Il Riabilitatore Magazine Ottobre 2026 con Rosa Grazia Bellomo e gli autori
Obiettivi condivisi con il paziente, dolore persistente, intelligenza artificiale, competenze professionali e ritorno allo sport. Tutti gli interventi del webinar del 2 novembre 2026 dedicato al decimo numero della rivista.
Di Marco Musorrofiti · 3 novembre 2026
Il Riabilitatore Magazine Ottobre 2026 è stato presentato lunedì 2 novembre 2026 alle ore 21.30, durante la diretta Zoom de Il Riabilitatore Talk. La serata, condotta da Marco Musorrofiti, ha riunito gli interventi di Rosa Grazia Bellomo, Raoul Saggini, Marco Bonifacio, Luca Luciani e Giulio Rosini, offrendo un confronto sui contenuti del nuovo numero e sulle trasformazioni della professione.
Al centro dell’incontro, l’intervista alla prof.ssa Bellomo e una domanda che ha attraversato il dibattito: come costruire una riabilitazione personalizzata, capace di collegare conoscenze scientifiche, valutazione clinica e obiettivi realmente importanti per la persona?
Dalla fibromialgia alla neuroplasticità nel dolore persistente, dalle tecnologie riabilitative alla pliometria, i relatori hanno discusso il rapporto tra formazione, strumenti terapeutici e responsabilità del professionista. Ecco il resoconto della serata, con gli interventi degli ospiti e gli altri approfondimenti presentati nella rivista.
Marco Musorrofiti presenta il decimo numero del Magazine
In apertura, Marco Musorrofiti ha ricordato il percorso editoriale iniziato nel dicembre 2023: dieci numeri dedicati alla fisioterapia e alla riabilitazione, costruiti attraverso la collaborazione di autori con esperienze e competenze differenti.
Sfogliando il nuovo numero, il direttore ha presentato l’intervista a Rosa Grazia Bellomo, i contributi clinici e le riflessioni sulla professione. Ha richiamato anche il proprio editoriale, “Onde d’urto focali: il fisioterapista è pronto. Ora il passo avanti”, dedicato al dibattito sul ruolo del fisioterapista nell’impiego delle onde d’urto focali.
La presentazione ha collegato temi diversi: il dolore e i suoi meccanismi, le neuropatie periferiche, il recupero dopo un trauma, la biomeccanica della corsa e la qualità dell’aggiornamento professionale. L’invito rivolto ai lettori è stato quello di approfondire gli articoli e utilizzarli come occasione di studio e confronto sulla pratica quotidiana.
Il saluto di Raoul Saggini e il valore della divulgazione
Il prof. Raoul Saggini ha aperto il confronto esprimendo apprezzamento per l’evoluzione della rivista, sia nella presentazione grafica sia nei contenuti. Ha sottolineato il bisogno di informazione in riabilitazione e l’importanza di proporla attraverso forme capaci di coinvolgere i professionisti.
Il suo saluto ha valorizzato il lavoro degli autori e della direzione editoriale: rendere accessibili argomenti complessi significa creare ulteriori occasioni di aggiornamento e favorire il dialogo tra chi, con ruoli diversi, partecipa al percorso di cura.
Rosa Grazia Bellomo e la riabilitazione costruita con il paziente
L’intervento centrale è stato quello della prof.ssa Rosa Grazia Bellomo, protagonista dell’intervista di copertina. Musorrofiti ha ricordato il legame formativo con Bellomo e Saggini, suoi docenti universitari, introducendo una riflessione sulla capacità di osservare, ascoltare e rivedere le proprie interpretazioni cliniche.
«Un medico che non cambia mai idea, probabilmente, ha smesso di osservare.»
La frase scelta per la copertina ha accompagnato un dialogo sul significato del progetto riabilitativo e sul rapporto tra la persona e l’équipe.
Obiettivi condivisi e alleanza terapeutica
Bellomo ha descritto il progetto riabilitativo come un patto di alleanza con il paziente. Chiedere che cosa una persona desideri recuperare permette di individuare priorità che possono essere diverse da quelle immaginate dal professionista.
Ha ricordato, a questo proposito, un’esperienza con una persona con lesione midollare per la quale la possibilità di mantenere la posizione eretta aveva un particolare significato personale e sociale. Un esempio che mostra quanto il valore di un risultato dipenda anche dal contesto di vita di chi lo raggiunge.
Nel suo intervento, la definizione degli obiettivi è stata collegata alla necessità di concordare traguardi realistici, individuare tempi plausibili e comunicare con chiarezza ciò che il percorso può offrire. La riduzione del dolore rappresenta spesso una priorità iniziale; il progetto deve comprendere anche le attività che la persona considera essenziali per la propria autonomia e partecipazione.
Osservazione clinica e lavoro di squadra
La professoressa ha richiamato il valore della semeiotica clinica e dell’esame obiettivo. Osservare i segni, raccogliere le informazioni e interpretarli nel contesto della persona rimane, nella sua riflessione, un passaggio decisivo anche quando si impiegano strumenti avanzati.
Il collegamento con l’intelligenza artificiale in riabilitazione è stato diretto: l’utilità del supporto tecnologico dipende anche dalla qualità dei dati raccolti e forniti dal professionista. La disponibilità di nuovi strumenti rende quindi ancora più rilevante la capacità di riconoscere e descrivere correttamente il quadro clinico.
Bellomo ha poi parlato dell’ampliamento del team multidisciplinare. Accanto a fisiatra e fisioterapista, il percorso può coinvolgere altre competenze, tra cui logopedia, nutrizione e Scienze Motorie. Ha insistito sulla specializzazione, sulla chiarezza dei ruoli e sul rispetto delle attribuzioni professionali, richiamando anche i cambiamenti collegati alla presenza di nuove figure, come quella dell’osteopata.
Accesso alle cure e riabilitazione sociale
Una parte dell’intervista ha affrontato il tema dell’equità nell’accesso alla riabilitazione. Bellomo ha espresso preoccupazione per le differenze nelle possibilità di ottenere percorsi personalizzati e tempestivi, richiamando l’idea di una riabilitazione sociale.
La riflessione ha riguardato il rischio che disponibilità economiche e organizzazione dei servizi condizionino le opportunità di cura. In questa prospettiva, la relatrice ha indicato anche nelle tecnologie una possibile risorsa per migliorare l’accesso alle informazioni e ai percorsi, da inserire in un’organizzazione capace di rispondere ai bisogni delle persone.
Fibromialgia e impatto della fatica nella vita quotidiana
Rispondendo a una domanda sulla fibromialgia, Bellomo ha descritto l’intensità dell’affaticamento attraverso il termine “sfiancamento”. La sua attenzione si è concentrata sulle conseguenze fisiche, psicologiche e sociali di un’esperienza nella quale dolore e fatica possono limitare profondamente la vita quotidiana.
Ha ricordato un’esperienza di attività personalizzata a distanza durante il periodo del Covid. Nel racconto della relatrice, la modulazione degli impegni quotidiani e la riduzione di alcune richieste stressanti avevano contribuito a rendere più sostenibile il momento dedicato al movimento.
Il passaggio ha riportato il confronto sulla necessità di ascoltare il vissuto della persona e considerare l’insieme delle attività della giornata. L’esercizio personalizzato è stato discusso all’interno di una presa in carico che tenga conto delle risorse disponibili, dei sintomi e del contributo dell’équipe.
Il tema è approfondito anche nel precedente resoconto dedicato alla riabilitazione nella fibromialgia.
Tecnologie riabilitative e formazione del fisioterapista
In conclusione, Bellomo ha sottolineato quanto ritenga importante una formazione approfondita sulle tecnologie riabilitative e sulle terapie fisiche strumentali. Ha invitato i fisioterapisti a conoscerne principi e possibilità applicative, collegandone l’impiego agli obiettivi della persona.
Il riferimento al Master in Terapie fisiche strumentali per il Terzo Millennio ha introdotto un tema ripreso anche dagli altri ospiti: lo sviluppo degli strumenti richiede competenze che permettano di comprenderli e integrarli consapevolmente nel percorso riabilitativo.
Marco Bonifacio e la neuroplasticità nel dolore persistente
Il dott. Marco Bonifacio ha presentato il proprio contributo, “Plasticità sovraspinale, riconfigurazione mesolimbica e riabilitazione motoria”, affrontando il rapporto tra dolore persistente, apprendimento, emozioni e comportamento motorio.
Alla domanda su come spiegare questi meccanismi al paziente, Bonifacio ha risposto partendo dalla preparazione del professionista: prima di comunicare una spiegazione, occorre comprendere quali elementi contribuiscano al quadro della persona.
Valutare i meccanismi del dolore
Il relatore ha richiamato le componenti nocicettive, neuropatiche e nociplastiche, sottolineando che più componenti possono coesistere. Ha invitato a integrare l’osservazione dei tessuti con l’esplorazione della paura del movimento, delle aspettative e degli aspetti emotivi e cognitivi.
Tra gli strumenti citati figurano il Central Sensitization Inventory e la Tampa Scale for Kinesiophobia. Nel quadro della valutazione, questi questionari possono contribuire a raccogliere informazioni sui sintomi e sulla paura del movimento; non costituiscono, da soli, una dimostrazione di alterazioni cerebrali o una diagnosi del meccanismo del dolore. PubMed
Bonifacio ha inoltre invitato a distinguere la cronicità di una patologia dall’inquadramento del dolore. Ha richiamato la distinzione tra dolore cronico primario e secondario, usando l’artrosi di anca e ginocchio come esempi nel proprio ragionamento. Il suo invito è stato a evitare che una generica etichetta di cronicità sostituisca una valutazione più precisa.
Il dolore è reale e la comunicazione conta
Un punto centrale del dialogo ha riguardato il modo di spiegare il coinvolgimento del sistema nervoso. Bonifacio ha chiarito che parlare di elaborazione cerebrale, memoria ed emozioni non significa considerare il dolore immaginario.
La comunicazione terapeutica è stata descritta come una parte del percorso: aiutare il paziente a comprendere ciò che prova, riconoscerne la sofferenza e costruire una spiegazione comprensibile può favorire il coinvolgimento nella riabilitazione.
Il confronto ha richiamato anche il rapporto tra dolore e danno tissutale. Il senso del messaggio proposto è che l’intensità del sintomo non coincide necessariamente con l’entità del danno: una distinzione da spiegare attraverso la valutazione individuale, evitando formule che banalizzino l’esperienza della persona.
Chinesiofobia e attività significative per il paziente
Affrontando la chinesiofobia, Bonifacio ha insistito sulla costruzione di obiettivi funzionali e sulla possibilità di rendere il movimento un’esperienza progressivamente più gratificante.
Nel suo ragionamento, l’esercizio terapeutico deve collegarsi ad attività che abbiano valore per il paziente. Recuperare un gesto importante nella vita quotidiana offre un riferimento concreto per il lavoro e permette di valutare il cambiamento anche attraverso ciò che la persona torna a fare.
Bonifacio ha discusso il ruolo dei circuiti coinvolti nella motivazione e nella ricompensa, richiamando la ricerca sulla plasticità sovraspinale. Ha quindi proposto una riabilitazione capace di considerare insieme la progressione del movimento, la fiducia e la partecipazione.
Integrare controllo dei sintomi e recupero della funzione
Bonifacio ha posto anche il tema della diversa vulnerabilità individuale alla cronicizzazione, richiamando la ricerca sui circuiti cerebrali coinvolti nel dolore e il valore che attribuisce a una valutazione tempestiva.
Alla domanda sul contributo delle energie fisiche, Bonifacio ha sostenuto il valore di una strategia terapeutica integrata. Nel confronto ha citato terapie fisiche e, nell’ambito delle rispettive competenze mediche, farmacoterapia e procedure infiltrative.
Il punto del suo intervento è stato collegare la gestione dei sintomi alla possibilità di partecipare al percorso attivo, scegliendo gli strumenti in relazione al quadro clinico. Ha concluso richiamando l’importanza della valutazione del dolore per orientare obiettivi e modalità di trattamento.
Per approfondire il tema, è disponibile anche il resoconto sulle energie fisiche nel trattamento del dolore e nella riabilitazione.
Luca Luciani e le sfide della professione
Il dott. Luca Luciani è intervenuto a partire dall’articolo “Fisioterapia & Fisioterapisti: come la «stupidità» sta rallentando la crescita della professione”. Ha spiegato il significato provocatorio del titolo, riferendolo ai comportamenti che ostacolano il confronto tra colleghi.
La sua riflessione ha riguardato le contrapposizioni tra scuole, le mode nella formazione e l’abitudine a trasformare una preferenza terapeutica in un’appartenenza da difendere. Ha citato anche le discussioni aggressive sui social e la diffusione di offerte formative che ripropongono contenuti senza un adeguato approfondimento.
Curiosità e confronto tra generazioni
Luciani ha indicato nella curiosità professionale un punto di partenza per migliorare il dibattito. Di fronte a una posizione diversa, il suo invito è stato quello di studiarne le basi e comprenderne il ragionamento.
Ha criticato l’uso dogmatico delle evidenze e il ricorso a un singolo articolo come argomento definitivo, richiamando la necessità di un confronto più approfondito tra conoscenze scientifiche ed esperienza clinica.
In questo contesto ha introdotto il reverse mentoring, cioè il contributo che i professionisti più giovani possono offrire ai colleghi con maggiore esperienza, portando nuovi strumenti e prospettive. La crescita della professione, nella sua proposta, passa anche attraverso uno scambio nel quale generazioni diverse siano disponibili ad ascoltarsi.
Intelligenza artificiale nella gestione dello studio
Su sollecitazione di Musorrofiti, Luciani ha affrontato le possibili applicazioni dell’intelligenza artificiale in fisioterapia. Ha citato l’organizzazione dello studio, la comunicazione, la produzione di contenuti e l’analisi dei dati, distinguendo questi ambiti dalle decisioni cliniche.
Ha prospettato anche un impiego come supporto al professionista, collegandolo alla disponibilità di informazioni corrette e alla qualità della valutazione. Il confronto ha riportato l’attenzione sulla responsabilità di chi interpreta i risultati e decide come utilizzarli.
Analisi del movimento e teleriabilitazione
Luciani ha descritto lo sviluppo di sistemi che utilizzano telecamere, sensori o smartphone per raccogliere informazioni sul movimento. Nella sua visione, questi strumenti potrebbero contribuire al monitoraggio delle attività svolte anche a distanza e al confronto tra paziente e professionista.
La teleriabilitazione è stata quindi discussa come parte di modelli nei quali il fisioterapista mantiene un ruolo centrale nella valutazione iniziale, nella progettazione del percorso e nelle successive rivalutazioni.
Il relatore ha distinto questa prospettiva dai bisogni delle persone con disabilità complesse, che richiedono altre forme di assistenza e sostegno. Il suo intervento ha delineato possibili evoluzioni organizzative, da rapportare alle caratteristiche dei pazienti e delle attività da seguire.
Come potrebbe cambiare lo studio di fisioterapia
Alla domanda su come immaginasse uno studio tra cinque anni, Luciani ha proposto uno scenario con spazi dedicati al movimento, sistemi di rilevazione, tecnologie riabilitative e aree per il recupero. Ha aggiunto il valore dell’educazione della persona e dei momenti di socialità.
Nel dialogo sulla longevità attiva, il relatore ha ricondotto la propria proposta soprattutto all’attenzione per movimento, abitudini quotidiane e partecipazione sociale. La discussione ha riconosciuto la complessità del tema, mantenendo il recupero e il mantenimento della funzione al centro del contributo riabilitativo.
Luciani ha inoltre sottolineato che i quadri clinici più articolati continueranno a richiedere competenze specialistiche. La trasformazione degli ambienti e degli strumenti, nella sua visione, accresce il valore della capacità di valutare e definire una strategia per la persona.
Raoul Saggini e la complessità della persona
Riprendendo la parola, Raoul Saggini ha apprezzato la prospettiva proposta da Luciani e ha richiamato un elemento centrale: la complessità della persona. Ha insistito sulla necessità di una visione sistemica, nella quale il professionista sappia collegare i diversi aspetti del quadro clinico e funzionale.
In questo scenario, l’intelligenza artificiale è stata descritta come un possibile supporto. Saggini ha sollecitato anche una formazione più ampia sulle tecnologie e sulle terapie fisiche, inserendola nel discorso sull’evoluzione delle competenze riabilitative.
Una parte significativa del suo intervento ha riguardato la continuità tra riabilitazione, prevenzione e mantenimento della funzione. Dopo aver recuperato un’attività, ha osservato, la persona chiede spesso come conservare il risultato e continuare a migliorare. È una domanda che coinvolge medici e fisioterapisti e richiede percorsi capaci di accompagnare anche questa fase.
La domanda di Gabriele Doria sulle competenze professionali
Il confronto si è ampliato attraverso una domanda di Gabriele Doria, letta dalla chat da Musorrofiti, sul rapporto tra fisioterapisti e laureati in Scienze Motorie, con un riferimento alla formazione in attività motorie preventive e adattate.
Saggini ha sostenuto il valore dell’interdisciplinarietà, precisando che ciascuna figura partecipa con le competenze acquisite nel proprio percorso. Ha respinto l’idea di un’unificazione indistinta delle professioni e ha indicato nella collaborazione un modo per affrontare bisogni che richiedono contributi differenti.
Luciani ha ripreso il tema richiamando esperienze di strutture multidisciplinari nelle quali operano professionisti con competenze diverse. Il dialogo ha toccato anche l’organizzazione dei servizi e la gestione delle cronicità, riportando l’attenzione sulla possibilità di costruire percorsi coordinati.
Giulio Rosini e il rapporto tra pliometria e tessuto connettivo
Il dott. Giulio Rosini ha concluso gli approfondimenti degli autori presentando “Pliometria e tessuto connettivo: spunti clinici e pratici per «ingegnerizzare» gli stimoli”. Il suo intervento ha riguardato la preparazione dei tessuti a ricevere, trasmettere e gestire i carichi richiesti dalle attività.
Perché la forza muscolare da sola non basta
Alla domanda su ciò che rischia di sfuggire a una valutazione centrata soltanto sulla forza, Rosini ha richiamato la specificità degli adattamenti. Un’articolazione che appare pronta in una determinata prova può incontrare difficoltà quando cambiano velocità, modalità e richieste del gesto.
Ha quindi sottolineato l’importanza di stimoli progressivi e variati, coerenti con lo sport, il lavoro o l’attività che la persona desidera riprendere. Il tema è stato collegato alla preparazione del tessuto connettivo e alla qualità delle risposte motorie.
Nel discutere la pliometria estensiva, Rosini ha richiamato il ciclo stiramento-accorciamento, indicato anche come stretch-shortening cycle, e il possibile ruolo di questi stimoli nei programmi di recupero. Ha mantenuto l’attenzione anche sui limiti delle evidenze relative alle ricadute preventive degli stimoli propriocettivi.
Valutare il carico prima di salti e atterraggi
Passando agli aspetti pratici, Rosini ha discusso la capacità di generare forza concentrica e sostenere carichi in isometria, rapportandola alle richieste dell’attività. Gli esempi proposti hanno evidenziato la necessità di leggere la prestazione nel contesto degli obiettivi individuali.
Ha richiamato anche il Limb Symmetry Index e il riferimento del 90%, sottolineando che un valore di simmetria non esaurisce la valutazione del recupero. Il rientro richiede una lettura più ampia della capacità di affrontare le richieste reali.
Il contributo ha quindi collegato ritorno allo sport, progressione del carico e preparazione specifica: la valutazione acquista significato quando aiuta a capire come la persona risponde ai gesti che dovrà tornare a eseguire.
Gli altri articoli de Il Riabilitatore Magazine Ottobre 2026
Durante la presentazione del sommario sono stati illustrati anche gli altri contributi del numero, che ampliano i temi affrontati dagli ospiti durante il webinar.
- Enricomaria Mattia e Marco Musorrofiti firmano “Meralgia parestesica: diagnosi e gestione riabilitativa, farmacologica e interventistica”, dedicato alla meralgia parestesica e alle diverse prospettive della sua gestione.
- Marco Segina propone “Cervicobrachialgia dopo un colpo di frusta: quello che sappiamo (e quello che diciamo per abitudine)”, un approfondimento sulla cervicobrachialgia dopo colpo di frusta e sul modo in cui viene interpretata.
- Alessandro Gatta affronta “Le alterazioni biomeccaniche della corsa post ricostruzione del LCA”, portando l’attenzione sulla corsa dopo ricostruzione del legamento crociato anteriore.
- Il numero comprende inoltre il contributo dello sponsor Enovis – Chattanooga, “Riabilitazione della distorsione di caviglia: dai primi passi alla piena attività”.
Questi articoli affiancano l’intervista a Bellomo, l’editoriale di Musorrofiti e i lavori di Bonifacio, Luciani e Rosini, componendo un numero che collega approfondimenti clinici e riflessioni sul futuro della fisioterapia.
Formazione e appuntamenti ricordati durante la serata
Nel corso dell’incontro è stato presentato anche il Master universitario di primo livello in Terapie fisiche strumentali per il Terzo Millennio dell’Università eCampus, con riferimento alle attività previste a Roma e al programma riportato nella rivista.
Musorrofiti ha ricordato la quarta edizione dei Social Medical Awards, annunciata per sabato 7 novembre 2026 a Novedrate, presieduta dal prof. Raoul Saggini e seguibile in diretta sul canale YouTube dell’Università eCampus.
In chiusura sono stati anticipati due appuntamenti de Il Riabilitatore Talk: il 9 novembre, dedicato ai disturbi dell’articolazione temporomandibolare, e il 23 novembre, sui meccanismi del dolore, con il professor Benedetti.
Leggi il Magazine e partecipa a Il Riabilitatore Talk
La presentazione de Il Riabilitatore Magazine Ottobre 2026 ha offerto ai lettori un accesso ai ragionamenti degli autori: come condividere gli obiettivi, interpretare il dolore, preparare il ritorno all’attività e far dialogare competenze diverse.
Il numero può essere consultato attraverso la sezione Magazine de Il Riabilitatore. La lettura degli articoli permette di approfondire i temi discussi e ritrovare i riferimenti proposti dagli autori. Aggiornamento clinico per fisioterapisti
Per seguire i prossimi incontri de Il Riabilitatore Talk, l’appuntamento è il lunedì sera alle ore 21.30. È possibile iscriversi gratuitamente dalla pagina dedicata ai webinar e ricevere le indicazioni per partecipare alle dirette.
Dott. Marco Musorrofiti
Fisioterapista
Docente di Ergonomia Università degli Studi eCampus
Direttore de IL RIABILITATORE MAGAZINE
Direttore ScienzeRiabilitative.it
Co-fondatore di FisioLongevity.com
https://www.fisioterapiaroma.info
REVISIONE SCIENTIFICA:
Prof. Raoul Saggini
Ordinario in Medicina Fisica e Riabilitativa Università eCampus
