Microinstabilità di Spalla negli Sport Overhead: cenni di Riabilitazione e strategie di Retraining funzionale
Una spalla può essere molto mobile senza essere instabile. Può diventare dolorosa senza aver subito una vera lussazione. E può perdere efficacia nel gesto sportivo anche quando la forza, considerata da sola, sembra sufficiente. È proprio su questo confine tra adattamento, controllo e disfunzione che si è concentrato il webinar dedicato alla microinstabilità di spalla negli sport overhead, organizzato da Il Riabilitatore Magazine lunedì 5 ottobre 2026.
La serata, condotta da Marco Musorrofiti, ha avuto come relatore principale il fisioterapista Eugenio Zicarelli, affiancato dagli interventi di Roberto Bianchito, Enricomaria Mattia e Angelo Mangano. Un confronto che ha approfondito l’inquadramento clinico, la valutazione funzionale, l’esercizio terapeutico, le terapie fisiche e le decisioni che accompagnano il ritorno all’attività sportiva.
Il messaggio centrale è stato chiaro: la riabilitazione della microinstabilità non può limitarsi al rinforzo della spalla, ma deve recuperare il controllo del movimento e considerare l’intera catena cinetica dell’atleta.
Marco Musorrofiti: dalla divulgazione scientifica al confronto tra professionisti
Aprendo l’incontro, Marco Musorrofiti ha ricordato che il tema era già stato affrontato da Eugenio Zicarelli in un articolo pubblicato su Il Riabilitatore Magazine. Il webinar ha rappresentato l’occasione per svilupparne i contenuti attraverso il dialogo diretto tra professionisti e le domande del pubblico.
Musorrofiti ha posto l’attenzione sulla natura poco evidente di queste problematiche: condizioni che possono essere difficili da riconoscere, ma che incidono sulla funzione e sulla prestazione. Ha inoltre richiamato una prospettiva trasversale a tutta la serata: la spalla non deve essere studiata come un’articolazione isolata, ma all’interno del funzionamento complessivo della persona.
La conduzione ha collegato gli approfondimenti sulla valutazione alle questioni terapeutiche e professionali. In particolare, Musorrofiti ha sollecitato il confronto sull’integrazione delle energie fisiche nel percorso riabilitativo, sulle vibrazioni meccanosonore e sul possibile impiego delle onde d’urto focalizzate nelle condizioni discusse durante la diretta.
Roberto Bianchito: distinguere l’adattamento sportivo dalla microinstabilità
L’intervento di Roberto Bianchito ha fornito l’inquadramento clinico del problema, partendo da una domanda fondamentale: quando un adattamento necessario alla prestazione diventa disfunzionale?
L’atleta overhead deve conciliare una grande mobilità con un controllo articolare efficace. Bianchito ha richiamato il cosiddetto paradosso del lanciatore: la spalla deve consentire le escursioni richieste dal gesto, ma mantenere una stabilità funzionale sufficiente durante movimenti rapidi e ripetuti.
In questo contesto, una maggiore extrarotazione o una riduzione della rotazione interna non possono essere interpretate automaticamente come segni di patologia. Occorre considerare l’arco complessivo di movimento, gli adattamenti individuali, i sintomi e le richieste dello sport praticato. Lassità e instabilità, ha ribadito Bianchito, non sono sinonimi.
I sintomi e il ruolo della valutazione clinica
Tra gli elementi discussi figurano il dolore durante specifiche fasi del gesto, il calo della prestazione, la difficoltà a controllare la decelerazione e la sensazione di dead arm, descritta come perdita di fiducia nell’efficacia del proprio braccio.
Bianchito ha sottolineato l’importanza dell’anamnesi: capire quando compare il disturbo, quale movimento lo provoca e in quale fase della prestazione l’atleta perde controllo aiuta a orientare il ragionamento clinico.
La valutazione deve poi integrare mobilità, lassità, forza, movimento scapolare e test clinici. Anche l’imaging può contribuire, quando indicato, ma non deve essere interpretato separatamente dalla storia e dall’esame dell’atleta. Nel suo intervento, Bianchito ha ricordato che reperti osservati agli esami strumentali non spiegano necessariamente, da soli, i sintomi o la riduzione della prestazione.
Eugenio Zicarelli: la riabilitazione deve restituire controllo, non soltanto forza
La relazione di Eugenio Zicarelli ha approfondito la gestione riabilitativa della microinstabilità, descrivendo la spalla come un complesso funzionale dinamico, nel quale strutture passive e controllo muscolare devono lavorare in sinergia.
Il relatore ha illustrato come piccoli movimenti articolari non adeguatamente controllati possano associarsi a dolore, sensazione di cedimento e affaticamento durante gesti ripetuti. Negli sport overhead, accelerazioni, decelerazioni e posizioni estreme rendono particolarmente importante la coordinazione tra i diversi sistemi di stabilizzazione.
Una frase ha sintetizzato il senso del suo intervento:
«Non basta essere forti, serve il controllo fine».
Nell’impostazione presentata da Zicarelli, il trattamento conservativo basato sull’esercizio terapeutico rappresenta il riferimento iniziale, mentre la valutazione chirurgica riguarda situazioni selezionate, anche in relazione alla risposta al percorso riabilitativo. Gli obiettivi comprendono il recupero della mobilità necessaria, la stabilità dinamica, il controllo neuromuscolare e l’integrazione tra spalla, tronco e arti inferiori.
Un percorso progressivo costruito sull’atleta
Zicarelli ha descritto una progressione che parte dalla gestione dei sintomi e dall’attivazione muscolare, per arrivare al recupero delle capacità richieste dal gesto sportivo.
Nella fase iniziale, la proposta illustrata comprende il recupero delle limitazioni effettivamente presenti e un lavoro muscolare a intensità contenuta, con esercizi isometrici e prime attività di stabilizzazione.
Nella fase intermedia, l’attenzione si sposta sull’aumento progressivo di forza e resistenza, sul controllo scapolare, sugli esercizi in catena cinetica chiusa e sulle sollecitazioni che richiedono risposte neuromuscolari più articolate.
Nella progressione verso lo sport, questi elementi vengono integrati con il gesto specifico, la propriocezione e il funzionamento dell’intera catena cinetica. Nel modello presentato, le fasi non costituiscono un percorso rigido e identico per tutti, ma una struttura da adattare alla valutazione e alla risposta individuale.
Mobilità e lavoro eccentrico: due aspetti da interpretare correttamente
Un passaggio significativo ha riguardato il deficit di rotazione interna, indicato come GIRD. Zicarelli ha ripreso il tema degli adattamenti dell’atleta overhead, sottolineando che non ogni differenza rispetto alla spalla controlaterale deve essere eliminata.
Il recupero della mobilità va quindi inserito in un ragionamento che consideri l’arco totale di movimento e le necessità della prestazione. Il relatore ha richiamato esercizi come lo sleeper stretch e il cross-body stretch nelle situazioni che richiedono un intervento sulla flessibilità posteriore, mettendo però in guardia dall’impiego indiscriminato dello stretching e dalla ricerca di escursioni eccessive.
Particolare rilievo è stato attribuito al lavoro eccentrico degli extrarotatori, collegato al controllo della decelerazione. Nel ragionamento proposto, non basta preparare l’atleta a produrre il gesto: è necessario allenare anche la capacità di frenarlo e gestirlo.
Scapola, core e catena cinetica
Zicarelli ha insistito sul fatto che il braccio rappresenta soltanto l’ultimo segmento di una sequenza più ampia. La trasmissione dell’energia dal piede alla mano richiede una coordinazione che coinvolge arti inferiori, bacino, tronco e cintura scapolare.
Per questo, la valutazione proposta comprende anche il controllo del core, la mobilità del tronco e il contributo degli arti inferiori. Il relatore ha inoltre ricordato che gli strumenti di supporto, compresi i sistemi di stimolazione neuromuscolare richiamati durante la relazione, devono essere collocati all’interno di un percorso attivo e non sostituirlo.
Ritorno allo sport: test funzionali e fiducia nel movimento
Per il ritorno allo sport dopo un percorso di riabilitazione della microinstabilità di spalla, Zicarelli ha proposto una valutazione multifattoriale.
Durante la relazione sono stati richiamati il confronto della forza mediante dinamometria, il test di Davis, il lancio da seduto, l’ASH test e valutazioni che coinvolgono la stabilità dell’arto inferiore. Il loro impiego è stato collegato alla necessità di verificare il recupero funzionale, insieme alla qualità del gesto e al controllo neuromuscolare.
Accanto agli aspetti fisici, Zicarelli ha attribuito un ruolo importante alla dimensione psicologica: apprensione, paura del movimento e scarsa fiducia nella spalla devono essere considerate nel percorso. I tempi di recupero, nel suo intervento, non sono stati presentati come una scadenza sufficiente da sola a determinare il rientro.
Rispondendo a una domanda del pubblico, il relatore ha infine distinto il pugilato dagli sport overhead, osservando però che alcuni gesti possono sollecitare intensamente la spalla. Ha spiegato di inserire anche nel lavoro con i pugili esercizi eccentrici per gli extrarotatori, in relazione alle richieste specifiche della disciplina.
Enricomaria Mattia: integrare esercizio, terapie fisiche e ragionamento clinico
L’intervento di Enricomaria Mattia ha ampliato il confronto sull’utilizzo delle terapie fisiche, contestando l’idea di limitarne necessariamente il ruolo alla sola fase acuta.
Mattia ha richiamato il lavoro isocinetico e, sul versante delle tecnologie, l’elettrostimolazione e la stimolazione magnetica. Il punto centrale del suo intervento è stato l’inserimento di questi strumenti in un progetto terapeutico: l’applicazione di una tecnologia non coincide, da sola, con l’intero trattamento riabilitativo.
Su questo tema è intervenuto anche Musorrofiti, richiamando le vibrazioni meccanosonore e ribadendo l’importanza dell’integrazione con l’attività terapeutica. Le tecnologie sono state quindi discusse come possibili componenti del percorso, da collegare a obiettivi e valutazione clinica, non come un elenco di trattamenti da applicare indistintamente.
Mattia ha inoltre posto a Bianchito una domanda sulla valutazione della lassità, invitando ad ampliare l’osservazione oltre la singola spalla. Nella risposta, Bianchito ha richiamato la necessità di considerare la spalla controlaterale, gli altri distretti e il comportamento dell’atleta durante il gesto specifico: una valutazione globale, non riducibile al risultato isolato di una manovra.
Un ulteriore approfondimento ha riguardato l’eventuale presenza di edema osseo e le possibili opzioni terapeutiche mediche. Questi passaggi appartengono al confronto clinico sviluppato durante la serata e non vanno interpretati come indicazioni farmacologiche o strumentali valide per ogni caso di microinstabilità.
Angelo Mangano: personalizzare significa scegliere ciò che serve davvero
Angelo Mangano ha evidenziato, già in apertura, quanto possa essere difficile riconoscere la microinstabilità nell’atleta. La variabilità delle definizioni e la natura poco evidente dei sintomi rendono particolarmente importante una valutazione capace di individuare gli elementi utili alla costruzione del programma riabilitativo.
Nel successivo confronto ha espresso un principio di appropriatezza: disporre di molte possibilità terapeutiche non significa doverle utilizzare tutte.
Esercizio, lavoro scapolare, interventi sulla catena cinetica, terapie fisiche e trattamenti medici possono avere un ruolo, ma la scelta deve derivare dai segni, dai sintomi e dalle esigenze della persona. Mangano ha messo in guardia dal rischio di sommare interventi nella speranza che qualcuno produca un risultato, senza avere prima chiarito il problema da affrontare.
Il senso della personalizzazione, nel suo intervento, è stato selezionare ciò che è pertinente, non aumentare il numero delle prestazioni. Zicarelli ha condiviso questa osservazione, ribadendo che il programma deve essere costruito su misura.
Chi decide il ritorno in campo?
Mangano ha anche sollevato una domanda operativa: chi prende la decisione sul ritorno allo sport?
Il confronto ha coinvolto il contributo del fisiatra, del fisioterapista e del preparatore atletico, oltre al ruolo del chirurgo nei percorsi postoperatori. Mattia ha insistito sull’importanza di una valutazione condivisa tra le figure coinvolte nel recupero e nella riatletizzazione.
La discussione ha toccato anche le tempistiche della mobilizzazione dopo un intervento, mettendo in evidenza il rapporto tra indicazioni chirurgiche, condizioni dei tessuti, sintomi e progressione funzionale. Non è emersa una formula temporale unica per ogni atleta, ma la necessità di confrontare competenze e osservazioni lungo il percorso.
Onde d’urto focalizzate: il confronto tra Mattia, Bianchito e Musorrofiti
Una domanda di Marco Musorrofiti ha aperto un approfondimento sulle onde d’urto focalizzate in relazione all’edema osseo richiamato nella discussione.
Da questo passaggio è nato anche un confronto sulle competenze professionali nell’utilizzo delle apparecchiature. Roberto Bianchito ha inizialmente richiamato una lettura più restrittiva dell’impiego delle onde focali; Enricomaria Mattia ha distinto la propria posizione personale dai riferimenti professionali, mentre Musorrofiti ha citato il documento FNOFI e sottolineato il ruolo della formazione specifica.
Precisazione documentale. Nel documento approvato il 2 ottobre 2024, FNOFI esprime un orientamento favorevole all’utilizzo delle onde d’urto radiali e focali da parte di fisioterapisti adeguatamente formati, all’interno di percorsi appropriati e sicuri. Il testo richiama anche la valutazione dei rischi, la collaborazione con il medico quando necessaria e il rispetto dei regimi autorizzativi regionali. Si tratta del posizionamento professionale richiamato nel webinar, non di una raccomandazione a utilizzare questa tecnologia in ogni atleta con microinstabilità.
SIRIAS e formazione: costruire un linguaggio condiviso nella riabilitazione di spalla
Il confronto clinico si è accompagnato a una riflessione sul valore della formazione e della collaborazione.
In apertura, Enricomaria Mattia e Marco Musorrofiti hanno ricordato i percorsi universitari dedicati alle terapie fisiche strumentali e alla riabilitazione sportiva, richiamando il ruolo del professor Raoul Saggini. È stata inoltre presentata la prospettiva di SIRIAS, Società Italiana di Riabilitazione di Spalla, come spazio di incontro tra professionisti con competenze differenti.
Nelle conclusioni, Musorrofiti ha collegato proprio a questo progetto lo spirito della serata: mettere a confronto punti di vista diversi per crescere insieme e migliorare la comprensione dei problemi della spalla. Mattia ha ribadito che collaborare significa lavorare sullo stesso obiettivo, anziché procedere attraverso interventi separati e poco comunicanti.
Il messaggio del webinar: valutare meglio per riabilitare in modo più mirato
Dagli interventi di Zicarelli, Bianchito, Mattia, Mangano e Musorrofiti emerge una direzione comune: riconoscere gli adattamenti dell’atleta, individuare le difficoltà realmente significative e costruire un percorso coerente con i suoi obiettivi.
La microinstabilità di spalla è stata affrontata non come un problema da ricondurre a un singolo test o a un unico trattamento, ma come una condizione che richiede integrazione tra valutazione, esercizio, controllo neuromuscolare e ragionamento clinico. Il ritorno allo sport, in questa prospettiva, rappresenta il risultato di una progressione individualizzata, non soltanto il raggiungimento di una data sul calendario.
La serata si è conclusa con i ringraziamenti ai partecipanti e un augurio speciale a Eugenio Zicarelli, che ha condiviso il proprio compleanno con la comunità de Il Riabilitatore. Un’occasione di approfondimento, ma anche una testimonianza del valore del confronto professionale.
Per partecipare ai prossimi incontri, è possibile registrarsi gratuitamente al Club dei Webinar sul sito de Il Riabilitatore, il percorso di approfondimento richiamato durante la diretta.
Fonti e approfondimenti
- Microinstability of the shoulder in the overhead athlete. International Journal of Sports Physical Therapy, 2013;8(5):601–616.
- Current Concepts on the Management of Shoulder Instability in Throwing Athletes. Current Reviews in Musculoskeletal Medicine, 2024;17(9):353–364.
- Comparison of 2 Exercise Rehabilitation Programs for Multidirectional Instability of the Glenohumeral Joint: A Randomized Controlled Trial. The American Journal of Sports Medicine, 2018;46(1):87–97.
- 2022 Bern Consensus Statement on Shoulder Injury Prevention, Rehabilitation, and Return to Sport for Athletes at All Participation Levels. Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy, 2022;52(1):11–28.
- The Athletic Shoulder (ASH) test: reliability of a novel upper body isometric strength test in elite rugby players. BMJ Open Sport & Exercise Medicine, 2018;4(1):e000365.
Dott. Marco Musorrofiti
Fisioterapista
Docente di Ergonomia Università degli Studi eCampus
Direttore de IL RIABILITATORE MAGAZINE
Direttore ScienzeRiabilitative.it
https://www.fisioterapiaroma.info
REVISIONE SCIENTIFICA:
Prof. Raoul Saggini
Ordinario in Medicina Fisica e Riabilitativa Università eCampus
