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Come riconoscere un Melanoma

Dal webinar de Il Riabilitatore Magazine un messaggio chiaro: osservare la pelle può salvare una vita

Nel panorama della prevenzione oncologica, il melanoma occupa un posto particolare. Non è il tumore cutaneo più frequente, ma è certamente uno dei più aggressivi. Proprio per questo, riconoscerlo in fase iniziale può fare una differenza decisiva. Secondo AIRC, in Italia nel 2023 sono state stimate circa 12.700 nuove diagnosi di melanoma cutaneo; è inoltre un tumore raro nei bambini, ma rilevante nei giovani adulti e negli adulti, con un peso clinico che impone grande attenzione.

Da queste premesse è nato il webinar “Come riconoscere un melanoma”, promosso da Il Riabilitatore Magazine, con Marco Musorrofiti come moderatore, insieme a Enricomaria Mattia, Marco Bonifacio e Francesca Di Tommaso, e con la partecipazione dei dermatologi Maria Vittoria Cannizzaro, dermatologa del Policlinico Gemelli di Roma, e Rocco Tortorella, dermatologo dell’Ospedale di Parma. Ne è emersa una riflessione estremamente attuale: la diagnosi precoce del melanoma non riguarda soltanto il dermatologo, ma coinvolge tutti i professionisti che, per il loro lavoro, osservano il corpo umano da vicino.

Il melanoma: perché è così importante riconoscerlo presto

Il melanoma origina dai melanociti, le cellule dell’epidermide deputate alla produzione di melanina. La sua pericolosità non dipende solo dalla natura biologica della malattia, ma soprattutto dalla rapidità con cui può evolvere se non intercettato in tempo. Il dato fondamentale, ribadito nel webinar, è semplice: quando il melanoma viene identificato precocemente, l’asportazione chirurgica può essere risolutiva.

È questo il cuore del messaggio emerso durante la serata. Parlare di melanoma significa parlare di prevenzione vera, concreta, quotidiana. Significa ricordare che una lesione cutanea sospetta, se colta all’inizio del suo percorso, può essere trattata con esiti radicalmente diversi rispetto a una diagnosi tardiva.

Non solo dermatologi: la pelle come “organo visibile”

Uno dei passaggi più interessanti del webinar ha riguardato il ruolo dei professionisti sanitari non dermatologi, in particolare fisioterapisti, operatori della riabilitazione, infermieri, osteopati, massoterapisti e, più in generale, tutti coloro che entrano in contatto diretto con il corpo del paziente.

Nel corso di un trattamento riabilitativo, infatti, il professionista osserva spesso aree cutanee che il paziente vede poco o non vede affatto: il dorso, la regione scapolare, la zona lombare, i glutei, la parte posteriore delle cosce. È proprio in queste aree che una lesione può sfuggire per mesi. Da qui l’idea, fortemente sostenuta da Marco Musorrofiti, Enricomaria Mattia e Marco Bonifacio, che la cultura delle red flags dermatologiche debba entrare stabilmente nel bagaglio clinico di chi si occupa di salute e di relazione d’aiuto.

Il punto non è fare diagnosi dermatologica al posto dello specialista. Il punto è accorgersi, saper sospettare, saper inviare. In oncologia cutanea, questa capacità può essere decisiva.

La regola ABCDE: uno strumento semplice, ma ancora fondamentale

Nel suo intervento, Maria Vittoria Cannizzaro ha richiamato la regola più nota e più utile nella valutazione iniziale delle lesioni pigmentate: la ABCDE. È uno schema semplice, accessibile a tutti, ma ancora oggi estremamente efficace per riconoscere i segnali che meritano attenzione. AIRC la indica tra gli strumenti pratici per l’auto-esame della pelle, insieme al cosiddetto effetto del “brutto anatroccolo”.

La regola ABCDE invita a osservare:

A – Asimmetria: una metà della lesione non corrisponde all’altra.
B – Bordi: i margini sono irregolari, frastagliati, poco definiti.
C – Colore: la pigmentazione non è uniforme e presenta tonalità diverse.
D – Diametro: particolare attenzione alle lesioni superiori ai 6 mm, pur sapendo che non è un criterio assoluto.
E – Evoluzione: il parametro forse più importante, cioè un cambiamento nel tempo di forma, colore, spessore, sintomi o dimensioni.

Accanto alla ABCDE è stato ribadito un altro concetto chiave: il “brutto anatroccolo”. In pratica, quella lesione che appare diversa da tutte le altre del paziente, che “stona”, che richiama immediatamente l’attenzione. Anche questo è un segnale da non sottovalutare.

Attenzione anche ai melanomi che “ingannano”

Un elemento di grande interesse clinico emerso dal confronto tra i relatori riguarda i limiti di ogni schema troppo rigido. Non tutti i melanomi si presentano con l’aspetto classico che ci si aspetta. Alcuni possono essere poco pigmentati, altri possono comparire come noduli, altri ancora possono simulare lesioni apparentemente banali.

È qui che entra in gioco l’esperienza dermatologica e soprattutto la dermatoscopia, che AIRC descrive come uno strumento essenziale nella valutazione dei nei sospetti, con un’accuratezza diagnostica che può superare il 90% quando impiegata correttamente.

Il messaggio è chiaro: la regola ABCDE è utilissima per orientarsi, ma non sostituisce la visita specialistica. Serve a capire quando è il momento di inviare, non a tranquillizzare in modo automatico.

Fattori di rischio: chi deve alzare il livello di guardia

Nel corso del webinar è stato ricordato come il principale fattore di rischio per il melanoma sia l’esposizione eccessiva e ripetuta ai raggi ultravioletti, naturali e artificiali. Le scottature, soprattutto in età infantile e adolescenziale, aumentano il rischio nel tempo. Anche lampade e lettini abbronzanti rappresentano una fonte di raggi UV e non sono innocui. A questi elementi si aggiungono il fototipo chiaro, la presenza di molti nei, la familiarità, l’immunosoppressione e una storia personale di tumori cutanei.

È stato inoltre sottolineato che il melanoma può comparire anche in aree non cronicamente fotoesposte. Questo aspetto è importante, perché smonta una falsa sicurezza ancora molto diffusa: non bisogna controllare soltanto volto, spalle e décolleté. Anche aree meno esposte, come piedi, regioni plantari, unghie o zone coperte, meritano attenzione.

Prevenzione: un’abitudine, non un gesto occasionale

La prevenzione del melanoma non comincia nello studio dermatologico, ma nella vita quotidiana. Proteggersi dal sole significa evitare l’esposizione eccessiva, soprattutto nelle ore centrali della giornata, utilizzare creme ad alta protezione, indossare cappello, occhiali e indumenti adeguati, e soprattutto evitare di banalizzare le scottature. Le evidenze riportate da AIRC confermano che l’eccesso di raggi ultravioletti favorisce i tumori della pelle e che una quota importante dei melanomi è associata proprio all’esposizione solare.

Ma la prevenzione significa anche auto-osservazione. Guardare periodicamente la propria pelle, controllare l’evoluzione dei nei, chiedere un parere se compare una nuova macchia o se una lesione cambia aspetto. È un gesto di consapevolezza, non di allarmismo.

Mappatura dei nei: utile, ma non per tutti indiscriminatamente

Uno dei passaggi più lucidi del webinar ha riguardato un tema spesso frainteso: non esiste uno screening di massa raccomandato per il melanoma nella popolazione generale. AIRC lo ha ribadito chiaramente nel 2026: lo screening generalizzato non è consigliato, mentre risultano più efficaci lo screening opportunistico, l’auto-esame della pelle e l’approfondimento specialistico nei soggetti a rischio. Gli esami di secondo livello, come videodermatoscopia digitale e total body photography, sono indicati soprattutto in persone selezionate con numerosi nevi, storia personale o familiare significativa, specifiche mutazioni genetiche o immunosoppressione.

Questo punto è importante anche per evitare due errori opposti: da una parte la sottovalutazione, dall’altra l’uso indiscriminato di esami specialistici senza un criterio di rischio.

Il contributo della riabilitazione: riconoscere, non ignorare

Il webinar ha avuto un valore particolare proprio perché ospitato in un contesto editoriale e culturale legato al mondo della riabilitazione. Qui il melanoma è stato letto non come un tema “altro”, lontano dalla pratica del fisioterapista, ma come una questione clinica trasversale, che tocca la responsabilità osservazionale del professionista.

Un fisioterapista non fa diagnosi dermatologica. Ma può notare una lesione sospetta su un dorso che il paziente non osserva da mesi. Può chiedere se quel neo è cambiato. Può interrompere una sottovalutazione. Può suggerire un controllo specialistico. In termini di salute pubblica, questo significa trasformare il trattamento in occasione di prevenzione.

Una lezione che resta

Il merito principale di questo webinar è stato forse proprio quello di aver riportato la prevenzione alla sua dimensione più autentica: attenzione, cultura clinica, osservazione, tempestività. Il melanoma non sempre fa rumore. A volte si presenta come una macchia appena diversa, un bordo irregolare, un colore insolito, una lesione che cresce silenziosamente. Eppure, proprio in quella fase iniziale, si gioca spesso la partita più importante.

Il messaggio finale che Il Riabilitatore Magazine consegna ai professionisti sanitari è netto: imparare a osservare la pelle significa ampliare il proprio sguardo clinico. E, in alcuni casi, può voler dire contribuire davvero a salvare una vita.

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