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“What is this thing called pain?” Un confronto multidisciplinare sul significato e la gestione del dolore.

📅 Webinar del 28 luglio 2025, organizzato da Marco Bonifacio e Enricomaria Mattia


Introduzione 🧩

Il 28 luglio 2025 si è tenuto il webinar “What is this thing called pain?”, un evento formativo promosso dal dott. Marco Bonifacio, fisioterapista e terapista manuale, che ha riunito alcune delle voci più autorevoli nel panorama italiano della riabilitazione, della medicina manuale, delle neuroscienze e della psicologia applicata alla salute.

🎯 Obiettivo dell’incontro: esplorare il dolore non solo come sintomo, ma come fenomeno biopsicosociale, che coinvolge meccanismi neurofisiologici, emozioni, comportamenti e contesto relazionale.

L’evento ha rappresentato un’importante occasione di aggiornamento e confronto tra figure professionali diverse, tutte accomunate dalla volontà di comprendere meglio il significato clinico del dolore e di migliorare la qualità della presa in carico del paziente.


1. Marco Bonifacio: “Cos’è davvero il dolore? Domande scomode, risposte complesse” 🤔🧠

Il dott. Marco Bonifacio, fisioterapista e terapista manuale, ha aperto il webinar con un intervento di grande spessore teorico e umano, volto a stimolare una riflessione critica sull’essenza del dolore e sul ruolo che il clinico dovrebbe assumere nella sua gestione.

🎙️ Concetti chiave del suo intervento:

  • Ha esordito con una provocazione significativa: “Non possiamo parlare di dolore senza mettere in discussione il nostro modo di comprenderlo e affrontarlo.”
    Il dolore non è solo un segnale da interpretare, ma una esperienza soggettiva complessa, che non può essere pienamente rappresentata da scale numeriche o da modelli biomeccanici lineari.
  • Bonifacio ha evidenziato come l’approccio riduzionista – che cerca una causa lineare tra danno e dolore – fallisca di fronte al dolore persistente, dove l’origine non è solo tissutale, ma coinvolge l’identità, la storia, le emozioni e il significato attribuito dal paziente.
  • Ha proposto di considerare il dolore come una “esperienza di allarme disfunzionale”, che può cronicizzarsi quando il sistema di regolazione neuropsicofisiologica perde la capacità di riconfigurarsi in modo adattivo.

🔍 Il ruolo del clinico: da risolutore a facilitatore

  • Bonifacio ha invitato a superare il ruolo tecnico e meccanicista del terapista, per assumere una funzione di “facilitatore di cambiamento”. “Non siamo qui per aggiustare le persone, ma per accompagnarle in un processo di riappropriazione di sé.”
  • Ha sottolineato la necessità di accogliere il paziente senza giudicarlo, rispettando il suo modo di percepire, descrivere e affrontare il dolore.

🧩 In questa prospettiva, il trattamento non può essere solo una tecnica, ma diventa un processo relazionale fondato su ascolto, collaborazione e significato condiviso.


📣 Con il suo intervento, Bonifacio ha posto le basi teoriche e cliniche dell’intero evento, tracciando una linea chiara: il dolore non è solo da capire, ma da ascoltare. Solo così può diventare una porta d’accesso alla cura, e non un ostacolo da combattere a ogni costo.


2. Raoul Saggini: “Il dolore tra sistema muscolo-scheletrico e neurofisiologia integrata” 🧠🔗

Il Prof. Raoul Saggini, fisiatra e docente universitario, ha offerto un intervento ricco di spunti sull’interpretazione moderna del dolore, ponendo l’accento su un approccio funzionale e integrato.

🎙️ Punti salienti del suo intervento:

  • Ha definito il dolore come un fenomeno disfunzionale, la cui origine spesso risiede in una compromissione della funzione neuro-mio-fasciale piuttosto che in una lesione anatomica strutturale evidente.
  • Ha sottolineato che l’obiettivo della medicina moderna non è solo la soppressione del dolore, ma la valutazione e il recupero della funzione biomeccanica, neuromotoria e fasciale. Il dolore viene così visto come una spia di uno squilibrio più profondo da indagare.
  • Ha illustrato come la valutazione posturale e funzionale debba affiancarsi alle metodiche strumentali, per comprendere le alterazioni dinamiche che alimentano il dolore cronico, soprattutto nei distretti vertebrali.

🔧 Tecnologie e approcci integrati:

  • Il Prof. Saggini ha proposto un modello riabilitativo integrato, dove la tecnologia viene usata non per “curare il dolore” in senso soppressivo, ma per modulare i meccanismi neurofisiologici alterati.
  • Ha fatto riferimento all’uso clinico avanzato di:
    • Tecnologie fisiche ad alta energia (laser HILT, tecarterapia, onde d’urto) ⚡
    • Sistemi di decompressione vertebrale e posturale assistita 🧘‍♂️
    • Neurostimolazione funzionale per il recupero delle strategie motorie e il potenziamento selettivo dei pattern stabilizzatori

📈 Secondo Saggini, il vero salto qualitativo della medicina riabilitativa è quello di passare da un modello sintomatico a uno rigenerativo e funzionale, in cui l’analisi del gesto motorio e la stimolazione neurosensoriale guidino la strategia terapeutica.


🎯 Il suo intervento ha offerto ai partecipanti una visione “macroscopica” e integrativa, che connette la biomeccanica, la neurofisiologia e l’uso ragionato della tecnologia per affrontare il dolore non come entità da sopprimere, ma come occasione per restituire funzione e qualità della vita.


3. Enricomaria Mattia: “Dolore Cronico: lavoro centrato sulla persona 🤝💡”

Il dott. Enricomaria Mattia è intervenuto con una riflessione profonda sull’approccio psicologico-personale al dolore cronico:

🎙️ Estratti principali del suo intervento:

Ha illustrato come il colloquio anamnestico svolto in maniera empatica, ascoltando attivamente il vissuto emotivo, corporeo e cognitivo del paziente, permette di costruire una relazione terapeutica solida: secondo Mattia, il terapista dovrebbe adottare un modello che integra ascolto profondo, sintesi empatica e accompagnamento al significato del dolore.

Ha ribadito che il dolore è un’esperienza soggettiva e personale, quindi qualsiasi intervento clinico efficace deve essere incentrato sui valori e sulle priorità della persona, più che sulle sole caratteristiche fisiologiche del sintomo.

Ha presentato un estratto video/riportato un caso clinico, illustrando una paziente con dolore cronico di elevata intensità che comprometteva anche attività quotidiane come il lavarsi o lo sport: un esempio concreto di disabilità vissuta come limitazione sociale e identitaria.

Una frase chiave che Mattia ha pronunciato: “Il dolore non è l’unico problema: a volte sono le convinzioni limitanti, le paure legate all’attività, la perdita di senso che restano più invalidanti del dolore stesso.”

Ha enfatizzato l’importanza di porre al centro l’agenda del paziente, ossia capire cosa davvero conta per lui (es. la passione per lo sport, il mantenimento di ruoli sociali e affettivi), e non imporre l’agenda del terapeuta o del protocollo.


4. Paolo Marighetto: “Cervello predittivo, percezione e dolore” 🧠🔮

Il dott. Paolo Marighetto ha presentato i più recenti modelli cognitivi del dolore, basati sulla teoria della percezione predittiva e sul Bayesian brain.

📊 Secondo questa visione, il cervello costruisce costantemente ipotesi sul mondo. Il dolore nasce non tanto dallo stimolo, ma da un’aspettativa negativa associata al segnale corporeo.

🔁 In alcuni pazienti, soprattutto con dolore cronico, il cervello continua a “predire” dolore anche quando l’informazione periferica è cambiata. Questo spiega fenomeni come la disfunzione somatica persistente, le allodinie e l’iperalgesia.

💬 Marighetto ha ribadito il ruolo dell’intervento clinico nel cambiare il contesto narrativo del dolore, favorendo nuove associazioni percettive.


5. Tommaso Terran: “Il dolore come espressione di disfunzione sistemica” 🌐👐

Il dott. Tommaso Terran ha proposto una lettura osteopatica del dolore, inteso come espressione di un equilibrio alterato tra i sistemi corporei.

🌀 Ha parlato di “modelli adattativi rigidi” che il corpo mette in atto in risposta a traumi, stress o disfunzioni, e che a lungo andare diventano essi stessi fonte di dolore.

🌬️ Il trattamento manuale – viscerale, craniosacrale, strutturale – viene utilizzato per ristabilire flessibilità, ritmo e dialogo tra i tessuti.

📎 Terran ha ribadito il valore dell’ascolto percettivo e della personalizzazione del trattamento come strumento per ridurre la “rumorosità” sensoriale del sistema.


6. Luca Giglio: “Dolore e contatto: strategie manuali tra scienza e arte” 🤲📐

Il terapista manuale Luca Giglio ha posto il focus sull’importanza del contatto terapeutico nella gestione del dolore.

📡 Il tocco, se esercitato con consapevolezza, può modulare l’attività del sistema nervoso autonomo, favorire il rilascio di ossitocina e creare un senso di sicurezza che agisce sulla soglia del dolore.

🔍 Giglio ha discusso i meccanismi neurofisiologici del trattamento manuale e il valore dell’aspetto relazionale: “la mano è anche linguaggio”.

💡 Ha affrontato con rigore anche le manipolazioni vertebrali, invitando a considerarle parte di un approccio multimodale, centrato sulla persona e non sulla tecnica.


7. Andrea Mattioni: “Dolore e movimento: rieducare il corpo al gesto” 🏃‍♂️🔁

Il dott. Andrea Mattioni ha trattato l’esercizio terapeutico come intervento centrale nella riabilitazione del dolore cronico.

🎯 Ha spiegato come il movimento graduale e personalizzato favorisca il rimodellamento delle mappe corticali, aumenti la soglia di tolleranza al dolore e migliori l’autoefficacia del paziente.

🧠 L’obiettivo non è solo “muoversi di più”, ma muoversi meglio, con meno paura e più consapevolezza.

🧰 Mattioni ha illustrato modelli di graded exposure, uso della variabilità motoria e progressione funzionale, adattata alle esigenze del singolo.


8. Michele Ronchi: “Aspetti psicologici e modulazione cognitiva del dolore” 💭📘

Lo psicologo Michele Ronchi ha analizzato i meccanismi mentali che amplificano o attenuano il dolore.

⚠️ Ha parlato di catastrofizzazione, kinesiophobia e ridotta autoefficacia, spiegando come questi fattori predicano la disabilità più della gravità del danno anatomico.

🧘‍♂️ Ha proposto tecniche CBT (cognitive behavioral therapy), mindfulness e strategie psicoeducative per aiutare i pazienti a modificare le credenze disfunzionali e migliorare la qualità di vita.

📣 Ronchi ha concluso con un invito ai clinici: “le parole che usiamo curano o feriscono”. La narrazione clinica è parte integrante del trattamento.


9. Matteo Colombi: “Pain education: cambiare la narrazione per cambiare la prognosi” 📚🔄

Il dott. Matteo Colombi ha chiuso l’evento parlando di Pain Neuroscience Education (PNE), ovvero l’educazione al dolore come intervento terapeutico.

🎓 Ha evidenziato come fornire informazioni corrette, basate sulla scienza, aiuti i pazienti a decostruire credenze errate e a recuperare una visione meno minacciosa del proprio corpo.

🛠️ L’educazione al dolore – se ben costruita e personalizzata – può cambiare l’esito clinico tanto quanto un trattamento fisico.

💬 Colombi ha proposto di integrare la PNE nel colloquio, nei materiali scritti e nel linguaggio del corpo del clinico: la cura inizia dalla comunicazione.


Conclusione: Un dolore, tante verità 🔬🤝

Il webinar “What is this thing called pain?” ha dimostrato che il dolore è molto più di un sintomo: è un linguaggio, un’espressione dell’identità, un’esperienza influenzata da storia, contesto, corpo e mente.

👥 Solo un approccio integrato, multidisciplinare e umano può dare risposte efficaci a chi vive nel dolore. Il confronto tra esperti provenienti da discipline diverse ha offerto ai partecipanti strumenti teorici e pratici per evolvere la propria pratica clinica.

👏 Un sentito ringraziamento al dott. Marco Bonifacio per l’ideazione e la direzione di un evento di grande spessore formativo e scientifico.

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