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Il Riabilitatore Magazine Giugno 2026: presentato il nuovo numero con Alessandro Gasbarrini e gli autori della rivista

Si è svolta lunedì 29 giugno 2026, in diretta Zoom, la presentazione del nuovo numero de Il Riabilitatore Magazine, trimestrale n. 9 – giugno 2026, dedicato ad alcuni dei temi più attuali della riabilitazione, della chirurgia vertebrale, della fisioterapia specialistica e dell’evoluzione della professione.

La serata, condotta da Marco Musorrofiti insieme ai co-moderatori Enrico Maria Mattia, Marco Bonifacio, Alessandro Conforti e Raoul Saggini, ha avuto come ospite d’onore il Prof. Alessandro Gasbarrini, professore ordinario e direttore della Chirurgia Vertebrale dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna.

Al centro dell’incontro, l’intervista pubblicata nel nuovo numero del magazine dal titolo “Chirurgia vertebrale moderna: indicazioni, innovazione e recupero funzionale secondo Alessandro Gasbarrini”, ma anche gli interventi degli autori presenti nella rivista, che hanno approfondito temi clinici e professionali di grande interesse per fisioterapisti, fisiatri, ortopedici, laureati in scienze motorie e professionisti della riabilitazione.

Marco Musorrofiti: una rivista per raccontare la riabilitazione italiana

In apertura, Marco Musorrofiti ha ricordato il percorso de Il Riabilitatore Magazine, arrivato al nono numero dopo due anni di pubblicazioni. La rivista nasce con l’obiettivo di raccontare la riabilitazione attraverso articoli, interviste, approfondimenti clinici e contributi multidisciplinari.

Musorrofiti ha sottolineato come questo numero rappresenti un ulteriore tassello nel racconto della professione riabilitativa, con articoli dedicati alla chirurgia vertebrale, al recupero post-ictus, alla microinstabilità di spalla, alla meloreostosi, alla lombalgia acuta, all’apparato visivo nelle sindromi posturali, ai ritmi circadiani nello sport professionistico e alla gestione dell’osteoartrosi di ginocchio.

Particolare attenzione è stata dedicata al messaggio emerso dall’intervista al Prof. Gasbarrini: chirurgia e riabilitazione non devono essere considerate mondi contrapposti, ma parti integrate dello stesso percorso di cura.

Alessandro Gasbarrini: “La fisioterapia può evitare la chirurgia, ma la chirurgia non può evitare la fisioterapia”

L’intervento centrale della serata è stato quello del Prof. Alessandro Gasbarrini, che ha ribadito con forza il ruolo della fisioterapia nel percorso del paziente con patologie vertebrali.

Gasbarrini ha precisato che, soprattutto nella patologia degenerativa, la fisioterapia può rappresentare una reale alternativa alla chirurgia. Secondo il professore, se si procede direttamente all’intervento senza aver tentato un percorso riabilitativo adeguato, non si saprà mai se la fisioterapia avrebbe potuto evitare l’operazione.

Il concetto chiave espresso durante il webinar è stato netto: non sempre c’è bisogno del chirurgo, mentre c’è sempre bisogno del fisioterapista. Naturalmente, Gasbarrini ha distinto questo scenario dalle patologie oncologiche o infettive, nelle quali la chirurgia, l’antibioticoterapia o altri interventi specialistici possono essere indispensabili.

Lista d’attesa e presa in carico: quando il tempo diventa un’opportunità

Uno dei passaggi più rilevanti dell’intervento di Gasbarrini ha riguardato il tema delle liste d’attesa. Il professore ha spiegato che, per quanto possa sembrare paradossale, il tempo che precede l’intervento può diventare un’occasione clinica preziosa, se inserito in una reale presa in carico multidisciplinare.

La presa in carico, secondo Gasbarrini, deve coinvolgere un’équipe composta da chirurgo, fisioterapista, fisiatra, terapista del dolore, neurologo, internista e altri specialisti quando necessario. L’obiettivo è comprendere se il paziente debba realmente arrivare all’intervento oppure se possa migliorare o evitare la chirurgia attraverso un percorso conservativo.

Il professore ha però richiamato anche il rischio opposto: la “non chirurgia” a tutti i costi può essere dannosa. In alcuni casi, come nelle ernie discali sintomatiche persistenti, ritardare eccessivamente l’intervento può favorire compensi, retrazioni e alterazioni funzionali difficili da recuperare.

Vertebroplastica nelle fratture vertebrali: non prevenzione, ma trattamento del dolore e della disabilità

Gasbarrini ha poi affrontato il tema della vertebroplastica nelle fratture vertebrali dell’anziano. Ha chiarito che questa procedura non deve essere utilizzata in modo preventivo, perché non esistono evidenze sufficienti per giustificare un trattamento anticipato su vertebre non fratturate.

Il suo ruolo diventa invece importante quando il paziente presenta una frattura vertebrale dolorosa, con rischio di cifotizzazione, perdita di autonomia, allettamento e peggioramento della qualità di vita.

Secondo Gasbarrini, la frattura vertebrale può essere estremamente invalidante, anche più difficile da tollerare rispetto ad altre fratture, perché il dolore può comparire nei passaggi posturali, nel letto e nei movimenti più semplici. In questi casi, la vertebroplastica può consentire una rapida riduzione del dolore, favorendo la ripresa della deambulazione e riducendo il rischio di immobilità prolungata.

Protesi vertebrali 3D: il futuro è già presente

Altro tema di grande interesse è stato quello delle protesi vertebrali stampate in 3D su misura. Gasbarrini ha spiegato che questa tecnologia trova oggi particolare applicazione in ambito oncologico, quando è necessario sostituire porzioni vertebrali o segmenti anatomici complessi.

Le protesi standard possono essere sufficienti in alcuni casi, ma diventano meno adatte quando si devono ricostruire regioni anatomiche particolari, come la seconda vertebra cervicale o l’articolazione sacroiliaca. In queste situazioni, la stampa 3D consente di realizzare una protesi personalizzata, costruita sulle caratteristiche anatomiche del singolo paziente.

Gasbarrini ha sottolineato che non si tratta più solo di ospedale del futuro, ma di una realtà già presente in centri avanzati come il Rizzoli. Restano aperti alcuni aspetti medico-legali e regolatori, ma la direzione è chiara: protesi personalizzate, integrazione con intelligenza artificiale, robotica e, in prospettiva, materiali capaci di veicolare antibiotici o farmaci antitumorali.

Enricomaria Mattia: il progetto riabilitativo e il ruolo del fisiatra

Enricomaria Mattia ha valorizzato uno dei messaggi più forti dell’intervento di Gasbarrini: la fisioterapia è fondamentale sia prima sia dopo l’intervento chirurgico.

Mattia ha ricordato che il percorso del paziente non termina con l’atto chirurgico, ma richiede una gestione successiva mirata a mantenere i risultati ottenuti, prevenire recidive e accompagnare la persona verso una piena ripresa funzionale.

Ha inoltre richiamato il ruolo del fisiatra nella definizione del progetto riabilitativo, all’interno di un’équipe multidisciplinare in cui ogni figura professionale contribuisce secondo le proprie competenze.

Raoul Saggini: fratture vertebrali, postura e terapie fisiche

Il Prof. Raoul Saggini ha espresso apprezzamento per l’approccio di Gasbarrini alle fratture vertebrali dell’anziano, sottolineando l’importanza di intervenire per evitare perdita di equilibrio posturale, riduzione della mobilità e peggioramento della dinamica del cammino.

Successivamente, Saggini ha presentato il nuovo Master in Terapie Fisiche e Strumentali per il Terzo Millennio dell’Università eCampus, organizzato a Roma. Il master, ispirato anche al volume scritto con Enrico Maria Mattia e Rosa Grazia Bellomo, prevede un percorso teorico-pratico dedicato alle principali energie fisiche utilizzate in fisioterapia e fisiatria.

Tra gli argomenti citati: elettroterapia, ultrasuoni, magnetoterapia, onde d’urto focali e radiali, diatermia capacitivo-resistiva, crioterapia, vibrazione meccanica e meccano-sonora, fototerapia, laserterapia, biorisonanza ciclotronica, riabilitazione in ambiente microgravitario, incremento della performance muscolare con metodiche strumentali, ozono medicale e mobilizzazione dei tessuti molli assistita da strumentazione.

Saggini ha ribadito che le terapie fisiche devono essere integrate in modo corretto nel lavoro del team riabilitativo, insieme all’esercizio terapeutico e alla valutazione clinica del paziente.

Marco Bonifacio: fisioterapista specializzato, sala operatoria e cultura condivisa con il chirurgo

Nel corso del confronto con il Prof. Alessandro Gasbarrini, Marco Bonifacio ha sottolineato un tema centrale per la fisioterapia moderna: la necessità di formare fisioterapisti sempre più specializzati, capaci di dialogare realmente con il chirurgo e di comprendere ciò che avviene in sala operatoria.

Bonifacio ha ricordato come, negli anni, molti chirurghi ortopedici ospiti dei webinar de Il Riabilitatore abbiano evidenziato l’importanza di una riabilitazione costruita sulla conoscenza del gesto chirurgico. Secondo Bonifacio, il fisioterapista dovrebbe frequentare maggiormente anche la sala operatoria, non per sostituirsi al chirurgo, ma per comprendere meglio le tecniche utilizzate, le strutture coinvolte, i limiti biologici e meccanici dell’intervento e le implicazioni sul recupero funzionale.

Il suo intervento ha aperto un passaggio molto importante sul concetto di fisioterapista specializzato. In un contesto in cui la chirurgia evolve rapidamente, anche la riabilitazione deve procedere con competenze sempre più specifiche: colonna, spalla, ginocchio, anca e altri distretti richiedono percorsi formativi dedicati, aggiornamento continuo e una reale capacità di confronto interdisciplinare.

Il Prof. Gasbarrini ha condiviso pienamente questa visione, confermando che spesso fisioterapisti e fisiatri assistono ai suoi interventi in sala operatoria. Da questo confronto è emerso un concetto chiave: il paziente beneficia maggiormente quando chirurgo e riabilitatore condividono un linguaggio comune, pur mantenendo ruoli differenti.

Bonifacio ha definito questa convergenza come una forma di overlap culturale, cioè una sovrapposizione positiva di conoscenze tra professionisti. Il chirurgo deve comprendere il punto di vista riabilitativo e il fisioterapista deve conoscere meglio il razionale chirurgico. Solo così il percorso del paziente può diventare più preciso, sicuro e realmente personalizzato.

Bonifacio è poi intervenuto anche sul contributo di Valerio Sarmati, valorizzandone la capacità comunicativa e la qualità della divulgazione scientifica. Ha sottolineato come Sarmati rappresenti un esempio di divulgazione seria, pacata e competente, lontana da una comunicazione urlata o semplificata, sempre più frequente soprattutto sui social.

Infine, nel commentare l’intervento di Eugenio Zicarelli sulla microinstabilità di spalla, Bonifacio ha evidenziato il valore del suo percorso professionale, costruito con studio, umiltà, confronto continuo e lavoro costante. Lo ha indicato come un esempio positivo per i giovani fisioterapisti: la competenza specialistica non nasce da scorciatoie, ma da passione, formazione, sacrificio e capacità di confrontarsi con colleghi più esperti.

Alessandro Conforti: focus sulla meloreostosi

Il dottor Alessandro Conforti ha presentato il suo contributo dedicato alla meloreostosi, definendola una malattia rarissima, genetica e benigna dello scheletro.

La meloreostosi è caratterizzata da ispessimento e indurimento osseo, con iperostosi corticale che all’esame radiografico può assumere il classico aspetto a “cera di candela che cola”. Si tratta di una patologia insidiosa, spesso associata a dolore cronico osseo, rigidità articolare, contratture muscolari e, in alcuni casi, deformità o alterazioni della lunghezza degli arti.

Conforti ha sottolineato il ruolo cruciale della diagnosi radiografica e l’importanza dei centri di riferimento, ricordando un caso clinico seguito presso il Rizzoli. Non esiste ancora una cura standardizzata: il trattamento può includere farmaci per il dolore, bifosfonati come clodronato e neridronato, fisioterapia e, nei casi più complessi, interventi chirurgici come la protesizzazione.

Valerio Sarmati: recupero o compenso nel paziente post-ictus

Il fisioterapista Valerio Sarmati ha presentato l’articolo “Recupero o compenso? Verso un nuovo paradigma del recupero del paziente post-ictus”.

Sarmati ha spiegato che nel post-ictus il termine “recupero” viene spesso utilizzato in modo troppo ampio, includendo anche adattamenti e compensi che non rappresentano necessariamente una restituzione reale della funzione.

Il nodo centrale è la qualità del movimento. Un paziente può tornare a camminare, ma farlo attraverso schemi patologici come andatura falciante, ginocchio rigido, alterato appoggio del piede o necessità di ortesi. In questi casi, il dato funzionale quantitativo può migliorare, ma la qualità del recupero rimane compromessa.

Sarmati ha richiamato l’attenzione sulle scale di valutazione più utilizzate, come il 10 Meter Walk Test e il 6-Minute Walk Test, che misurano rispettivamente tempo e distanza, ma non sempre descrivono come il paziente esegua realmente il compito motorio. Da qui la necessità di strumenti capaci di valutare anche la qualità del movimento e non solo la prestazione numerica.

Eugenio Zicarelli: microinstabilità di spalla negli sport overhead

Il fisioterapista Eugenio Zicarelli ha approfondito il tema della microinstabilità di spalla negli sport overhead, come volley, tennis e padel.

Zicarelli ha spiegato che la spalla non deve essere considerata una semplice articolazione, ma un complesso funzionale dinamico, sofisticato e integrato con tutta la catena cinetica. La sua funzione dipende da un equilibrio delicato tra elevata mobilità e ridotta stabilità intrinseca, garantito da stabilizzatori statici e dinamici.

Negli sport overhead, i gesti ripetuti ad alta velocità possono generare stress capsulo-legamentosi e micromovimenti eccessivi della testa omerale, senza arrivare necessariamente a vere lussazioni o sublussazioni. Il paziente spesso riferisce dolore sfumato, click articolari, sensazione di instabilità o calo della performance.

Il trattamento, secondo Zicarelli, è prevalentemente conservativo e deve essere personalizzato. Gli obiettivi principali sono il miglioramento della propriocezione, il centraggio della testa omerale, il controllo scapolo-omerale, il rinforzo della cuffia dei rotatori, il lavoro sugli stabilizzatori scapolari, l’integrazione del core e della catena cinetica.

Nel percorso di ritorno allo sport, Zicarelli ha sottolineato l’importanza del retraining funzionale, dei test specifici e della valutazione psicologica, inclusa la paura del movimento, anche attraverso strumenti come la Tampa Scale for Kinesiophobia.

Alessandro Pernice: ritmi circadiani e performance nel calcio professionistico

Il fisioterapista Alessandro Pernice, attivo nel calcio professionistico, ha presentato il suo articolo sui ritmi circadiani e la performance nel calcio.

Pernice ha spiegato che i ritmi circadiani rappresentano un sistema biologico endogeno che regola i cicli dell’organismo nelle 24 ore. Comprendere quando inserire l’allenamento, il lavoro di forza, il recupero e le strategie di recovery può avere un impatto sulla performance, sulla prevenzione degli infortuni e sulla gestione del carico.

Nel calcio professionistico, l’integrazione tra neuroscienze, cronobiologia e pratica clinica richiede un lavoro multidisciplinare con nutrizionisti, psicologi, medici e preparatori atletici. Pernice ha evidenziato anche il possibile utilizzo di cronotipi e marker biologici per comprendere meglio quando un atleta è più performante o più esposto al rischio di infortunio.

Pur riconoscendo i limiti metodologici della ricerca nello sport d’élite, ha invitato a portare maggiore scientificità nel calcio italiano, superando alcune credenze tradizionali ancora molto radicate.

Professione, voto online e FisioAgorà

Nel corso della serata, Marco Musorrofiti ha richiamato anche il tema professionale del voto online per gli Ordini dei Fisioterapisti, affrontato nel suo editoriale del nuovo numero.

È stata ricordata la petizione promossa per favorire la partecipazione dei fisioterapisti alle elezioni ordinistiche e l’approvazione, da parte dell’Ordine del Friuli Venezia Giulia guidato dalla presidente Melania Salina, della modalità di voto online per le prossime elezioni.

Musorrofiti ha inoltre ricordato l’inaugurazione di FisioAgorà, movimento nato per promuovere idee, partecipazione, contenuti e confronto sul futuro della professione, con la partecipazione di professionisti come Mauro Tavarnelli, Luca Luciani, Antonio Scarano e molti altri.

Gli altri articoli del nuovo numero

Nel nuovo numero de Il Riabilitatore Magazine sono presenti anche altri contributi di rilievo, tra cui l’articolo sulla lombalgia acuta di Pietro Bennardo, il contributo sulla gestione dell’osteoartrosi di ginocchio promosso dagli sponsor Enovis e Chattanooga, e l’articolo di David Del Mauro sul ruolo dell’apparato visivo nelle sindromi posturali.

Quest’ultimo tema è stato richiamato in chiusura, evidenziando l’importanza di considerare il sistema visivo all’interno della valutazione posturale e delle strategie terapeutiche integrate.

Un numero multidisciplinare per la riabilitazione moderna

La presentazione del numero di giugno 2026 de Il Riabilitatore Magazine ha confermato la vocazione multidisciplinare della rivista: mettere in dialogo chirurgia, fisioterapia, fisiatria, reumatologia, sport, neuroscienze, postura e professione.

Il messaggio emerso dal webinar è chiaro: la riabilitazione moderna richiede specializzazione, collaborazione tra professionisti, capacità critica, conoscenza scientifica e attenzione reale alla qualità del recupero funzionale.

Il nuovo numero è disponibile sul sito de Il Riabilitatore, insieme agli approfondimenti degli autori e all’intervista completa al Prof. Alessandro Gasbarrini.

Dott. Marco Musorrofiti
Fisioterapista
Direttore de IL RIABILITATORE MAGAZINE
Direttore de ScienzeRiabilitative.it

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