Riabilitazione nella fibromialgia: oltre il dolore, verso autonomia e qualità di vita
Diagnosi, esercizio terapeutico, gestione delle riacutizzazioni, nutrizione e approccio multidisciplinare: tutti gli interventi del webinar de Il Riabilitatore – Talk dedicato alla fibromialgia.
La riabilitazione nella fibromialgia non può esaurirsi nel trattamento dei punti dolorosi o nel generico consiglio di muoversi di più. Il problema riguarda la possibilità di recuperare autonomia, affrontare le attività quotidiane e migliorare la qualità della vita, attraverso un percorso costruito sulle caratteristiche della persona.
Dolore diffuso, stanchezza persistente, disturbi del sonno e difficoltà nelle attività quotidiane descrivono una condizione complessa, che l’Istituto Superiore di Sanità stima interessare quasi due milioni di persone in Italia. Una stima epidemiologica che non va confusa con il numero delle diagnosi effettivamente registrate.
A questi temi è stato dedicato il webinar “Oltre il dolore: il ruolo della riabilitazione nella fibromialgia”, trasmesso il 12 ottobre 2026 nell’ambito degli incontri de Il Riabilitatore – Talk, promossi da Il Riabilitatore Magazine.
Con la conduzione del dott. Marco Musorrofiti, il confronto ha riunito prospettive reumatologiche, fisiatriche, fisioterapiche, nutrizionali e di medicina del dolore. Il filo conduttore della serata è stato chiaro: comprendere la complessità della fibromialgia significa superare gli interventi isolati e costruire una presa in carico realmente condivisa.
Marco Musorrofiti: la riabilitazione non è soltanto movimento
Aprendo il webinar, il dott. Marco Musorrofiti ha evidenziato una distinzione fondamentale: invitare una persona con fibromialgia a fare attività fisica non equivale a predisporre un percorso riabilitativo.
La riabilitazione deve innanzitutto aiutare il paziente a raggiungere le condizioni necessarie per affrontare il movimento, individuando attività appropriate e sostenibili. Non si tratta, quindi, di limitarsi a una prescrizione generica, ma di accompagnare la persona attraverso una progressione compatibile con le sue capacità e difficoltà.
Musorrofiti ha richiamato anche il problema delle diagnosi tardive e dell’accesso a cure adeguate, sottolineando quanto la fibromialgia possa incidere sulla vita delle persone.
Il punto di partenza non è chiedere semplicemente di fare di più, ma comprendere come rendere possibile ciò che oggi risulta difficile. Una prospettiva che ha orientato l’intero confronto, riportando al centro la funzione e la qualità della vita.

Rosa Grazia Bellomo: riconoscimento della fibromialgia e percorsi assistenziali
La prof.ssa Rosa Grazia Bellomo ha aperto il proprio intervento soffermandosi sul riconoscimento istituzionale della fibromialgia e sul tema dell’inserimento nei Livelli Essenziali di Assistenza, i LEA, presentato durante la diretta come un passaggio di particolare importanza per le persone interessate.
Ha ricordato il contributo delle associazioni dei pazienti, ringraziando in particolare CFU Italia e Barbara Suzzi per l’impegno nel dare visibilità a una condizione a lungo sottovalutata.
La riflessione si è poi spostata dal riconoscimento formale alla costruzione dei percorsi di cura: il ruolo delle Regioni, l’organizzazione dei Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali, i PDTA, e la necessità di evitare che la presa in carico venga ricondotta a una sola disciplina.
Bellomo ha sottolineato come la difficoltà di oggettivare il dolore abbia contribuito, nel tempo, a minimizzare la sofferenza dei pazienti. Ha inoltre richiamato il rischio di interpretazioni riduttive, nelle quali la prevalenza femminile della sindrome diventa il pretesto per attribuire i sintomi esclusivamente a fattori psicologici.
Il suo messaggio è stato quello di riconoscere la fibromialgia nella sua complessità: dolore, fatica, insonnia e difficoltà psicologiche e funzionali devono essere considerati insieme, attraverso una collaborazione tra professionisti e non mediante letture contrapposte.

Alessandro Conforti: come si è evoluta la diagnosi di fibromialgia
Il dott. Alessandro Conforti, reumatologo, ha affrontato il tema dell’inquadramento diagnostico, ricordando che una presa in carico appropriata parte dalla corretta identificazione della sindrome.
Ha ripercorso l’evoluzione dai criteri del 1990, nei quali la valutazione dei tender point aveva un ruolo centrale, ai criteri successivi, orientati a descrivere più ampiamente la sintomatologia.
Nel suo intervento ha richiamato la persistenza del dolore per almeno tre mesi e l’impiego di strumenti come il Widespread Pain Index, che considera la distribuzione del dolore, e la Symptom Severity Scale, che prende in esame aspetti quali affaticamento, sonno non ristoratore e difficoltà cognitive.
Il passaggio concettuale è importante: non basta identificare punti dolorosi, perché la fibromialgia coinvolge dimensioni che una valutazione esclusivamente locale non riesce a rappresentare.
Conforti ha inoltre sottolineato il valore dei questionari sull’impatto della malattia per monitorare il trattamento. La risposta terapeutica, infatti, va letta anche attraverso le capacità funzionali e le conseguenze sulla vita quotidiana.
Sul piano organizzativo, ha riferito la propria partecipazione ai lavori per il PDTA della Regione Lazio, indicando la costruzione di percorsi condivisi come un elemento rilevante per migliorare l’assistenza.
Francesca Di Tommaso: la fisioterapia nella fibromialgia deve costruire autonomia
La relazione della dott.ssa Francesca Di Tommaso, fisioterapista, ha sviluppato il nucleo operativo della serata: come accompagnare la persona con fibromialgia in un percorso riabilitativo personalizzato, sostenibile e trasferibile nella vita quotidiana.
Obiettivi condivisi: recuperare ciò che conta per il paziente
Di Tommaso ha proposto di spostare l’attenzione dall’eliminazione del dolore al recupero della funzione, dell’autonomia e della qualità della vita.
La riduzione dei sintomi può accompagnare questo percorso, ma non deve rappresentarne l’unica misura di successo. Occorre chiedersi quali attività la persona abbia abbandonato, quali desideri recuperare e quali priorità attribuisca alla propria quotidianità.
La relatrice ha anche ricordato che non tutti i pazienti hanno ridotto drasticamente le attività. Alcuni, al contrario, continuano a fare tutto nonostante la fatica e il dolore: in questi casi il lavoro riguarda soprattutto la capacità di distribuire gli sforzi.
Gli obiettivi devono essere piccoli, realistici e concordati. Questo è particolarmente importante per chi arriva alla fisioterapia dopo numerosi tentativi terapeutici, con aspettative deluse e scarsa fiducia nelle proprie possibilità di miglioramento.

Educazione al dolore: non soltanto spiegazioni
Un secondo tema centrale è stato quello dell’educazione al dolore.
Secondo Di Tommaso, spiegare verbalmente i meccanismi del dolore può aiutare il paziente a comprendere la propria esperienza, ma non è sempre sufficiente a modificare paure e comportamenti di evitamento.
L’apprendimento deve passare anche attraverso esperienze concrete: un movimento affrontato in modo tollerabile, un contatto percepito come sicuro, una nuova capacità di riconoscere le sensazioni corporee.
La comunicazione del fisioterapista assume quindi un ruolo decisivo. Parole, atteggiamenti e messaggi non verbali possono sostenere la fiducia oppure confermare la sensazione di non essere creduti.
La relatrice ha inoltre evidenziato l’importanza di ricostruire le precedenti esperienze terapeutiche, riconoscendo aspettative negative ed effetti nocebo. Ha invitato anche a dedicare spazio all’orientamento verso fonti informative affidabili, per proteggere i pazienti dalle promesse miracolose diffuse online.
Esercizio terapeutico: partire da ciò che è sostenibile
Di Tommaso ha distinto attività fisica, esercizio fisico ed esercizio terapeutico, sottolineando che il punto di partenza deve essere compatibile con la vita reale del paziente.
Per una persona sedentaria e poco disponibile a un programma strutturato, anche una piccola modifica delle abitudini può rappresentare un primo passo. L’esempio proposto è stato quello di percorrere a piedi una parte delle scale, prima di utilizzare l’ascensore.
Nella progressione dell’esercizio, la relatrice ha suggerito di privilegiare inizialmente la regolarità, aumentando prima la frequenza, poi la durata e successivamente l’intensità.
Un parametro centrale è il feedback del paziente. Tra i segnali che richiedono una rivalutazione del carico ha indicato un peggioramento persistente oltre le 24 ore o tale da compromettere le altre attività quotidiane.
L’obiettivo descritto non è raggiungere rapidamente prestazioni elevate, ma costruire aderenza nel lungo periodo, evitando progressioni che favoriscano riacutizzazioni e abbandono del percorso.
Pacing e gestione delle riacutizzazioni
Un’ampia parte della relazione è stata dedicata al pacing, inteso come capacità di dosare le energie, pianificare gli sforzi e riconoscere i propri limiti.
Di Tommaso ha descritto il rischio di alternare giornate di intensa attività, favorite da un temporaneo miglioramento, a fasi di marcata riacutizzazione e riposo prolungato.
La strategia proposta è uscire dalla logica del “tutto o niente”. Durante un peggioramento può essere necessario ridurre il carico, modificare il programma o ricorrere ad attività più leggere, invece di mantenere rigidamente gli stessi esercizi.
Quando l’esercizio risulta poco tollerato, la relatrice ha richiamato la possibilità di utilizzare mobilità dolce, attività quotidiane compatibili con i sintomi e tecniche di consapevolezza corporea. Il principio illustrato è quello dell’adattamento, non della prestazione a ogni costo.
Attività di gruppo e consapevolezza corporea
Di Tommaso ha attribuito particolare valore al passaggio, quando appropriato, dal trattamento individuale all’attività fisica adattata di gruppo.
Il gruppo può offrire confronto, sostegno e riconoscimento reciproco. Osservare altre persone affrontare difficoltà simili può contribuire a rafforzare l’autoefficacia e a conoscere nuove strategie di gestione.
Ha precisato, tuttavia, che il gruppo deve essere guidato: il professionista mantiene un ruolo importante anche nel prevenire la circolazione di informazioni scorrette.
Tra gli strumenti integrabili nel percorso ha citato pratiche di consapevolezza corporea, rilassamento, mindfulness, immaginazione motoria e biofeedback. Nella sua proposta, queste esperienze devono diventare accessibili e ripetibili nella quotidianità, senza creare ulteriore dipendenza dal contesto terapeutico.
Terapia manuale ed energie fisiche: non attribuire tutto alla fibromialgia
Affrontando la terapia manuale, la relatrice ha distinto il trattamento di eventuali problematiche muscoloscheletriche concomitanti dal valore del contatto all’interno della relazione terapeutica.
Ha descritto l’importanza di un tocco graduale, leggero e consensuale, adattato alla tolleranza individuale. Il contatto può diventare anche un’esperienza di riavvicinamento al corpo e al movimento.
Sulle energie fisiche, ha espresso cautela rispetto al trattamento ripetuto di singoli distretti in presenza di dolore diffuso e variabile. Ha però sottolineato che una componente nocicettiva periferica concomitante può richiedere un intervento specifico.
Il punto di equilibrio consiste nell’evitare due errori: trattare indiscriminatamente ogni reperto o attribuire qualsiasi nuovo problema alla fibromialgia.
La diagnosi di fibromialgia non deve impedire di riconoscere altre condizioni che meritano attenzione.
Yellow flags, red flags e collaborazione tra professionisti
Di Tommaso ha infine richiamato l’attenzione sulle yellow flags, tra cui paura del movimento, catastrofizzazione, ipervigilanza e aspettative poco realistiche.
Il fisioterapista deve riconoscere questi fattori perché possono influenzare il percorso, senza confondere il proprio intervento con la psicoterapia. Quando necessario, diventa essenziale proporre il coinvolgimento di altri professionisti con una comunicazione chiara e non stigmatizzante.
Analoga attenzione va riservata alle red flags e ai cambiamenti del quadro clinico. La relatrice ha citato, dalla propria esperienza, situazioni nelle quali segni di malattie reumatiche o anemia rischiano di essere ricondotti genericamente alla fibromialgia.
La conclusione della relazione ha riguardato la coerenza del team: informazioni contraddittorie possono indebolire la fiducia del paziente, mentre una comunicazione condivisa sostiene la continuità del percorso.
Raoul Saggini: un approccio sistemico e un’ottimizzazione bioprogressiva
Il prof. Raoul Saggini ha proposto una lettura sistemica della riabilitazione, sottolineando la necessità di considerare insieme le dimensioni fisiche, psicologiche e metaboliche della persona.
Il percorso è stato descritto attraverso il concetto di ottimizzazione bioprogressiva: un processo volto a migliorare gradualmente la capacità della persona di affrontare il movimento e le richieste funzionali.
Nel discutere le energie fisiche, Saggini ha sostenuto che il ragionamento non dovrebbe limitarsi al trattamento del punto doloroso. Ha richiamato una prospettiva centrata sulle loro possibili interazioni con i processi metabolici intracellulari ed extracellulari.
Il suo contributo ha delineato quindi un orientamento clinico generale, più che un protocollo operativo su singole apparecchiature.
Saggini ha ribadito il ruolo della collaborazione tra fisiatri, fisioterapisti e altri professionisti, attribuendo alla riabilitazione una responsabilità importante nel miglioramento della condizione funzionale delle persone con fibromialgia.
Edy Virgili: nutrizione, composizione corporea e microbiota
La dott.ssa Edy Virgili, biologa nutrizionista e specialista in Scienze dell’Alimentazione, ha illustrato il contributo della nutrizione all’interno della presa in carico multidisciplinare.
Il suo intervento ha richiamato anzitutto la necessità di valutare lo stato nutrizionale, prestando attenzione sia all’eccesso di peso sia alle condizioni di malnutrizione e riduzione della massa muscolare.
Ha poi affrontato il tema delle possibili carenze di micronutrienti e dell’adeguatezza dell’apporto nutrizionale, sottolineando il valore di un’alimentazione costruita sul quadro individuale.
Un terzo ambito è stato quello del microbiota intestinale. Virgili ha richiamato l’interesse per le relazioni tra alterazioni del microbiota, dolore e stanchezza, presentando l’alimentazione come una componente da considerare nel percorso complessivo.
Il messaggio della relatrice non si è concentrato su un singolo alimento o su una soluzione valida per tutti, ma sull’importanza di integrare la valutazione nutrizionale con gli altri interventi.
Enricomaria Mattia: fenotipi diversi e trattamento personalizzato
Il dott. Enricomaria Mattia ha posto al centro del proprio intervento l’eterogeneità della fibromialgia.
Ha richiamato il concetto di sensibilizzazione centrale e la presenza di quadri nei quali possono prevalere affaticamento, insonnia o altre manifestazioni. Da questa variabilità deriva, nella sua lettura, la necessità di un trattamento costruito sulle caratteristiche del singolo paziente.
Mattia ha inoltre ampliato il ragionamento al contesto familiare: la fibromialgia coinvolge anche le relazioni con le persone vicine, che possono aver bisogno di comprendere meglio la condizione e le sue conseguenze.
Sul piano farmacologico ha espresso una posizione critica rispetto a trattamenti indifferenziati e all’impiego indiscriminato di cortisonici e oppioidi. Ha ribadito che le scelte terapeutiche richiedono una valutazione individuale e ha richiamato, nell’ambito della propria esperienza, anche mesoterapia e ozonoterapia.
Il suo messaggio conclusivo è stato quello di una cura condivisa: il contributo dei singoli professionisti acquista significato all’interno di un’équipe capace di lavorare verso obiettivi comuni.
Marco Bonifacio: piccole fibre nervose e prospettive di ricerca
Il dott. Marco Bonifacio ha approfondito alcuni dei temi biologici discussi durante la serata, soffermandosi sulla neuroinfiammazione e sugli studi relativi alle alterazioni delle piccole fibre nervose riscontrate in una parte dei pazienti.
Ha richiamato il ruolo della glia e l’interesse per i meccanismi attraverso i quali il sistema nervoso può contribuire al mantenimento del dolore.
Una parte dell’intervento ha riguardato farmaci come amitriptilina, duloxetina e pregabalin, seguita da un riferimento alla ricerca sul naltrexone a basse dosi e ai possibili meccanismi di modulazione neuroimmunitaria.
Questi richiami sono stati inseriti in una riflessione sulle prospettive terapeutiche, senza definire durante il webinar uno schema prescrittivo applicabile a tutti.
Bonifacio ha collegato tali argomenti al percorso riabilitativo illustrato da Di Tommaso e al contributo nutrizionale presentato da Virgili, sottolineando l’interesse per una maggiore integrazione tra ricerca e pratica clinica.
Il confronto finale: ricerca, nutrizione e domande del pubblico
Alessandro Conforti: distinguere associazioni e meccanismi causali
Tornando a intervenire, Conforti ha condiviso l’interesse per una migliore caratterizzazione dei diversi profili clinici.
Ha richiamato studi sperimentali sul possibile contributo immunologico alla fibromialgia, ma ha anche posto una domanda importante sulle alterazioni delle piccole fibre: precedono l’insorgenza del dolore oppure compaiono successivamente?
La questione evidenzia la necessità di studi longitudinali capaci di chiarire la sequenza degli eventi e il possibile ruolo di queste alterazioni nella cronicizzazione.
Conforti ha infine aperto un confronto con Virgili sul possibile impiego dei farmaci agonisti del recettore GLP-1, portando la discussione sul terreno della gestione del peso nei pazienti con concomitante sovrappeso importante o obesità.
Edy Virgili: dimagrire proteggendo la massa muscolare
Rispondendo alla domanda, Virgili ha concentrato l’attenzione sulla qualità del dimagrimento.
Ha sottolineato la necessità di accompagnare l’eventuale trattamento farmacologico dell’obesità con un percorso nutrizionale adeguato, prestando particolare attenzione alla conservazione della massa muscolare.
Nel suo ragionamento, la riduzione del peso non può essere valutata soltanto attraverso la bilancia: occorre considerare come cambia la composizione corporea e quali conseguenze questo comporti per la persona.
La risposta ha quindi riguardato la gestione nutrizionale del paziente con eccesso ponderale, non la proposta di una terapia dimagrante generalizzata per la fibromialgia.
Francesca Di Tommaso: discipline mente-corpo e respirazione consapevole
Le domande del pubblico hanno riportato il confronto sulla pratica riabilitativa, chiedendo un parere su attività come tai chi e qigong.
Di Tommaso ha espresso interesse per l’integrazione delle discipline mente-corpo, citando anche yoga e metodo Feldenkrais, e richiamandone il collegamento con ascolto corporeo, consapevolezza e respiro.
Una seconda domanda ha riguardato la respirazione consapevole in presenza di paura del dolore durante il movimento. La relatrice ha ricondotto gli esercizi respiratori all’insieme delle strategie di rilassamento e consapevolezza utilizzabili nel percorso individuale.
Rosa Grazia Bellomo: ozonoterapia, esperienza clinica ed evidenze
Nelle conclusioni, Bellomo ha risposto a una domanda sull’impiego dell’ossigeno-ozonoterapia nella fibromialgia e sulle ragioni per cui non venga proposta come trattamento ospedaliero standard.
La professoressa ha distinto la propria esperienza clinica, descritta come favorevole, dalla disponibilità di studi sufficienti a definirne l’utilità.
Ha riconosciuto la necessità di ulteriori evidenze cliniche, riportando il confronto a un principio fondamentale: le osservazioni della pratica professionale e la dimostrazione scientifica non sono la stessa cosa.
Bellomo ha concluso con un richiamo all’etica e alla responsabilità dei professionisti, invitando a costruire percorsi assistenziali centrati sui bisogni dei pazienti, senza privilegiare interessi di singole discipline o metodiche.
Oltre il dolore: il messaggio conclusivo del webinar
Il confronto de Il Riabilitatore – Talk ha mostrato quanto sia importante affrontare la fibromialgia senza semplificazioni.
La diagnosi e la valutazione funzionale, l’esercizio terapeutico, l’educazione al dolore, la nutrizione e il contributo degli altri professionisti sono stati discussi come parti di un percorso che richiede personalizzazione e continuità.
Nella chiusura, Marco Musorrofiti ha sottolineato il valore formativo della serata e la necessità di continuare ad approfondire un tema così articolato.
Il messaggio che attraversa gli interventi è quello di una riabilitazione capace di aiutare la persona a recuperare possibilità concrete: muoversi con maggiore fiducia, gestire meglio gli sforzi e tornare a svolgere attività significative.
Andare oltre il dolore non significa ignorarlo, ma evitare che diventi l’unico parametro con cui misurare la vita e il percorso di cura.
Continua a seguire Il Riabilitatore Talk per gli approfondimenti dedicati alla valutazione, alla riabilitazione e al confronto multidisciplinare.
Questo articolo riassume i contenuti del webinar. Le considerazioni su farmaci, metodiche e prospettive di ricerca non costituiscono prescrizioni e non sostituiscono una valutazione sanitaria individuale.
Dott. Marco Musorrofiti
Fisioterapista
Docente di Ergonomia Università degli Studi eCampus
Direttore de IL RIABILITATORE MAGAZINE
Direttore ScienzeRiabilitative.it
https://www.fisioterapiaroma.info
REVISIONE SCIENTIFICA:
Prof. Raoul Saggini
Ordinario in Medicina Fisica e Riabilitativa Università eCampus
