Luci e ombre sulla chiropratica: un confronto necessario tra apertura, evidenze e responsabilità sanitaria
Lunedì 15 giugno 2026, alle ore 21.30, Il Riabilitatore Magazine ha ospitato un webinar dal titolo “Luci e ombre sulla chiropratica”.
Un titolo volutamente diretto, scelto per affrontare uno dei temi più discussi nel mondo della terapia manuale e della riabilitazione: il ruolo della chiropratica, il suo inquadramento in Italia, i confini professionali, il rapporto con le evidenze scientifiche e la sicurezza del paziente.
Relatore principale della serata è stato Federico Di Stefano, chiropratico, chiamato a raccontare il proprio percorso formativo, la propria visione clinica e il modo in cui interpreta oggi la chiropratica nel rapporto con pazienti, medici, fisioterapisti e altri professionisti della salute.
Accanto a lui, nel panel del webinar, erano presenti Alessandro Conforti, reumatologo, Marco Bonifacio, fisioterapista, Enricomaria Mattia, fisiatra, Raoul Saggini e Marco Musorrofiti, direttore de Il Riabilitatore Magazine.
L’obiettivo della serata non era difendere la chiropratica a prescindere, né metterla sotto accusa in modo ideologico. L’obiettivo era più ambizioso: aprire un confronto serio, rispettoso e critico su una disciplina che esiste, che molti pazienti conoscono, ma che in Italia presenta ancora numerosi aspetti da chiarire.
Che cos’è la chiropratica?
Una delle prime domande poste a Federico Di Stefano è stata semplice solo in apparenza: che cos’è la chiropratica?
Di Stefano ha descritto la chiropratica come un modo specifico di osservare la salute, il corpo e la relazione tra sistema nervoso, funzione articolare e capacità di adattamento dell’organismo.
Secondo la sua visione, la chiropratica non avrebbe come obiettivo primario il trattamento diretto della patologia, ma la valutazione e la gestione di alcune disfunzioni funzionali, in particolare a livello della colonna vertebrale, del cranio, del bacino e di altri distretti corporei.
Questo punto ha rappresentato uno dei passaggi più importanti del webinar. Parlare di “disfunzione” e non di “patologia” può sembrare una distinzione tecnica, ma in realtà ha implicazioni enormi sul piano clinico, comunicativo e deontologico.
Il paziente, infatti, spesso non arriva dal professionista perché percepisce una “disfunzione”. Arriva perché ha dolore, rigidità, limitazione funzionale, paura del movimento, sintomi persistenti o una diagnosi medica già ricevuta.
Per questo motivo, quando si parla di chiropratica, terapia manuale o approcci manipolativi, è fondamentale essere estremamente chiari: un conto è trattare una disfunzione funzionale in un paziente che presenta una diagnosi medica; un altro conto è dichiarare, direttamente o indirettamente, di curare quella patologia.

Chiropratica in Italia: una regolamentazione ancora incompleta
Uno dei temi più delicati emersi durante il webinar riguarda la regolamentazione della chiropratica in Italia.
Nel nostro Paese la figura del chiropratico è stata richiamata dal legislatore già con la legge 244 del 2007, che prevedeva l’istituzione di un registro dei dottori in chiropratica. Successivamente, la legge 3 del 2018 ha individuato, insieme all’osteopatia, anche la chiropratica nel percorso di riconoscimento delle nuove professioni sanitarie.
Tuttavia, la situazione rimane ancora complessa.
Il punto critico è che in Italia non esiste ancora un corso di laurea universitario in chiropratica. Questo significa che chi desidera formarsi in modo strutturato deve rivolgersi a percorsi esteri riconosciuti da organismi internazionali.
Federico Di Stefano ha raccontato di essersi formato in Inghilterra, presso un college riconosciuto dagli enti europei e internazionali della chiropratica. Questo passaggio ha permesso di affrontare una domanda centrale: come può un paziente distinguere un chiropratico con una formazione solida da chi utilizza impropriamente il termine chiropratica?
La questione è decisiva. Nel campo della salute, la formazione non è un dettaglio. È il primo elemento di garanzia per il paziente.
Una professione che vuole essere riconosciuta, rispettata e integrata nel sistema sanitario deve poter contare su criteri formativi chiari, verificabili e uniformi. In assenza di una regolamentazione pienamente definita, il rischio è quello di creare confusione tra professionisti qualificati, operatori non adeguatamente formati e cittadini che non hanno strumenti sufficienti per orientarsi.
Chiropratica, osteopatia e fisioterapia: differenze e punti di contatto
Durante la serata è stato affrontato anche il rapporto tra chiropratica, osteopatia e fisioterapia.
Sono discipline diverse, con storie differenti, modelli teorici differenti e percorsi formativi non sovrapponibili. Tuttavia, esistono anche aree di contatto, soprattutto quando si parla di terapia manuale, colonna vertebrale, dolore muscolo-scheletrico e funzione del movimento.
La chiropratica, secondo quanto spiegato da Di Stefano, si concentra in modo particolare sull’interferenza neurologica, sulla funzione articolare e sull’integrazione tra sistema nervoso e strutture periferiche. L’osteopatia, invece, viene spesso descritta come un approccio più ampio, che include anche elementi viscerali, craniosacrali e fasciali. La fisioterapia, dal canto suo, è una professione sanitaria pienamente regolamentata, con competenze definite nella prevenzione, valutazione funzionale, riabilitazione e recupero della funzione.
Il confronto ha mostrato un punto fondamentale: collaborare non significa confondere i ruoli.
La collaborazione tra professionisti è auspicabile, ma deve avvenire dentro confini chiari. Ogni professionista deve sapere cosa può fare, cosa non può fare, quando deve inviare il paziente e quando deve confrontarsi con altre figure sanitarie.
Il nodo delle evidenze scientifiche in chiropratica
Uno dei momenti più significativi del webinar è stato il confronto sulle evidenze scientifiche della chiropratica.
Alessandro Conforti ha posto una domanda centrale: come si misura l’efficacia di un trattamento chiropratico?
È una domanda fondamentale per qualunque approccio che si occupi di salute. Non basta dire che un paziente “sta meglio”. Bisogna capire quanto sta meglio, rispetto a cosa, per quanto tempo, con quale trattamento, con quali strumenti di valutazione e in quale tipologia di paziente.
Gli outcome possono essere molti: dolore, range of motion, funzione, qualità di vita, disabilità, capacità di movimento, autonomia nelle attività quotidiane. Ma devono essere misurati.
Federico Di Stefano ha spiegato di dare molta importanza all’anamnesi, che viene spesso raccolta già prima della visita, e alla valutazione funzionale del paziente. Ha parlato di mobilità articolare, ipomobilità, test manuali e osservazione clinica.
Tuttavia, dal confronto è emersa anche una criticità comune a molte discipline manuali: la difficoltà di standardizzare il gesto terapeutico.
Una manipolazione, un thrust, una mobilizzazione o un adjustment non sono sempre facilmente riproducibili. Dipendono dalla formazione, dall’esperienza, dalla sensibilità manuale, dalla velocità, dalla direzione della forza, dalla scelta del segmento da trattare e dal ragionamento clinico dell’operatore.
Questo rende più difficile produrre evidenze scientifiche solide, ma non rende la ricerca meno necessaria. Al contrario, la rende ancora più urgente.
Se la chiropratica vuole dialogare pienamente con il mondo sanitario e riabilitativo, dovrà sempre più confrontarsi con la ricerca, con gli outcome misurabili e con criteri di valutazione condivisi.

Dolore, disfunzione e funzione: una relazione complessa
Il tema del dolore ha attraversato tutta la discussione.
Molti pazienti si rivolgono a un chiropratico, a un fisioterapista, a un osteopata o a un medico perché hanno dolore. Il dolore è il motivo più frequente di richiesta di aiuto, soprattutto quando si parla di colonna vertebrale, cervicalgia, lombalgia, sciatalgia, cefalea, dolore alla spalla o disturbi muscolo-scheletrici persistenti.
Tuttavia, il dolore non è mai un fenomeno semplice. Può essere acuto, cronico, persistente, nocicettivo, neuropatico o nociplastico. Può dipendere da fattori biologici, biomeccanici, neurofisiologici, psicologici, sociali e contestuali.
Nel webinar è emersa una domanda centrale: la chiropratica lavora sul dolore o sulla disfunzione?
Federico Di Stefano ha risposto sostenendo che l’obiettivo principale non è l’effetto antalgico in sé, ma il recupero di una funzione alterata. Tuttavia, i moderatori hanno sottolineato un aspetto importante: per il paziente, spesso, il miglioramento del dolore rappresenta il risultato più percepibile e immediato.
È qui che serve grande chiarezza. Parlare di funzione è corretto. Parlare di disfunzione può essere utile. Ma non bisogna mai dimenticare che il dolore è un’esperienza complessa, soggettiva e multidimensionale.
Attribuire un dolore persistente a una singola disfunzione meccanica può essere riduttivo. Allo stesso tempo, ignorare il ruolo della funzione, del movimento e dell’interazione tra sistemi corporei sarebbe altrettanto limitante.
La sfida è tenere insieme complessità e concretezza clinica.
Red flag e sicurezza del paziente
Uno dei capitoli più importanti del webinar ha riguardato la sicurezza del paziente.
Quando si parla di manipolazioni, terapia manuale, thrust, adjustment o trattamento della colonna vertebrale, il tema delle red flag non può essere secondario.
Sono state discusse situazioni come osteoporosi avanzata, fratture, deficit neurologici, condizioni vascolari, sintomi non coerenti con un quadro funzionale e necessità di invio medico-specialistico.
La domanda posta a Federico Di Stefano è stata molto chiara: quando un chiropratico deve fermarsi e inviare il paziente a un medico o a uno specialista?
Di Stefano ha riconosciuto l’importanza dello screening e dell’invio quando emergono segnali di allarme, deficit neurologici importanti o condizioni che richiedono un approfondimento medico.
Questo punto deve essere considerato centrale per qualunque professionista che lavori sul corpo del paziente: la vera competenza non consiste solo nel sapere cosa fare, ma anche nel sapere quando non fare.
Un professionista responsabile deve saper riconoscere i propri limiti, identificare situazioni potenzialmente rischiose e collaborare con medici, fisioterapisti, specialisti e altri professionisti sanitari quando il caso lo richiede.
La sicurezza del paziente viene prima della tecnica. Prima dell’identità professionale. Prima del risultato immediato. Prima della comunicazione social.

Comunicazione sanitaria e social network: attenzione alle ambiguità
Un altro tema centrale del webinar è stato quello della comunicazione sanitaria sui social network.
Federico Di Stefano è noto anche per la sua attività divulgativa sui social, attraverso la quale racconta casi, trattamenti e risultati percepiti dai pazienti. Questo tipo di comunicazione può essere molto efficace, ma anche molto delicato.
La salute non può essere comunicata come un prodotto qualsiasi. Il rischio è che un video breve, una testimonianza, una frase a effetto o un miglioramento immediato vengano interpretati dal pubblico come una promessa terapeutica.
Nel webinar è emerso un principio fondamentale: la divulgazione sanitaria deve essere comprensibile, ma non deve diventare semplificazione eccessiva.
Quando si comunica un trattamento, bisognerebbe sempre chiarire:
- qual è il problema del paziente;
- quale diagnosi è stata eventualmente formulata da un medico;
- cosa viene valutato dal professionista manuale;
- quale obiettivo ha il trattamento;
- quali sono i limiti dell’intervento;
- quando è necessario un invio medico;
- quali risultati possono essere realistici;
- quali risultati non devono essere promessi.
La comunicazione sanitaria efficace non è quella che stupisce di più. È quella che informa meglio.
Il confronto con Philippe Caiazzo: approcci diversi, dialogo necessario
Durante il webinar è intervenuto anche Philippe Caiazzo, osteopata, che ha offerto una riflessione molto interessante sul rapporto tra osteopatia, chiropratica e professioni sanitarie.
Il suo intervento ha ricordato che osteopatia e chiropratica hanno radici storiche vicine e che entrambe sono nate come approcci manuali orientati alla funzione, alla salute e alla capacità del corpo di adattarsi.
Caiazzo ha sottolineato l’importanza di non interpretare sempre questi approcci con le sole categorie della medicina convenzionale, ma anche di rispettare i confini imposti dal legislatore e dal sistema sanitario italiano.
Il suo contributo ha rafforzato un concetto chiave: il dialogo tra professioni è possibile solo se c’è rispetto reciproco, ma anche chiarezza di ruoli.
Nessuna professione deve sentirsi minacciata dal confronto. Ma nessuna professione può chiedere fiducia senza accettare domande, verifiche e responsabilità.
Perché parlare di chiropratica oggi è importante
Il webinar “Luci e ombre sulla chiropratica” ha avuto il merito di portare al centro del dibattito un tema spesso affrontato in modo superficiale.
Da una parte ci sono pazienti che cercano risposte al dolore, alla rigidità e alla perdita di funzione. Dall’altra ci sono professionisti sanitari che chiedono chiarezza, evidenze, sicurezza e regolamentazione.
In mezzo c’è una disciplina, la chiropratica, che in Italia necessita ancora di un inquadramento più definito, di percorsi formativi più chiari e di una comunicazione più precisa verso il pubblico.
Il punto non è stabilire se la chiropratica sia tutta “luce” o tutta “ombra”. Il punto è capire quali aspetti possono essere valorizzati e quali, invece, devono essere affrontati con maggiore rigore.
Le luci sono rappresentate dall’interesse dei pazienti, dall’esperienza di professionisti formati all’estero, dalla possibilità di dialogare con il mondo della terapia manuale e dalla ricerca di un approccio funzionale al corpo.
Le ombre riguardano la regolamentazione ancora incompleta, la difficoltà per il cittadino di distinguere i percorsi formativi, il rischio di comunicazione ambigua, la necessità di evidenze più solide e il delicato rapporto tra disfunzione, dolore e patologia.

Chiropratica e riabilitazione: quale futuro?
Il futuro della chiropratica in Italia dipenderà da alcuni elementi fondamentali.
Il primo è la chiarezza normativa. Una professione che si occupa di salute deve avere confini definiti, percorsi formativi chiari e criteri di accesso verificabili.
Il secondo è la qualità della formazione. Non possono esistere scorciatoie quando si lavora sul corpo e sulla salute delle persone.
Il terzo è il rapporto con la ricerca scientifica. L’esperienza clinica è importante, ma deve dialogare con dati, outcome, misurazioni e studi di qualità.
Il quarto è la sicurezza del paziente. Ogni approccio manuale deve includere screening, riconoscimento delle red flag e collaborazione con il medico quando necessario.
Il quinto è la responsabilità comunicativa. In un’epoca dominata dai social network, il modo in cui si comunica la salute è parte integrante della qualità professionale.
Conclusioni: apertura mentale e rigore scientifico devono convivere
Il webinar del 15 giugno 2026 ha dimostrato che è possibile affrontare un tema divisivo senza scadere nello scontro.
La chiropratica può e deve essere discussa. Può e deve essere interrogata. Può e deve essere analizzata nei suoi punti di forza, nei suoi limiti e nelle sue criticità.
Una comunità professionale matura non ha paura del confronto. Ascolta, domanda, verifica, distingue. Non respinge ciò che non conosce, ma non accetta nemmeno affermazioni prive di adeguato supporto.
La vera apertura mentale non consiste nel credere a tutto.
Il vero rigore scientifico non consiste nel chiudere ogni dialogo.
La vera responsabilità sanitaria consiste nel mettere sempre il paziente al centro.
Ed è proprio questo il messaggio più importante emerso dal webinar: la salute delle persone richiede professionisti capaci di confrontarsi, collaborare, misurare, comunicare con prudenza e riconoscere i propri limiti.
Il Riabilitatore Magazine continuerà a promuovere momenti di approfondimento su temi complessi, anche quando generano discussione, perché la crescita della riabilitazione passa dalla capacità di affrontare le domande difficili con equilibrio, competenza e coraggio culturale.
FAQ sulla chiropratica
Che cos’è la chiropratica?
La chiropratica è un approccio manuale che si concentra soprattutto sulla relazione tra sistema nervoso, funzione articolare e movimento. In particolare, viene spesso applicata nell’ambito dei disturbi muscolo-scheletrici e della colonna vertebrale.
La chiropratica è una professione sanitaria in Italia?
La chiropratica è stata richiamata da alcune norme italiane, tra cui la legge 244 del 2007 e la legge 3 del 2018. Tuttavia, il percorso di piena regolamentazione operativa e formativa in Italia presenta ancora aspetti da definire.
Esiste una laurea in chiropratica in Italia?
Attualmente in Italia non esiste un corso di laurea universitario in chiropratica. I professionisti che seguono percorsi strutturati si formano generalmente all’estero, presso istituti riconosciuti da organismi internazionali.
Qual è la differenza tra chiropratica e fisioterapia?
La fisioterapia è una professione sanitaria regolamentata, orientata alla prevenzione, valutazione funzionale, riabilitazione e recupero della funzione. La chiropratica ha una storia e un modello teorico differenti, centrati soprattutto sulla funzione articolare e sul rapporto con il sistema nervoso. Le due discipline possono avere alcuni punti di contatto, ma non sono sovrapponibili.
Qual è la differenza tra chiropratica e osteopatia?
Chiropratica e osteopatia sono due approcci manuali differenti. La chiropratica tende a concentrarsi maggiormente sulla colonna vertebrale, sulla funzione articolare e sul sistema nervoso. L’osteopatia ha spesso un approccio più globale, che può includere anche componenti fasciali, viscerali e craniosacrali.
La chiropratica cura le patologie?
Durante il webinar è stato chiarito che la chiropratica non dovrebbe essere comunicata come cura diretta delle patologie. È fondamentale distinguere tra la gestione di disfunzioni funzionali e il trattamento medico di una patologia diagnosticata.
Le manipolazioni chiropratiche sono sempre sicure?
Come tutti gli interventi manuali, anche le manipolazioni richiedono valutazione accurata, competenza, riconoscimento delle red flag e capacità di invio medico quando necessario. La sicurezza del paziente deve essere sempre prioritaria.
Quando bisogna evitare una manipolazione?
In presenza di red flag, sospette fratture, deficit neurologici importanti, condizioni vascolari, osteoporosi severa o sintomi non chiari, è necessario procedere con estrema cautela e, quando opportuno, inviare il paziente a valutazione medica specialistica.
Perché è importante parlare di evidenze scientifiche in chiropratica?
Perché ogni approccio che si occupa di salute deve poter misurare i propri risultati. Dolore, funzione, qualità di vita, disabilità e mobilità devono essere valutati con strumenti adeguati, non solo attraverso impressioni soggettive.
Perché il webinar si intitolava “Luci e ombre sulla chiropratica”?
Perché la chiropratica presenta aspetti di interesse, ma anche criticità. Le luci riguardano il dialogo, l’esperienza clinica e l’interesse dei pazienti. Le ombre riguardano regolamentazione, formazione, comunicazione, evidenze e sicurezza.
PER PARTECIPARE ALLE NOSTRE DIRETTE DEL LUNEDÌ SERA ISCRIVITI GRATUITAMENTE AL CLUB DEI WEBINAR: https://www.ilriabilitatore.it/webinar/
Dott. Marco Musorrofiti
Fisioterapista
Direttore de IL RIABILITATORE MAGAZINE
Direttore de ScienzeRiabilitative.it
