar del lunedì sera promosso da Il Riabilitatore Magazine ha confermato ancora una volta la vocazione della rivista a creare occasioni di confronto ad alto profilo scientifico e clinico, capaci di mettere in dialogo ortopedia, medicina fisica e riabilitativa, fisioterapia e preparazione al ritorno allo sport. Il tema affrontato, la riabilitazione nel post-chirurgico del legamento crociato anteriore, rappresenta oggi uno dei terreni più delicati e complessi della pratica clinica, non solo per la frequenza della lesione, ma soprattutto per le implicazioni funzionali, sportive e prognostiche che accompagnano ogni scelta terapeutica.

Ad aprire la serata è stato Marco Musorrofiti, che ha introdotto il webinar sottolineando il valore culturale e formativo di questi appuntamenti del lunedì, divenuti ormai un riferimento stabile per tanti professionisti della riabilitazione. Musorrofiti ha incorniciato il tema del webinar ricordando anche l’importanza dell’articolo scritto dalla dottoressa Simona Cerulli sul ritorno allo sport dopo ricostruzione del legamento crociato anteriore, già pubblicato sulla rivista e punto di partenza ideale per approfondire una materia in continua evoluzione.

Accanto a lui, nella conduzione dell’incontro, Marco Bonifacio ha confermato il proprio ruolo di moderatore attento e competente, capace di orientare la discussione verso i nodi più concreti della pratica clinica: il dialogo tra chirurgo e fisioterapista, la comprensione dell’atto operatorio da parte del riabilitatore, la gestione delle lesioni associate e il rischio, oggi sempre più attuale, di una lettura eccessivamente semplicistica del rinforzo muscolare post-operatorio. La moderazione dei due Marco ha dato ritmo, ordine e profondità al webinar, valorizzando il contributo dei relatori e trasformando la tavola rotonda finale in un momento di reale integrazione tra saperi.

Ezio Adriani: la chirurgia del LCA tra anatomia, scelta del graft e protezione dell’articolazione

La prima relazione è stata affidata al professor Ezio Adriani, direttore del reparto di traumatologia dello sport e chirurgia del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, che ha offerto una lettura estremamente chiara e aggiornata delle principali variabili chirurgiche che caratterizzano la ricostruzione del crociato anteriore.

Fin dall’inizio, Adriani ha posto l’attenzione su alcuni grandi quesiti ancora aperti: quando operare, quale trapianto utilizzare, quale tecnica chirurgica adottare, come fissare il neo-legamento e come integrare tutto questo con il percorso riabilitativo. La sua relazione ha avuto il merito di mostrare come la chirurgia del LCA non possa essere ridotta a un gesto tecnico standardizzato, ma debba essere costruita attorno alle caratteristiche del paziente, all’età, alle richieste funzionali, alla presenza di lesioni associate e al tipo di sport praticato.

Particolarmente rilevante il passaggio dedicato al timing chirurgico. Adriani ha sottolineato come il ginocchio non debba essere portato in sala operatoria in una fase di elevata reattività infiammatoria, ma al tempo stesso non debba rimanere instabile troppo a lungo, soprattutto nei giovani, per evitare l’aumento del rischio di lesioni meniscali e danni cartilaginei secondari. Il messaggio è stato netto: stabilizzare il ginocchio non significa solo restituire stabilità, ma anche proteggere l’articolazione nel lungo periodo.

Ampio spazio è stato dedicato poi alla scelta del trapianto, con una disamina rigorosa dei diversi graft oggi disponibili: tendine rotuleo, semitendinoso e gracile, tendine quadricipitale, allograft e legamenti artificiali. In questo contesto, Adriani ha posto in particolare evidenza il tendine quadricipitale, illustrandone le qualità biomeccaniche, la sezione più simile a quella del crociato nativo e l’ottima tenuta nel follow-up a lungo termine. Il tutto senza nascondere i limiti, in particolare il tema del donor site, e mostrando come l’evoluzione delle tecniche di prelievo e dei sistemi di fissazione abbia reso oggi questo graft una risorsa sempre più interessante.

Uno dei punti più forti della relazione del professor Adriani è stato però il richiamo costante all’anatomia. Al di là delle scuole, delle preferenze individuali e delle diverse tecniche – transtibiale, out-in, anteromediale, all-inside – il vero discrimine resta il corretto posizionamento del neo-legamento. In questo senso, il suo intervento ha ribadito un concetto fondamentale: la ricostruzione del LCA è realmente efficace solo quando riproduce il più fedelmente possibile l’anatomia del legamento nativo, non solo sul piano antero-posteriore, ma anche sul controllo rotazionale.

Altro tema centrale è stato quello delle lesioni associate, in particolare le lesioni meniscali e capsulo-legamentose. Adriani ha rimarcato come oggi la ricostruzione del crociato sia sempre più spesso accompagnata da suture meniscali, riparazioni periferiche e, in casi selezionati, procedure di rinforzo antero-laterale. Proprio su questo aspetto il relatore ha insistito con forza: chi segue il paziente nel post-operatorio deve conoscere nel dettaglio ciò che è stato fatto in sala operatoria, perché la gestione riabilitativa cambia in modo significativo se vi sono state suture meniscali, lesioni di rampa, riparazioni radiali o plastiche periferiche.

Di grande interesse anche la presentazione della tecnica sviluppata nel suo gruppo, che utilizza il semitendinoso e gracile con tecnica out-in e sfrutta il surplus tendineo per un’augmentation del legamento antero-laterale. Un esempio concreto di come la chirurgia moderna cerchi oggi di integrare stabilità centrale e controllo periferico, ottimizzando gesto tecnico e utilizzo dei tessuti.

A chiudere il suo intervento, un’infografica realizzata insieme alla dottoressa Cerulli sul percorso di return to play, a testimonianza di quanto la chirurgia non possa più essere pensata senza un dialogo stretto con la riabilitazione.

Simona Cerulli: la riabilitazione non è un protocollo rigido, ma un percorso misurabile e personalizzato

La seconda relazione, dedicata all’aspetto riabilitativo, è stata tenuta dalla dottoressa Simona Cerulli, dirigente medico del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, che ha offerto una lettura moderna, concreta e metodologicamente molto solida del post-operatorio di LCA.

Il suo intervento ha avuto un merito immediato: spostare l’attenzione dal semplice “rientro in campo” al tema più complesso del return to performance. Cerulli ha ricordato che il vero obiettivo non è soltanto consentire al paziente o all’atleta di tornare a praticare attività sportiva, ma permettergli di recuperare un livello di funzione e prestazione sovrapponibile a quello pre-infortunio. Ed è proprio qui che emergono le difficoltà: non tutti tornano allo sport agonistico, e tra coloro che vi ritornano non tutti recuperano la performance precedente.

Per la dottoressa Cerulli, la chiave del processo sta nella misurazione oggettiva. Basta con formule vaghe come “il paziente sta bene” o “cammina bene”: la riabilitazione deve produrre dati. Range articolare, circonferenze, gonfiometria, valutazioni di forza, propriocettive, test di agilità, PROMs, test isocinetici o dinamometrici: tutto deve concorrere a costruire un quadro leggibile, condivisibile e progressivo. È un passaggio culturale di grande importanza, che riguarda direttamente fisiatri, fisioterapisti, ortopedici e preparatori.

Cerulli ha poi posto grande enfasi sui primi 30 giorni, definiti come una fase decisiva. In questo periodo si gioca una parte fondamentale del destino funzionale del ginocchio: controllo del dolore, riduzione dell’effusione, recupero dell’estensione, gestione dell’inibizione muscolare artrogenica e riattivazione precoce del quadricipite. In questo quadro si inseriscono strumenti come il tutore, la mobilizzazione passiva continua, la crioterapia e l’educazione al carico, non come automatismi da protocollo, ma come mezzi da usare con criterio, in funzione delle caratteristiche cliniche del paziente e dell’intervento eseguito.

Molto interessante il passaggio sul carico precoce, sostenuto come utile e praticabile nei casi non complicati, purché accompagnato dalle giuste attenzioni tecniche e dall’uso ragionato delle stampelle. Allo stesso modo, Cerulli ha chiarito che il dibattito tra catena cinetica aperta e chiusa non può più essere affrontato in modo ideologico: entrambe possono avere un ruolo, ma vanno inserite nei tempi corretti, rispettando la fase biologica del graft e il tipo di prelievo eseguito.

Un altro punto di grande valore del suo intervento è stato quello relativo alla cognitività e alla componente mentale del recupero. Non si tratta semplicemente di paura del movimento o di kinesiofobia in senso stretto, ma di qualcosa di più profondo: la percezione del ginocchio, il timore di una nuova lesione, il catastrofismo, la fiducia nel gesto, la capacità di aderire con costanza al programma. In questo contesto la dottoressa Cerulli ha aperto prospettive molto attuali, come l’impiego della realtà virtuale nella gestione del dolore, nel coinvolgimento del paziente e nel training neurocognitivo, oltre all’utilizzo di sistemi di home monitoring e tele-riabilitazione, capaci di mantenere il contatto con il paziente anche a distanza e di favorire aderenza e controllo del percorso.

Il filo rosso del suo intervento è stato chiaro: la riabilitazione del crociato anteriore non è una sequenza di esercizi, ma un processo complesso, condiviso, adattivo e continuamente verificato.

Raoul Saggini: il nodo decisivo è la cognitività

Nella tavola rotonda finale, il professor Raoul Saggini, ordinario in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università eCampus, ha offerto una sintesi di grande spessore culturale, individuando con precisione il nucleo più avanzato della discussione.

Dopo aver riconosciuto la qualità delle relazioni di Adriani e Cerulli, Saggini ha posto l’accento su un aspetto decisivo: oggi possiamo ragionare in termini così raffinati di return to play e return to performance perché, da un lato, la chirurgia ortopedica ha raggiunto livelli molto elevati di precisione tecnica e, dall’altro, la riabilitazione ha sviluppato strumenti e competenze sempre più efficaci. Proprio per questo, ha osservato, emerge con maggiore forza quello che ha definito il vero “convitato di pietra” del percorso: la dimensione cognitiva del paziente.

Secondo Saggini non si tratta di un semplice fattore psicologico accessorio, ma di una componente strutturale del recupero funzionale. Il modo in cui il soggetto percepisce il proprio corpo, interpreta il dolore, elabora il rischio, aderisce al trattamento e ricostruisce fiducia nel gesto atletico è parte integrante dell’esito finale. È una lettura che amplia lo sguardo della riabilitazione e la collega in modo diretto alle neuroscienze, alla neurocognizione e alle nuove tecnologie.

Di notevole interesse anche la sua riflessione sul futuro della riabilitazione territoriale e a distanza, destinata a diventare sempre più centrale grazie a sistemi di monitoraggio remoto, strumenti digitali e supporti capaci di accompagnare il paziente ben oltre il setting ambulatoriale tradizionale.

Una moderazione di livello, al servizio del confronto tra discipline

Il valore del webinar è stato amplificato dalla qualità della moderazione. Marco Musorrofiti ha guidato l’incontro con chiarezza, senso del ritmo e attenzione alla divulgazione, rendendo accessibili anche i passaggi più tecnici senza impoverirli. Marco Bonifacio, da parte sua, ha orientato il confronto verso temi estremamente concreti per i professionisti della riabilitazione: la necessità di conoscere nei dettagli l’intervento chirurgico, l’importanza di non anticipare carichi non opportuni, la gestione delle plastiche periferiche, delle suture meniscali e delle lesioni menisco-capsulari.

Proprio nella parte finale è emersa con forza un’idea condivisa da tutti i relatori: non può esistere una buona riabilitazione senza comunicazione costante tra chirurgo, fisiatra, fisioterapista, preparatore e paziente. È questo il vero terreno su cui si costruiscono sicurezza, progressione, appropriatezza del carico e qualità del ritorno allo sport.

Conclusioni

Il webinar su “LCA e percorso riabilitativo: dall’intervento al return to play” ha rappresentato molto più di un aggiornamento tecnico. È stato un momento di sintesi tra esperienze, discipline e visioni diverse, unite da una convinzione comune: nel post-chirurgico del legamento crociato anteriore non basta “operare bene” o “riabilitare bene” in senso isolato. Serve una filiera clinica integrata, capace di leggere il ginocchio operato come una struttura biologica, biomeccanica, funzionale e cognitiva allo stesso tempo.

Il contributo del professor Ezio Adriani ha restituito tutta la complessità della scelta chirurgica e dell’anatomia ricostruttiva. L’intervento della dottoressa Simona Cerulli ha mostrato con rigore che la riabilitazione moderna deve essere oggettiva, progressiva, personalizzata e attenta anche alla mente del paziente. Le considerazioni del professor Raoul Saggini hanno dato profondità teorica all’intero confronto, indicando nella cognitività uno dei grandi temi del presente e del futuro.

A fare da cornice, la moderazione autorevole e ben calibrata di Marco Musorrofiti e Marco Bonifacio, che ha saputo trasformare una serata scientifica in un vero spazio di crescita condivisa per tutta la comunità della riabilitazione.

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