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Chirurgia vertebrale e riabilitazione: la lezione di Alessandro Gasbarrini

Chirurgia vertebrale e riabilitazione fanno parte di un percorso che deve partire dalla persona, dai suoi sintomi e dalla sua capacità di vivere e muoversi. Quando è davvero necessario operare la colonna? Quando è opportuno proseguire con un trattamento conservativo? E come cambia la scelta in presenza di una patologia oncologica?

Sono le domande affrontate nel webinar de Il Riabilitatore Magazine del 29 settembre 2026, dedicato al ruolo della chirurgia vertebrale nelle patologie degenerative e oncologiche. Ospite il Prof. Alessandro Gasbarrini, direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Vertebrale dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. L’incontro, condotto da Marco Musorrofiti, ha dato spazio anche al confronto con Raoul Saggini, Marco Bonifacio e Alessandro Conforti.

Attraverso casi clinici e immagini operatorie, Gasbarrini ha illustrato come costruire un’indicazione chirurgica, quali obiettivi perseguire e perché la collaborazione con i professionisti della riabilitazione sia essenziale.

Locandina del webinar sulla chirurgia vertebrale con Alessandro Gasbarrini, 29 settembre 2026
La locandina del webinar del 29 settembre 2026 organizzato da Il Riabilitatore Magazine.

«Il miglior chirurgo è quello che non opera»: il valore dell’appropriatezza

«Il miglior chirurgo è quello che non opera».

Alessandro Gasbarrini, webinar del 29 settembre 2026, minuto 16:29.

La frase richiama uno dei passaggi centrali della relazione: riuscire a risolvere un problema senza un intervento può rappresentare un risultato importante. Nelle condizioni in cui è appropriato, il trattamento conservativo merita quindi un percorso ragionato e una verifica dei risultati.

Lo stesso Gasbarrini ha però descritto situazioni nelle quali la chirurgia diventa necessaria e, in alcuni casi, urgente. Il significato del messaggio è scegliere il trattamento proporzionato al problema: evitare un’operazione non indicata e riconoscere tempestivamente quando l’intervento può proteggere la funzione neurologica o migliorare concretamente la vita del paziente.

Prima la visita, poi l’interpretazione degli esami

All’inizio della relazione, Gasbarrini ha richiamato l’attenzione sulla possibile discordanza tra immagini radiologiche e disturbi riferiti dal paziente. Una risonanza può mostrare diverse alterazioni, ma la loro presenza va interpretata attraverso anamnesi, visita e valutazione funzionale.

È necessario comprendere dove compare il dolore, da quanto tempo è presente, quali attività lo modificano e se esistono perdita di forza, alterazioni della sensibilità o difficoltà nel cammino. Le immagini contribuiscono a rispondere a un quesito clinico: il referto, da solo, non definisce il percorso terapeutico.

Il relatore ha mostrato anche l’importanza della diagnosi differenziale. Un dolore percepito nella regione lombare o irradiato verso l’arto inferiore può richiedere la valutazione dell’anca, dell’articolazione sacroiliaca e delle strutture nervose periferiche. Per chi lavora in riabilitazione, questo significa mantenere aperto il ragionamento e riconoscere quando serve un approfondimento specialistico.

Patologie degenerative della colonna: quando considerare la chirurgia vertebrale?

Ernia del disco, stenosi del canale vertebrale, spondilolistesi e deformità degenerative possono presentarsi con quadri molto diversi. Durante il webinar, Gasbarrini ha mostrato come la scelta dipenda dal rapporto tra compressione nervosa, stabilità della colonna, limitazione funzionale e condizioni generali della persona.

Nella sciatica, le linee guida NICE indicano di considerare la decompressione quando il trattamento non chirurgico non ha migliorato dolore o funzione e i reperti radiologici sono coerenti con i sintomi. È una raccomandazione che richiede valutazione individuale e decisione condivisa. [2]

Nei casi illustrati, l’intervento poteva avere obiettivi differenti: liberare una radice nervosa, ampliare lo spazio disponibile nel canale, stabilizzare un segmento instabile oppure affrontare una deformità importante. Anche l’estensione della chirurgia deve rispondere al problema da trattare: una procedura limitata può essere adeguata in una situazione e insufficiente in un’altra.

Il paziente deve comprendere il beneficio atteso, le possibili complicanze, i limiti del risultato e le alternative. Un esito favorevole richiede anche aspettative realistiche rispetto al dolore e al recupero funzionale.

Quando serve una valutazione urgente

Gasbarrini ha dedicato un passaggio alla sindrome della cauda equina e ai deficit neurologici di recente comparsa. La prudenza verso una chirurgia non necessaria deve accompagnarsi alla capacità di riconoscere i quadri tempo-dipendenti.

Ritenzione urinaria nuova, perdita del controllo degli sfinteri, riduzione della sensibilità nella zona perineale “a sella” o una perdita di forza rapidamente progressiva richiedono una valutazione medica immediata, in pronto soccorso. La presenza di questi sintomi non va gestita attendendo la successiva seduta di fisioterapia.

In una persona con tumore noto o pregresso, la comparsa di difficoltà nel cammino, debolezza degli arti, alterazioni della sensibilità o disturbi sfinterici può segnalare una compressione neurologica e richiede un percorso urgente. NICE considera il sospetto di compressione midollare metastatica un’emergenza oncologica. [3]

Riabilitazione prima e dopo la chirurgia vertebrale

La preparazione all’intervento è stata un altro tema rilevante. Gasbarrini ha richiamato il ruolo dello stato funzionale e di condizioni come sarcopenia, obesità e diabete nella valutazione del paziente chirurgico. Nel confronto successivo, Raoul Saggini ha sottolineato il valore dell’ottimizzazione preoperatoria e della conoscenza del percorso chirurgico da parte del team riabilitativo.

Prima dell’intervento, quando indicato e compatibile con la situazione clinica, il percorso può mirare a conservare o migliorare la capacità di movimento, preparare il paziente alle attività quotidiane e chiarire obiettivi e precauzioni. La preparazione non deve ritardare la gestione di un’urgenza.

Dopo l’intervento, la riabilitazione deve tenere conto della procedura eseguita, della stabilità ottenuta, delle condizioni neurologiche e delle indicazioni dell’équipe. Cammino, autonomia e ripresa delle attività rappresentano obiettivi da definire e rivalutare nel tempo. Non è corretto applicare lo stesso programma o gli stessi tempi a tutte le operazioni della colonna.

Per la lombalgia cronica primaria, l’Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene un approccio personalizzato e integrato, che può comprendere educazione ed esercizio. Queste raccomandazioni riguardano uno specifico quadro clinico: non costituiscono un protocollo per tumori vertebrali, fratture instabili o urgenze neurologiche. [4]

Tumori vertebrali: proteggere la funzione e la qualità della vita

La parte oncologica della relazione ha distinto i tumori primitivi dalle metastasi vertebrali. I primi originano localmente; le seconde derivano dalla diffusione di una neoplasia insorta in un’altra sede. Questa distinzione modifica obiettivi, pianificazione e integrazione dei trattamenti.

Nelle metastasi, Gasbarrini ha descritto interventi finalizzati a gestire instabilità, fratture e compressione delle strutture nervose, cercando di preservare autonomia e qualità della vita. Il percorso deve coordinarsi con le terapie oncologiche e radioterapiche.

Nel confronto con i moderatori è emerso che una metastasi vertebrale non comporta automaticamente un’operazione. Il relatore ha spiegato come, in condizioni selezionate, la radioterapia possa essere indicata; la presenza di instabilità o compressione neurologica richiede invece una valutazione specifica delle opzioni. La scelta dipende dalla situazione della colonna, dalle caratteristiche del tumore e dalle condizioni della persona.

Per alcuni tumori primitivi, la relazione ha mostrato resezioni complesse e ricostruzioni vertebrali. Si tratta di strategie da pianificare in centri esperti, sulla base della diagnosi e dell’estensione della malattia. L’Istituto Ortopedico Rizzoli descrive, tra le proprie attività, un approccio multidisciplinare alle patologie oncologiche vertebrali. [1]

Mininvasività e tecnologia: strumenti al servizio dell’indicazione

Endoscopia, visualizzazione ingrandita, navigazione e assistenza robotica sono entrate nel confronto attraverso esempi e domande. Gasbarrini ha insistito sulla necessità di preservare i tessuti per quanto possibile e di scegliere gli strumenti in relazione all’obiettivo clinico.

La disponibilità di una tecnologia non basta a definire quale operazione sia appropriata. Per il paziente, le domande utili restano concrete: quale problema si intende correggere, quale beneficio è plausibile, quali rischi esistono e quale percorso seguirà dopo l’intervento? La mininvasività va valutata insieme all’efficacia e alla sicurezza della procedura necessaria.

Il confronto con Musorrofiti, Saggini, Bonifacio e Conforti

Alla relazione di Alessandro Gasbarrini si è affiancato il contributo dei moderatori, che hanno approfondito il rapporto tra indicazione chirurgica, percorso riabilitativo e gestione della fragilità ossea.

Marco Musorrofiti: la continuità tra trattamento conservativo, chirurgia e riabilitazione

Marco Musorrofiti ha introdotto la serata partendo da un dubbio frequente nella pratica clinica: quando proseguire con un percorso conservativo e quando considerare la chirurgia? Ha quindi posto al centro del confronto la necessità di comprendere le indicazioni all’intervento e il ruolo della riabilitazione prima e dopo l’operazione, all’interno di un percorso assistenziale continuo.

Nel commento alla relazione, Musorrofiti ha valorizzato tre messaggi: la centralità della visita clinica, l’importanza di interpretare le immagini alla luce dei sintomi e il rispetto dei tessuti biologici attraverso una chirurgia quanto possibile poco invasiva. Ha inoltre ripreso il significato della frase di Gasbarrini sul chirurgo che riesce a risolvere il problema senza operare, richiamando l’attenzione sull’appropriatezza delle scelte terapeutiche.

Raoul Saggini: ottimizzazione preoperatoria e progetto riabilitativo

Il Prof. Raoul Saggini ha approfondito il concetto di ottimizzazione preoperatoria, collegandolo alla propria visione di un percorso riabilitativo orientato al miglioramento progressivo delle capacità funzionali. Ha sottolineato che la preparazione del paziente richiede una conoscenza approfondita dell’anatomia, della funzione e della prospettiva chirurgica.

Nel successivo confronto sull’osteoporosi vertebrale, Saggini ha discusso il ruolo delle energie fisiche, citando campi magnetici e vibrazioni meccanosonore, insieme al potenziamento muscolare e al lavoro in acqua o in condizioni di carico ridotto. Ha presentato questi strumenti all’interno della propria impostazione clinico-riabilitativa, insistendo sull’integrazione con la funzione corporea e sull’adattamento degli interventi all’età e alla fragilità della persona. Il suo contributo ha evidenziato i punti di contatto tra l’attività del chirurgo e quella del riabilitatore nella tutela e nel recupero delle capacità del paziente.

Marco Bonifacio: qualità della vita e integrazione delle cure

Marco Bonifacio ha sottolineato il valore umano e funzionale dei casi presentati, soffermandosi sulla possibilità di recuperare autonomia e partecipazione alla vita quotidiana anche dopo interventi oncologici complessi.

Ha poi rivolto a Gasbarrini una domanda sul rapporto tra chirurgia decompressiva e stabilizzante e radioterapia stereotassica nelle metastasi vertebrali, richiamando il ruolo dei punteggi prognostici e della valutazione della stabilità. Il quesito ha aperto il confronto sui criteri con cui scegliere e integrare i diversi trattamenti.

Bonifacio ha inoltre richiamato l’importanza della collaborazione con il reumatologo nella gestione dei pazienti sottoposti a vertebroplastica, ponendo il tema della terapia medica di supporto e del rischio di ulteriori fratture. In apertura aveva ricordato anche il valore della formazione attraverso il master dedicato alle terapie fisiche.

Alessandro Conforti: fragilità ossea, terapie mediche e ricerca

Il reumatologo Alessandro Conforti ha evidenziato il valore del lavoro multidisciplinare, collegando i temi della relazione all’esperienza del proprio gruppo. Nel confronto sui crolli vertebrali ha richiamato l’attenzione sulla gestione medica della fragilità ossea e ha sottolineato il proprio interesse per le terapie anaboliche dopo una frattura vertebrale.

Conforti ha inoltre annunciato che il gruppo stava completando una metanalisi sulle terapie anaboliche dopo crollo vertebrale e vertebroplastica, invitando Gasbarrini a contribuire alla valutazione del lavoro. Il progetto è stato presentato come ricerca in corso, senza anticiparne risultati definitivi. Il suo intervento ha così collegato la discussione clinica alla produzione di evidenze e alla collaborazione tra riabilitazione, reumatologia e chirurgia vertebrale.

Tre indicazioni per la pratica riabilitativa

  • Collegare sintomi, funzione ed esami. La valutazione della persona orienta l’interpretazione delle immagini e la scelta del percorso.
  • Monitorare l’evoluzione clinica. Il trattamento conservativo richiede obiettivi, rivalutazioni e attenzione a nuovi segni neurologici.
  • Costruire continuità tra professionisti. Indicazione chirurgica, preparazione e recupero devono condividere informazioni e obiettivi comprensibili al paziente.

Il contributo di Gasbarrini invita a misurare il valore delle cure attraverso ciò che conta nella vita della persona: dolore, movimento, autonomia e partecipazione. Per i professionisti della riabilitazione, il confronto con il chirurgo rappresenta una parte concreta di questa responsabilità.

Guarda il webinar con Alessandro Gasbarrini

La registrazione sul canale YouTube di Marco Musorrofiti permette di seguire la relazione e il confronto con i moderatori.

Per partecipare ai prossimi appuntamenti e ricevere le informazioni sulle dirette integrali su Zoom, puoi iscriverti gratuitamente al Club dei Webinar de Il Riabilitatore.

Leggi anche: la presentazione de Il Riabilitatore Magazine di giugno 2026 con Alessandro Gasbarrini.

Fonti e approfondimenti

Articolo a cura di Marco Musorrofiti. Sintesi editoriale del webinar del 29 settembre 2026, integrata con riferimenti istituzionali. La citazione riportata è presente nella registrazione; i richiami alle linee guida sono approfondimenti redazionali.

  1. Istituto Ortopedico Rizzoli – Chirurgia Vertebrale.
  2. NICE NG59 – Low back pain and sciatica in over 16s: assessment and management, raccomandazione 1.3.8.
  3. NICE NG234 – Spinal metastases and metastatic spinal cord compression.
  4. OMS – Linee guida sulla lombalgia cronica primaria: presentazione e principi di cura.
  5. Webinar con Alessandro Gasbarrini – registrazione sul canale Marco Musorrofiti.

Le informazioni hanno finalità divulgativa e formativa. Le decisioni diagnostiche, chirurgiche e riabilitative richiedono una valutazione individuale.

Dott. Marco Musorrofiti
Fisioterapista
Docente di Ergonomia Università degli Studi eCampus
Direttore de IL RIABILITATORE MAGAZINE
Direttore ScienzeRiabilitative.it
https://www.fisioterapiaroma.info

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