Botta e Risposta: Acufeni, ATM e Vertigini
Nel webinar “Botta e Risposta: Acufeni, ATM, Vertigini” de Il Riabilitatore Magazine, Marco Musorrofiti inaugura la nuova stagione dei lunedì sera con una serata volutamente pratica, costruita sulle domande raccolte dalla community. Il format è diretto: niente lezione frontale, ma domande mirate ai tre esperti, ciascuno sul proprio tema, per chiarire dubbi frequenti nella clinica quotidiana di fisioterapisti e professionisti della riabilitazione. Con Musorrofiti conducono e co-moderano Marco Bonifacio ed Enricomaria Mattia, ricordando che questi incontri vogliono essere un momento di confronto “vivo”, con contenuti immediatamente spendibili.
La prima parte è dedicata all’ATM con Irma Bencivenga. Si parte da una domanda centrale: come distinguere un disordine temporo-mandibolare a prevalenza miogena (muscolare) da uno a prevalenza artrogena (articolare). Bencivenga chiarisce che la discriminazione non si basa su un singolo segno, ma su un insieme coerente di anamnesi, segni e sintomi, valutazione clinica, test funzionali e, quando necessario, imaging (ad esempio risonanza magnetica). Porta esempi concreti: la presenza e la qualità dei rumori articolari può orientare verso una componente articolare, mentre affaticamento, limitazione funzionale e segni di iperattività dei muscoli masticatori possono suggerire una componente muscolare, da confermare con palpazione e analisi della funzione. Il discorso si amplia poi alle possibili connessioni tra ATM, area otologica e rachide cervicale, mantenendo però un punto fermo: evitare automatismi, perché ogni correlazione va letta con ragionamento clinico.
Quando la discussione si sposta sulle vertigini, entra Leonardo Manzari (specialista otorino, esperto di otoneurologia e vestibologia) con una delle domande più frequenti: può la colonna cervicale dare vertigine? Manzari imposta la risposta sulla fisiologia del sistema vestibolare e chiarisce la differenza tra vertigine vestibolare e sintomi più aspecifici come instabilità, sbandamento o “testa leggera”. Richiama la complessità e l’elevata specializzazione dell’orecchio interno e sottolinea che la vertigine in senso stretto nasce da un sistema recettoriale e di codifica dello stimolo specifico, non sovrapponibile ai meccanismi del distretto cervicale. Il messaggio operativo è netto: nella pratica clinica bisogna prima definire bene il tipo di sintomo, perché confondere quadri diversi porta a interpretazioni e trattamenti impropri.
La parte sugli acufeni, con Fabio Abrate e lo stesso Manzari, affronta un altro equivoco comune: l’idea che l’acufene dipenda in modo diretto dalle soglie dell’audiometria. Viene ribadito che non esiste una relazione lineare tra acufeni e soglia uditiva: l’acufene può essere presente in soggetti normoacusici, in pazienti con ipoacusia e anche in situazioni in cui il dato audiometrico non spiega l’intensità del disturbo percepito. In altre parole, l’acufene viene inquadrato come sintomo (non come diagnosi unica) e la sua interpretazione richiede un approccio più ampio del solo esame audiometrico.
A questo punto i temi si intrecciano, perché emerge la domanda “classica”: una condizione occlusale o una mandibola che arretra (ad esempio in un morso profondo) può contribuire a sintomi come l’acufene? La risposta viene articolata distinguendo tra acufene soggettivo e acufene oggettivo, e ragionando su possibili connessioni anatomo-funzionali tra distretto mandibolare, strutture dell’orecchio medio, muscoli correlati e vie somatosensoriali. Bencivenga aggiunge un elemento spesso trascurato nella pratica: il ruolo della deglutizione, della posizione della lingua e della tuba di Eustachio, ricordando che alcune dinamiche disfunzionali possono contribuire a sensazioni di ovattamento e disturbi otologici, soprattutto in specifici sottogruppi clinici.
Nel complesso, la serata mette ordine in tre aree che spesso si sovrappongono nei racconti dei pazienti: disfunzioni dell’ATM, sintomi uditivi (come gli acufeni) e sintomi vertiginosi. Il filo conduttore è un invito alla precisione clinica: definire correttamente il sintomo, capire quale sistema è realmente coinvolto e costruire un ragionamento basato su anatomia, fisiologia ed evidenze, evitando scorciatoie interpretative e spiegazioni monocausali.
Si è chiuso il webinar invitando i partecipanti a seguire il prossimo webinar sull’Osteoporosi con Enricomaria Mattia, Alessandro Conforti, Marco Bonifacio e Marco Musorrofiti
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