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Il ruolo dei peptidi nella medicina rigenerativa e nei percorsi riabilitativi con Massimo Spattini

Relatore ospite: dott. Massimo Spattini — Diretta del lunedì 1 giugno 2026

Lunedì 1 giugno 2026 il Club dei Webinar de Il Riabilitatore Magazine ha dedicato la sua diretta serale a un tema di crescente attualità nella medicina rigenerativa e riabilitativa: il ruolo dei peptidi.

La serata è stata trasmessa su Zoom e sui canali social; la versione integrale era riservata agli iscritti al Club dei Webinar. L’incontro è stato condotto da Marco Musorrofiti insieme al co-moderatore Marco Bonifacio, con la partecipazione del prof. Raoul Saggini, del reumatologo dott. Alessandro Conforti, del fisiatra dott. Enricomaria Mattia e, come ospite d’onore, del dott. Massimo Spattini.

In apertura la redazione ha ricordato il lancio del primo numero dell’inserto Scienze Riabilitative, che ogni settimana offre agli iscritti tre articoli scientifici selezionati, tradotti e accompagnati da una sintesi clinica. L’iniziativa è gratuita per i primi 1.000 iscritti. Sono stati inoltre annunciati i prossimi appuntamenti: la masterclass su “bocca, cranio e riflessi” del 18 giugno, l’international masterclass sulla spalla dell’8 luglio e, già per il lunedì successivo, l’incontro sulla semiotica del dolore con il prof. Guido Orlandini.

Una premessa importante

I peptidi descritti in questo articolo sono, nella maggior parte dei casi, molecole non autorizzate come farmaci in Italia per uso umano e, per molti di essi, le evidenze cliniche sono ancora preliminari, sperimentali o in fase di sviluppo. Le affermazioni riportate riflettono quanto esposto dai relatori, in particolare l’esperienza clinica e la formazione del dott. Spattini, e non costituiscono indicazione terapeutica né consiglio medico.

Qualsiasi eventuale utilizzo deve essere valutato esclusivamente da professionisti sanitari competenti, nel rispetto delle normative vigenti, delle indicazioni autorizzate e della sicurezza del paziente.

La testimonianza iniziale

La serata si è aperta con la videotestimonianza di un paziente, Carlo, affetto da sclerosi multipla e BPCO da circa dieci anni, che ha raccontato la propria esperienza con l’assunzione di GHK-Cu e BPC-157.

Il paziente ha riferito un miglioramento alla spirometria rilevato dal pneumologo nel marzo 2026 e ha raccontato che all’ultima elettromiografia sarebbero risultate migliorate alcune latenze, soprattutto a livello del piede. Ha inoltre descritto una riduzione della sensazione di “frizzore” a ginocchia e caviglie, una maggiore forza negli esercizi per gli arti inferiori e una diminuzione dei crampi notturni, pur senza notare benefici sul piano della vista.

Commentando la testimonianza, il dott. Spattini ha invitato alla prudenza. Ha sottolineato che i peptidi assunti dal paziente, consigliati — secondo quanto riferito dallo stesso paziente — da “un ragazzo”, potrebbero non essere stati necessariamente i più indicati per una condizione complessa come la sclerosi multipla. Da qui il richiamo al rischio rappresentato da informazioni non qualificate e da consigli forniti da persone prive di competenze specifiche.

L’intervento del dott. Massimo Spattini

Presentato come una delle figure più note in Italia per l’approccio integrato a salute, performance e prevenzione, il dott. Massimo Spattini è specialista in Scienza dell’Alimentazione e in Medicina dello Sport, con specializzazione conseguita a Chieti nella scuola del prof. Leonardo Vecchietti.

Durante la relazione ha ricordato di aver conseguito una certificazione in Peptide Therapy, oltre alla formazione in medicina anti-aging con l’American Academy of Anti-Aging Medicine e in medicina funzionale con l’Institute for Functional Medicine. Ha inoltre richiamato il proprio ruolo di vicepresidente della ISLSA — International Longevity Science Association. Secondo quanto da lui dichiarato, sarebbe uno dei due medici in Italia certificati in medicina anti-aging con l’American Academy of Anti-Aging Medicine.

Il filo conduttore della relazione è stato l’approccio della medicina funzionale, definita come “la medicina del perché”: non la semplice soppressione del sintomo, ma la ricerca e, dove possibile, la rimozione della causa. Applicato alla riabilitazione e al dolore, questo significa non limitarsi all’approccio sintomatologico — comunque utile per migliorare la qualità di vita — ma cercare di comprendere l’origine del problema e i meccanismi che lo mantengono.

Che cosa sono i peptidi

Spattini ha spiegato che i peptidi sono molecole naturali prodotte dalle nostre cellule: catene di amminoacidi, indicativamente da poche unità fino a circa 50 amminoacidi, intermedie tra il singolo amminoacido e la proteina. Molti peptidi funzionano come “molecole di segnale”, orientando le cellule verso processi rigenerativi, riparativi e regolatori.

Ne esisterebbero circa 7.000, di cui all’incirca 180 studiati in modo più approfondito. Diversi peptidi sono stati studiati negli Stati Uniti e nei Paesi dell’Est, in particolare in Russia, che Spattini ha ricordato come una delle prime nazioni ad aver sviluppato questo filone di ricerca, anche grazie alla scuola di Khavinson e agli studi sull’Epitalon, peptide associato al tema dei telomeri e della risincronizzazione dei ritmi circadiani.

Con un’immagine volutamente iperbolica, il relatore ha paragonato l’effetto dei peptidi rigenerativi alla capacità di “rigenerarsi” di Wolverine, il celebre personaggio Marvel, precisando però che si trattava di un esempio estremo e non di una sovrapposizione reale.

Tema ricorrente della relazione è stato quello dell’infiammazione. Secondo Spattini, la maggior parte dei peptidi ha un effetto antinfiammatorio. Poiché l’infiammazione cronica e l’“inflammaging” sono oggi considerati elementi centrali in molte patologie e nei processi di invecchiamento, l’azione su questi meccanismi potrebbe spiegare parte dei benefici osservati. Il relatore ha inoltre richiamato il ruolo della predisposizione genetica e dell’epigenetica, cioè degli stili di vita e dei comportamenti, nel favorire o limitare l’espressione di tali condizioni.

BPC-157

Uno dei peptidi più discussi durante la serata è stato il BPC-157, prodotto naturalmente dalle cellule dello stomaco e presente nei succhi gastrici. Spattini ne ha descritto l’azione di accelerazione della guarigione a livello di tendini, ossa e legamenti, l’effetto antidolorifico, lo stimolo del flusso sanguigno nei tessuti danneggiati e la promozione dell’angiogenesi attraverso il VEGF, cioè il fattore di crescita endoteliale vascolare.

Ha inoltre richiamato il possibile potenziamento della via dell’ossido nitrico, con effetti di vasodilatazione, protezione gastrica e cardiovascolare, e un possibile ruolo nell’equilibrio elettrolitico. Sono state citate evidenze sperimentali su un aumento dei tenociti e sulla capacità di limitare gli effetti catabolici dei corticosteroidi sulla guarigione muscolare.

Per la sua origine gastrica, il BPC-157 è stato presentato anche come peptide di possibile interesse per l’apparato gastrointestinale, con riferimenti a colite ulcerosa, morbo di Crohn, esofagite, fistole e anastomosi intestinali. Spattini ha discusso anche il possibile ruolo protettivo del BPC-157 sul tratto gastrointestinale in relazione all’uso di FANS, richiamando al tempo stesso la necessità di cautela nell’uso prolungato degli inibitori di pompa protonica.

Ha inoltre richiamato possibili effetti neuroprotettivi e un possibile ruolo in protocolli complessi per malattie neurodegenerative come la sclerosi multipla. Su questo punto, però, ha precisato che si tratta di protocolli articolati, acquisiti in ambito formativo internazionale e da applicare con grande prudenza.

Secondo quanto riferito dal relatore, il profilo di sicurezza del BPC-157 sarebbe favorevole e non sarebbe nota una dose letale. Questa affermazione, tuttavia, non elimina la necessità di dosaggi appropriati, competenze specifiche e supervisione da parte di professionisti qualificati. La somministrazione più abituale è quella sottocutanea; la via orale, a dosaggi generalmente superiori, è stata descritta come più indicata soprattutto per problematiche gastrointestinali.

TB-500 / Timosina Beta 4

La Timosina Beta 4, spesso indicata anche come TB-500, è stata presentata come un peptide coinvolto nella riparazione tissutale, nell’angiogenesi e nel rimodellamento. Spattini ha ricordato che questa molecola è stata inizialmente utilizzata anche in ambito veterinario, in particolare nei cavalli da corsa, per favorire il recupero da microlesioni e sovraccarichi.

Nel contesto sportivo e muscolo-tendineo, il relatore ha riportato effetti quali riduzione dei tempi di recupero, maggiore resistenza muscolare, supporto alla riparazione e possibile contributo alla crescita muscolare. Ne ha inoltre descritto l’azione antifibrotica, potenzialmente utile per evitare che una lesione muscolare evolva verso una fibrosi capace di limitare la funzione.

Sono stati richiamati anche possibili benefici cardiaci post-infarto, oltre a impieghi in traumi cronici, lesioni muscolari, lesioni midollari, ictus, ischemia e steatosi epatica non alcolica.

Il relatore ha però segnalato una necessaria cautela: proprio per le sue proprietà angiogeniche, il TB-500 andrebbe evitato in presenza di tumore attivo, perché l’angiogenesi potrebbe teoricamente favorire crescita e metastatizzazione. Spattini ha precisato che, allo stato attuale, si tratta di una speculazione teorica non confermata da studi specifici. Ha inoltre suggerito attenzione in condizioni come osteoartrosi e artrite reumatoide, nelle quali la vascolarizzazione della membrana sinoviale può alimentare la cronicità dell’infiammazione.

BPC-157 e TB-500, ha aggiunto, vengono spesso usati in sinergia. In particolare, sulla spalla dolorosa, sulle lesioni della cuffia dei rotatori e sull’impingement, Spattini ha riferito una propria esperienza clinica molto positiva, utilizzando l’espressione “quasi miracolosi”. Tale espressione va letta come testimonianza personale del relatore e non come affermazione di efficacia clinicamente provata o generalizzabile.

ARA-290

Un altro peptide discusso è stato l’ARA-290, composto da 11 amminoacidi e derivato dalla struttura dell’eritropoietina. A differenza dell’eritropoietina, però, ARA-290 è stato presentato come privo dell’effetto eritropoietico, quindi non associato all’aumento dei globuli rossi e al rischio trombotico legato all’abuso di EPO, noto soprattutto in ambito sportivo.

Spattini ha spiegato che ARA-290 attiverebbe selettivamente il recettore di riparazione innata, indicato come IRR, e sarebbe in grado di superare la barriera ematoencefalica. Ha citato uno studio con 4 mg al giorno, nel quale sarebbero stati osservati miglioramenti metabolici e dei sintomi neuropatici in pazienti con diabete di tipo 2.

Il meccanismo analgesico è stato collegato all’inibizione del canale TRPV1 e alla possibile riparazione strutturale delle piccole fibre nervose, documentata, secondo quanto illustrato, anche attraverso microscopia confocale corneale.

Tra le applicazioni discusse: dolore neuropatico, neuropatia delle piccole fibre, allodinia, formicolii, ipersensibilità e bruciori. Spattini ha inoltre riferito l’ipotesi di un possibile impiego in sintomi neuropatici descritti da alcuni pazienti dopo vaccinazione COVID-19. Si tratta tuttavia di un tema da riportare con particolare cautela e sempre come affermazione del relatore, non come conclusione scientifica definitiva.

Secondo quanto riferito durante la relazione, il profilo di sicurezza dell’ARA-290 sarebbe favorevole e non sarebbe stata osservata immunogenicità significativa, elemento che ne renderebbe ipotizzabile l’impiego anche per periodi prolungati. Anche in questo caso, resta indispensabile distinguere tra ipotesi, evidenze preliminari, contesto sperimentale e pratica clinica autorizzata.

Peptidi del collagene, vitamina C e MSM

A differenza dei peptidi descritti in precedenza, i peptidi del collagene derivano dall’idrolisi del collagene e fungono sia da substrato sia, almeno in parte, da stimolo per la sintesi di nuovo collagene. Spattini ha spiegato che possono agire su osteoblasti, condrociti e fibroblasti, con potenziale interesse per osso, cartilagine, tendini, cute e tessuto connettivo.

Sono stati citati studi su atleti con instabilità cronica di caviglia, nei quali l’assunzione di 5 grammi di peptidi del collagene è stata confrontata con placebo, mostrando miglioramenti oggettivi e soggettivi della stabilità e una riduzione degli episodi distorsivi nel follow-up. È stato inoltre richiamato uno studio con 10 grammi di collagene idrolizzato per 24 settimane, associato a una riduzione del dolore percepito.

La sintesi proposta dal relatore è stata che dosaggi compresi tra 5 e 15 grammi al giorno possano migliorare dolore articolare e capacità funzionale, con benefici anche sul recupero muscolare. A 15 grammi al giorno, abbinati a esercizio contro resistenza, sarebbero stati osservati effetti su composizione corporea e forza, soprattutto negli uomini anziani con sarcopenia. Per il supporto alla rigenerazione articolare, l’assunzione è stata indicata come preferibile circa 60 minuti prima dell’esercizio.

Il relatore ha infine richiamato due possibili coadiuvanti: la vitamina C, coinvolta nella sintesi del collagene e dotata di azione antiossidante, e l’MSM, metilsulfonilmetano, sostanza con attività antinfiammatoria che agirebbe modulando citochine come IL-1β e TNF-α, con possibili benefici in artrite e, secondo alcuni studi, fibromialgia.

Le considerazioni del prof. Raoul Saggini

Il prof. Raoul Saggini, ordinario in Medicina Fisica e Riabilitativa, ha inquadrato i peptidi nella loro storia di bioregolazione tissutale e longevità, richiamando la scuola di Khavinson e l’Istituto di Bioregolazione di San Pietroburgo.

Ha ricordato come, dopo l’emergenza della “mucca pazza”, in Europa sia stata limitata o vietata l’estrazione di sostanze da organi animali, contesto all’interno del quale si era sviluppata una parte della storia dei piccoli peptidi estrattivi. Ha sottolineato, tuttavia, come il quadro presentato da Spattini rappresenti oggi un mondo molto diverso e più avanzato.

Il contributo concettuale principale di Saggini è stato l’invito a tenere insieme due prospettive: quella orientale, più sistemica, e quella occidentale, più riduzionistica. Per chi si occupa di riabilitazione, ha osservato, l’approccio sistemico è imprescindibile: occorre considerare l’essere umano nella sua interezza, distinguendo l’esercizio terapeutico dalla medicina rigenerativa e dalla stimolazione fisica non invasiva, e collocando l’eventuale supplementazione all’interno di un modello più ampio.

In chiusura, Saggini ha definito i peptidi una frontiera interessante tra biologia della rigenerazione, mitocondrio, infiammazione e senescenza cellulare, da affrontare però sempre in una prospettiva sistemica e centrata sulla persona.

Significativo anche lo scambio con Spattini sul perché molti peptidi siano poco autorizzati: essendo molecole naturali non brevettabili, mancherebbe spesso l’interesse industriale a sostenere costosi trial clinici. Diverso il caso dei GLP-1 receptor agonists, che Saggini ha indicato come la classe oggi a maggiore evidenza scientifica.

L’intervento del dott. Alessandro Conforti

Il reumatologo Alessandro Conforti ha portato la discussione sui GLP-1 receptor agonists, precisando — su stimolo di Spattini — una distinzione tecnica importante: i farmaci di uso comune non sono GLP-1 endogeni, ma agonisti del recettore GLP-1, molecole modificate, brevettabili, rese più potenti e con emivita più lunga.

Queste molecole, nate principalmente per il diabete di tipo 2, hanno poi mostrato, a dosaggi più elevati, una marcata efficacia sul dimagrimento. Conforti ha riferito di una ricerca real world in corso, condotta anche con Marco Bonifacio, sull’uso della semaglutide nel paziente obeso, sulla scia del trial SELECT, con un’analisi statistica per cluster prevista a breve.

Tra i dati di interesse ha citato risultati apprezzabili anche a dosaggi inferiori rispetto al massimale del trial e la valutazione di indicatori infiammatori, come la ferritina. Il messaggio clinico è stato di equilibrio: il farmaco deve essere riservato a chi ne ha reale indicazione e non utilizzato per perdere pochi chili. Può rappresentare un supporto temporaneo per interrompere un circolo vizioso metabolico e infiammatorio, ma deve essere integrato con la correzione degli stili di vita.

Conforti ha sottolineato anche l’effetto antinfiammatorio collegato al calo ponderale, con possibili benefici sulle problematiche osteoarticolari, soprattutto nei pazienti obesi o con sovraccarico articolare.

L’intervento del dott. Marco Bonifacio

Il fisioterapista Marco Bonifacio, titolare del Poliambulatorio di Fisioterapia Medica di Civitavecchia e co-moderatore della serata, ha portato la prospettiva del riabilitatore.

Partendo dal proprio interesse per i neuropeptidi infiammatori, ha citato il peptide correlato al gene della calcitonina, CGRP, e la sostanza P, entrambi coinvolti nei meccanismi dell’infiammazione neurogena e nell’attività delle fibre nocicettive.

Bonifacio ha mostrato particolare interesse per l’ARA-290 nelle neuropatie diabetiche delle piccole fibre. Ha spiegato come, in queste condizioni, la neuropatia possa ridurre il numero delle piccole fibre, rendendo iperreattive quelle residue, anche attraverso un aumento dei canali TRPV1. La rigenerazione o il miglioramento della funzione delle fibre potrebbe, in prospettiva, contribuire a normalizzarne numero e reattività.

Per Bonifacio, questi approcci rappresentano potenziali “armi in più” a supporto dei riabilitatori, soprattutto nei pazienti con neuropatie diabetiche, nei quali il dolore può limitare fortemente il lavoro riabilitativo. Ne è nato un confronto con Spattini sull’acido alfa-lipoico, molecola che entrambi hanno definito interessante anche come modulatore della glicemia, e su sostanze come la PEA, palmitoiletanolammide, già utilizzate in ambito clinico, ma con effetti talvolta limitati.

L’intervento del dott. Enricomaria Mattia

Il fisiatra interventista Enricomaria Mattia è intervenuto richiamando il tema della “dannata infiammazione”, precisando che il riferimento era alle infiammazioni croniche, silenti e persistenti, non all’infiammazione acuta fisiologica, che rappresenta invece una componente necessaria dei processi di guarigione.

Mattia ha condiviso l’impostazione proposta da Spattini: cercare meno il guadagno e più la qualità delle terapie, con un approccio personalizzato e non standardizzato. Ha richiamato il rischio di una medicina difensiva e “da protocollo”, ribadendo che il vero medico deve farsi carico del paziente come soggetto unico, con bisogni specifici e non riducibili a schemi uguali per tutti.

Ha inoltre richiamato l’attenzione sul tema medico-legale dei peptidi e del collagene, introducendo una parte conclusiva particolarmente importante della serata.

Aspetti medico-legali e domande del pubblico

Sollecitato sul quadro normativo, Spattini ha chiarito che in Italia i peptidi autorizzati sono pochissimi. Tra le eccezioni ha citato i GLP-1 receptor agonists, approvati e prescrivibili per indicazioni specifiche, la Timosina Alfa 1, commercializzata come Zadaxin e autorizzata in particolari condizioni di immunodepressione, e il GHRH Geref, utilizzato in ambito ospedaliero come test diagnostico per la carenza di GH.

Per la grande maggioranza degli altri peptidi, secondo quanto spiegato dal relatore, non esiste in Italia una possibilità di prescrizione come farmaci per uso umano. Alcuni privati possono procurarseli autonomamente da fornitori che li commercializzano per uso sperimentale e non umano, assumendosene la responsabilità. Il medico, in questo contesto, può fornire informazioni sullo stato dell’arte, ma non trasformare molecole non autorizzate in prescrizioni improprie.

Spattini ha poi ricordato che in alcuni Paesi dell’Est, come Russia, Estonia e Romania, l’utilizzo e lo studio dei peptidi sarebbero più ampi, anche in ambiti complessi come quello oncologico. Su quest’ultimo, però, ha dichiarato di non avere esperienza clinica diretta, ribadendo un principio fondamentale: la competenza non deriva solo dallo studio o da una certificazione, ma anche da anni di pratica reale sul campo.

Tra le domande del pubblico, una ha riguardato asma allergica e BPCO. Spattini ha indicato il BPC-157 come possibile peptide di interesse e ha citato anche B7-33, descritto come peptide con indicazioni emergenti sul versante polmonare, con risultati riferiti in contesti come fibrosi polmonare e fibroelastosi. Ha però ribadito che si tratta di un ambito in evoluzione e che, nelle patologie specifiche, occorre evitare false speranze.

Sulle malattie neurodegenerative, come Alzheimer, Parkinson e SLA, il relatore ha parlato di protocolli adattati, da collocare però sempre in un approccio integrato. In questo quadro sono stati richiamati anche il ruolo dell’alimentazione, compresa la dieta chetogenica come possibile strategia antinfiammatoria in contesti selezionati, e l’attività fisica, importante anche per lo stimolo del BDNF.

Nel confronto finale è stato discusso anche il tema degli inibitori di pompa protonica dopo l’uso di FANS. Spattini ha espresso prudenza verso l’utilizzo prolungato degli IPP e ha suggerito, nei casi di uso protratto, una sospensione graduale, sempre però da valutare in base alla storia clinica del paziente e alla presenza o meno di problematiche gastriche pregresse.

In sintesi

La serata ha offerto una panoramica ampia e accessibile su una materia complessa, innovativa e ancora in divenire. Il messaggio condiviso dai relatori è stato duplice.

Da un lato, i peptidi rigenerativi rappresentano un campo di grande interesse per il possibile supporto a muscoli, tendini, articolazioni, tessuto nervoso, metabolismo e processi infiammatori. Dall’altro lato, proprio perché si tratta di un’area in rapida evoluzione, è indispensabile mantenere prudenza, rigore scientifico e chiarezza normativa.

L’entusiasmo per le nuove frontiere della medicina rigenerativa non deve mai trasformarsi in semplificazione. I peptidi non sostituiscono l’esercizio terapeutico, la valutazione clinica, la nutrizione, la correzione degli stili di vita, la personalizzazione del percorso e la responsabilità professionale.

Come emerso più volte durante il webinar, la riabilitazione deve rimanere una disciplina centrata sulla persona, capace di integrare biologia, funzione, dolore, metabolismo, infiammazione e capacità adattativa dell’organismo. I peptidi possono rappresentare una frontiera promettente, ma da percorrere con studio, competenza e prudenza.

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