Semaglutide oltre il peso: meno dolore, migliore funzionalità e nuove prospettive per la fisioterapia nell’osteoartrosi del ginocchio
Il webinar de IL RIABILITATORE MAGAZINE del 19 ottobre 2026, con Alessandro Conforti e Francesca Ciampa, ha approfondito i risultati di uno studio italiano sulla semaglutide, il suo possibile rapporto con l’infiammazione articolare e il ruolo fondamentale della riabilitazione.
La semaglutide può migliorare il dolore e la funzionalità nei pazienti con osteoartrosi del ginocchio e obesità? I suoi effetti dipendono esclusivamente dalla perdita di peso oppure entrano in gioco anche meccanismi infiammatori e metabolici? E quale ruolo può svolgere il fisioterapista durante il trattamento?
Sono queste le domande al centro del webinar “Semaglutide oltre il peso: effetti real world in osteoartrosi”, organizzato da IL RIABILITATORE MAGAZINE e trasmesso in diretta Zoom lunedì 19 ottobre 2026.
Protagonisti dell’incontro il dott. Alessandro Conforti, reumatologo e autore di numerose pubblicazioni scientifiche, e la dott.ssa Francesca Ciampa, esperta in dietologia e gestione dell’obesità.
Il confronto ha affrontato il rapporto tra obesità, infiammazione, dolore articolare, composizione corporea e fisioterapia, con particolare attenzione ai risultati di una ricerca pubblicata nel luglio 2026 sul Journal of Clinical Medicine.
Il messaggio centrale emerso dall’incontro è chiaro: nel paziente con obesità e osteoartrosi non basta considerare quanti chilogrammi vengono persi. Occorre valutare anche dolore, funzione, capacità muscolare, infiammazione e qualità della vita.
Semaglutide e osteoartrosi: perché il peso non spiega tutto
L’osteoartrosi del ginocchio, o gonartrosi, è una delle principali cause di dolore muscoloscheletrico e limitazione funzionale nella popolazione adulta.
Tradizionalmente, il sovrappeso è stato considerato soprattutto un problema biomeccanico: maggiore massa corporea significa maggiore carico sulle articolazioni degli arti inferiori durante le attività quotidiane.
Oggi sappiamo, però, che il rapporto tra obesità e osteoartrosi è più complesso.
Il tessuto adiposo non rappresenta soltanto una riserva energetica, ma partecipa alla regolazione di numerosi processi metabolici e infiammatori.
Nel paziente con obesità possono essere presenti:
- Aumento del carico meccanico sul ginocchio.
- Infiammazione sistemica cronica di basso grado.
- Alterazioni dell’ambiente sinoviale.
- Modificazioni della sensibilizzazione dolorosa.
- Riduzione dell’attività fisica e progressivo decondizionamento muscolare.
Questi fattori possono interagire, contribuendo alla persistenza del dolore e alla limitazione delle attività.
È proprio in questo contesto che la semaglutide, farmaco agonista del recettore del GLP-1 utilizzato nel trattamento dell’obesità e del diabete di tipo 2 secondo specifiche indicazioni, sta attirando l’attenzione della ricerca muscoloscheletrica.
Lo studio STEP 9: semaglutide, perdita di peso e riduzione del dolore al ginocchio
Uno dei lavori più importanti discussi dal dott. Conforti è stato lo studio STEP 9, pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2024.
Il trial randomizzato, controllato con placebo, ha coinvolto 407 persone con obesità, osteoartrosi sintomatica del ginocchio e dolore moderato-severo.
I partecipanti sono stati seguiti per 68 settimane, associando al trattamento farmacologico interventi sullo stile di vita.
I risultati hanno evidenziato differenze significative tra semaglutide e placebo.
| Indicatore | Semaglutide | Placebo |
|---|---|---|
| Riduzione media del peso corporeo | −13,7% | −3,2% |
| Riduzione del punteggio WOMAC dolore | −41,7 punti | −27,5 punti |
Il miglioramento del dolore, misurato su una scala WOMAC da 0 a 100, è stato quindi superiore di circa 14,2 punti nel gruppo semaglutide rispetto al placebo.
Anche la funzione fisica riferita dai partecipanti è migliorata maggiormente nel gruppo trattato.
Si tratta di risultati importanti, perché documentano un beneficio clinico in una popolazione nella quale obesità e osteoartrosi coesistono.
Lo studio non dimostra, tuttavia, che la semaglutide ripari la cartilagine o che tutti i benefici articolari siano indipendenti dal dimagrimento.
Il dato rilevante è che la riduzione del peso si accompagna a un miglioramento clinicamente significativo del dolore e della funzionalità.
Lo studio italiano real world presentato da Alessandro Conforti
Uno dei momenti scientificamente più rilevanti del webinar è stato dedicato alla ricerca:
“Beyond the Scale: Changes in Pain, Physical Function (WOMAC), and Low-Grade Inflammation Following Semaglutide Treatment in Patients with Knee Osteoarthritis—Results from a Six-Month Real-World Cohort”.
Il lavoro è stato pubblicato sul Journal of Clinical Medicine il 27 luglio 2026.
Tra gli autori figurano Alessandro Conforti, Linda Lucchetti, Francesca Ciampa, Marco Bonifacio, Marco Giuseppe Musorrofiti, Valerio Cipolloni e Filippo Messina.
Lo studio ha analizzato dati clinici raccolti nella pratica reumatologica dell’ASL Roma 4, presso l’Ospedale San Paolo di Civitavecchia.
A differenza di un trial clinico randomizzato, questa ricerca ha osservato i cambiamenti verificatisi in pazienti trattati nella normale attività assistenziale.
Sono stati inclusi 93 pazienti con osteoartrosi del ginocchio e sovrappeso o obesità, dei quali 88 hanno completato il follow-up a sei mesi.
I ricercatori hanno valutato numerosi parametri:
- Peso corporeo e indice di massa corporea (BMI).
- Intensità del dolore mediante scala VAS.
- Sintomi e funzione mediante questionario WOMAC.
- Proteina C-reattiva (PCR) e velocità di eritrosedimentazione (VES).
- Emoglobina glicata e profilo metabolico.
- Esposizione al farmaco e tollerabilità.
I risultati a sei mesi: meno peso, meno dolore e migliore funzionalità
I risultati medi osservati negli 88 pazienti che hanno completato il follow-up sono stati particolarmente interessanti.
| Parametro clinico | Variazione media dopo 6 mesi |
|---|---|
| Peso corporeo | −10,88 kg |
| BMI | −3,87 kg/m² |
| Dolore VAS, scala 0–10 | −2,47 punti |
| WOMAC totale, scala 0–96 | −22,50 punti |
| Proteina C-reattiva | −2,67 mg/L |
| VES | −7,62 mm/h |
| Emoglobina glicata | −0,51 punti percentuali |
Tutte queste variazioni rispetto al basale sono risultate statisticamente significative nell’analisi dello studio.
In termini clinici, un miglioramento medio di quasi 2,5 punti nella VAS dolore rappresenta un risultato che merita attenzione.
Analogamente, la riduzione del punteggio WOMAC indica un miglioramento complessivo dei sintomi e delle limitazioni associate all’osteoartrosi.
Anche la riduzione degli indici infiammatori suggerisce che il quadro clinico dei pazienti sia cambiato sotto diversi aspetti.
È però indispensabile distinguere l’associazione osservata dalla dimostrazione di causalità: trattandosi di uno studio retrospettivo senza gruppo di controllo contemporaneo, non possiamo attribuire con certezza tutte queste variazioni alla semaglutide.
I risultati rafforzano l’interesse scientifico per questa strategia terapeutica e giustificano ulteriori studi controllati.
Oltre il dimagrimento: la semaglutide potrebbe modulare l’infiammazione?
Uno degli interrogativi principali affrontati da Conforti riguarda il possibile contributo dei meccanismi antinfiammatori.
Nel corso del webinar sono state illustrate analisi statistiche che hanno esaminato le associazioni tra perdita di peso, dose raggiunta di semaglutide, dolore, funzionalità e parametri biologici.
La perdita di peso ha mantenuto un’associazione significativa con il miglioramento del WOMAC.
La dose di farmaco raggiunta, nei modelli aggiustati, ha mostrato ulteriori associazioni con diversi miglioramenti clinici, metabolici e infiammatori.
Queste osservazioni suggeriscono che la risposta possa essere eterogenea e non descrivibile esclusivamente attraverso i chilogrammi persi.
Tuttavia, la dose non era stata assegnata casualmente. I risultati potrebbero quindi essere influenzati da caratteristiche individuali, tollerabilità, terapie concomitanti e altri fattori non completamente misurati.
Il possibile ruolo dei macrofagi M1 e M2
Un particolare interesse è stato riservato ai macrofagi e alla loro partecipazione all’infiammazione articolare.
In termini semplificati, i macrofagi possono assumere differenti stati funzionali, alcuni prevalentemente pro-infiammatori e altri coinvolti nella risoluzione dell’infiammazione e nei processi riparativi.
Nei modelli sperimentali sono stati ipotizzati meccanismi attraverso i quali l’attivazione del recettore GLP-1 potrebbe influenzare questa regolazione.
Tra i possibili effetti studiati figurano la modulazione di mediatori quali interleuchina-1 beta, interleuchina-6 e TNF-alfa.
L’ipotesi di un effetto antinfiammatorio diretto sulla sinovia e sui tessuti articolari è biologicamente interessante, ma richiede ulteriori conferme nell’uomo.
Non è attualmente corretto interpretarla come una dimostrazione di rigenerazione cartilaginea o di modificazione strutturale dell’osteoartrosi.
Cinque possibili profili di risposta: verso una medicina personalizzata
Un altro elemento originale dello studio italiano riguarda l’analisi dei possibili profili di risposta.
Utilizzando un algoritmo di clustering denominato K-means, i ricercatori hanno individuato cinque gruppi esplorativi di pazienti.
Questi gruppi presentavano differenti combinazioni di risposta ponderale, clinica, metabolica e infiammatoria.
Particolarmente interessante è risultato il gruppo nel quale, a fronte di una perdita di peso relativamente più contenuta, si osservavano comunque miglioramenti dei parametri infiammatori.
Il significato scientifico è importante: due pazienti che perdono quantità differenti di peso possono presentare risposte cliniche e biologiche non necessariamente proporzionali.
Questa osservazione apre nuove domande sulla personalizzazione terapeutica.
I cinque cluster, però, non rappresentano ancora fenotipi validati per scegliere la terapia nella pratica clinica. Dovranno essere confermati in studi prospettici e su popolazioni indipendenti.
Semaglutide e massa muscolare: si rischia la sarcopenia?
La seconda parte del webinar ha affrontato uno degli aspetti più rilevanti per fisioterapisti, dietologi e medici che seguono pazienti con obesità: la possibile perdita di massa magra durante il dimagrimento farmacologico.
La dott.ssa Francesca Ciampa ha sottolineato l’importanza di distinguere la riduzione della massa magra dalla perdita di tessuto muscolare scheletrico.
Si tratta di due concetti correlati, ma non equivalenti.
La massa magra misurata mediante DXA comprende infatti anche componenti non muscolari, inclusi liquidi e altri tessuti.
Nella sottoanalisi dello studio STEP 1 condotta con DXA, a 68 settimane di trattamento con semaglutide sono state osservate:
- Una riduzione della massa grassa totale del 19,3%.
- Una riduzione della massa magra totale del 9,7%.
- Un aumento della proporzione di massa magra rispetto al peso corporeo complessivo.
Questo significa che il dimagrimento interessa prevalentemente il compartimento adiposo, ma non esclude una riduzione della massa magra in termini assoluti.
È quindi scorretto affermare sia che la semaglutide provochi inevitabilmente sarcopenia, sia che il trattamento garantisca la completa conservazione muscolare.
Per valutare il rischio di compromissione muscolare occorre considerare anche forza, prestazione fisica, alimentazione, età e condizioni cliniche.
Perché l’esercizio terapeutico diventa essenziale
Nel corso dell’incontro, Francesca Ciampa ha evidenziato quanto l’attività fisica regolare e il controllo dietologico possano contribuire alla qualità del dimagrimento.
Un paziente che perde peso senza mantenere un adeguato stimolo muscolare può andare incontro a decondizionamento, soprattutto se anziano, sedentario o già fragile.
È proprio in questo ambito che la fisioterapia può offrire un contributo determinante.
Il fisioterapista può strutturare programmi finalizzati al mantenimento e al miglioramento della forza muscolare, della capacità di carico e dell’autonomia funzionale.
Nei pazienti appropriati, gli interventi possono includere esercizi contro resistenza, attività aerobica adattata e rieducazione funzionale progressiva.
L’obiettivo non deve essere esclusivamente dimagrire, ma perdere peso mantenendo o migliorando la capacità di movimento.
Il ruolo del fisioterapista nel paziente con osteoartrosi trattato con semaglutide
Il confronto tra Alessandro Conforti, Francesca Ciampa e Marco Bonifacio ha posto particolare attenzione alla collaborazione interdisciplinare.
La gestione del paziente con obesità e gonartrosi può richiedere il contributo di reumatologo, medico esperto nel trattamento dell’obesità, dietologo, ortopedico e fisioterapista.
Il trattamento farmacologico non sostituisce la riabilitazione.
Al contrario, la riduzione del dolore e del carico corporeo potrebbe facilitare la partecipazione a un programma di esercizio precedentemente difficile da sostenere.
Cosa può fare concretamente il fisioterapista?
1. Valutare il paziente in modo multidimensionale
Non limitarsi alla scala del dolore, ma documentare funzione, forza, tolleranza allo sforzo e capacità di svolgere le attività quotidiane.
Strumenti utilizzabili comprendono VAS/NRS, WOMAC, test sit-to-stand, valutazione della forza degli estensori del ginocchio e test del cammino, scelti in funzione delle caratteristiche del paziente.
2. Impostare un programma progressivo di rinforzo muscolare
L’esercizio contro resistenza può contribuire alla conservazione della funzione muscolare durante il dimagrimento.
Il programma va adattato alla sintomatologia, alle capacità iniziali, alle comorbilità e alla risposta al carico.
3. Migliorare controllo neuromuscolare e funzione
Rieducazione del cammino, esercizi funzionali, equilibrio, controllo del movimento e progressione delle attività rappresentano strumenti utili nella gestione dell’osteoartrosi.
4. Favorire il ritorno all’attività fisica
Cammino progressivo, cyclette, esercizio in acqua e altre attività a basso impatto possono essere utilizzati quando appropriati, senza rinunciare al lavoro sulla forza.
5. Monitorare gli esiti nel tempo
La variazione del peso corporeo non deve essere l’unico parametro di successo.
Occorre verificare se il paziente si muove meglio, riesce a svolgere più attività, migliora la forza e mantiene i risultati.
Il fisioterapista non prescrive la semaglutide: contribuisce alla gestione funzionale del paziente attraverso un percorso coordinato con il medico responsabile della terapia.
Le nuove linee guida sull’osteoartrosi e il ruolo dei farmaci GLP-1
Le evidenze discusse durante il webinar trovano un importante riscontro negli aggiornamenti delle raccomandazioni cliniche.
Nel settembre 2026, l’American College of Rheumatology ha presentato nuove indicazioni per la gestione dell’osteoartrosi.
Tra le novità compare una raccomandazione condizionata sull’impiego degli agonisti del recettore GLP-1 nei pazienti con obesità e osteoartrosi del ginocchio, allo scopo di favorire il raggiungimento di un peso appropriato in associazione a dieta ed esercizio fisico.
Non si tratta di una raccomandazione a prescrivere indiscriminatamente questi farmaci a tutti i pazienti artrosici.
Rappresenta, piuttosto, il riconoscimento dell’importanza di affrontare l’obesità come parte integrante della gestione dell’osteoartrosi.
Le raccomandazioni continuano inoltre a considerare fondamentali l’esercizio, l’autogestione e la riduzione ponderale quando indicata.
Chi può assumere semaglutide e quali sono i rischi?
Durante il webinar, la dott.ssa Ciampa ha affrontato il tema della selezione dei pazienti e della tollerabilità.
Nell’indicazione europea per il controllo del peso nell’adulto, la semaglutide è prevista, in associazione a dieta ipocalorica e attività fisica, per persone con:
- BMI pari o superiore a 30 kg/m².
- BMI pari o superiore a 27 kg/m², ma inferiore a 30, in presenza di almeno una comorbilità correlata al peso.
La prescrizione richiede una valutazione medica individuale, comprensiva di indicazioni autorizzate, controindicazioni, possibili interazioni e tollerabilità.
Gli eventi avversi più frequenti interessano l’apparato gastrointestinale, con nausea, vomito, diarrea e stitichezza.
È essenziale evitare modifiche autonome del dosaggio o sospensioni e riprese del trattamento senza confronto con il medico.
Semaglutide e neuropatia ottica ischemica: cosa dice l’EMA?
Nel corso del webinar è stato affrontato anche il possibile rapporto tra semaglutide e neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica, conosciuta con l’acronimo NAION.
Su questo tema è particolarmente importante richiamare la posizione aggiornata delle autorità regolatorie.
Nel giugno 2025, l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha concluso che la NAION costituisce un effetto indesiderato molto raro della semaglutide, con una frequenza stimata fino a un caso ogni 10.000 persone trattate.
In presenza di perdita improvvisa della vista o rapido peggioramento visivo durante il trattamento, è necessario contattare tempestivamente un medico.
Questo aggiornamento non annulla i benefici documentati del farmaco nelle popolazioni appropriate, ma conferma l’importanza della farmacovigilanza e di un’informazione scientifica equilibrata.
Psoriasi, infiammazione e nuove prospettive di ricerca
Alessandro Conforti ha richiamato anche studi sperimentali e clinici sul possibile interesse degli agonisti GLP-1 in altre condizioni infiammatorie, tra cui la psoriasi.
L’attenzione è rivolta soprattutto all’interazione tra metabolismo, mediatori infiammatori e regolazione della risposta immunitaria.
Si tratta di un settore in evoluzione, nel quale i risultati preliminari non devono essere interpretati come nuove indicazioni terapeutiche già consolidate.
Sono stati inoltre discussi possibili sviluppi nell’ambito della ricerca sul metabolismo osseo, sulla funzione muscolare e sulle formulazioni orali dei farmaci GLP-1.
La semaglutide orale è già una realtà nella terapia del diabete di tipo 2, mentre nel 2026 è stata autorizzata a livello europeo anche una formulazione orale di Wegovy per il controllo del peso nell’adulto, con disponibilità commerciale da verificare nei singoli mercati.
Conclusioni: la semaglutide apre nuove prospettive, ma la riabilitazione resta centrale
Il webinar del 19 ottobre ha offerto l’occasione per riflettere su una trasformazione nella gestione del paziente con obesità e osteoartrosi del ginocchio.
Le evidenze cliniche mostrano che la riduzione ponderale ottenuta con semaglutide può accompagnarsi a importanti miglioramenti del dolore e della funzionalità.
Lo studio italiano presentato da Alessandro Conforti aggiunge dati provenienti dalla pratica clinica reale e propone nuove ipotesi sulla variabilità della risposta individuale e sui possibili meccanismi infiammatori.
Rimangono interrogativi da approfondire, soprattutto per quanto riguarda gli effetti direttamente attribuibili al farmaco, la salute muscolare a lungo termine e l’identificazione di profili di pazienti che possano beneficiare maggiormente delle diverse strategie terapeutiche.
Per il fisioterapista il messaggio è particolarmente significativo: una migliore gestione dell’obesità può creare condizioni più favorevoli per il recupero funzionale, ma è l’integrazione tra trattamento medico, esercizio terapeutico e monitoraggio clinico a rendere il percorso riabilitativo completo.
Il futuro della gestione dell’osteoartrosi non si esaurisce quindi nella bilancia. Passa attraverso una visione multidisciplinare che considera contemporaneamente dolore, carico articolare, infiammazione, muscolo e capacità di movimento.
Ed è proprio questa integrazione tra medicina, ricerca e riabilitazione uno degli obiettivi de IL RIABILITATORE MAGAZINE.
Domande frequenti su semaglutide e osteoartrosi
La semaglutide può ridurre il dolore dell’artrosi del ginocchio?
Sì. Lo studio randomizzato STEP 9 ha documentato una maggiore riduzione del dolore rispetto al placebo in pazienti con obesità e osteoartrosi sintomatica del ginocchio. Questo non significa che il farmaco sia una cura risolutiva dell’artrosi o che rigeneri la cartilagine.
La semaglutide fa perdere massa muscolare?
Durante il dimagrimento può verificarsi una riduzione della massa magra, che non coincide necessariamente con una perdita equivalente di muscolo scheletrico. Esercizio contro resistenza, adeguata alimentazione e monitoraggio della funzione muscolare sono importanti per limitare il rischio di decondizionamento.
Si può utilizzare la semaglutide per curare qualsiasi artrosi?
No. Le evidenze più specifiche riguardano pazienti con obesità e osteoartrosi del ginocchio. La prescrizione deve rispettare le indicazioni autorizzate e la valutazione del medico.
La fisioterapia è utile anche se il paziente assume semaglutide?
Sì. L’esercizio terapeutico rimane fondamentale per migliorare forza, funzione, tolleranza al carico e autonomia. Il trattamento farmacologico non sostituisce un percorso riabilitativo individualizzato.
Riferimenti scientifici
- Conforti A, Lucchetti L, Ciampa F, Bonifacio M, Musorrofiti MG, Cipolloni V, Messina F. Beyond the Scale: Changes in Pain, Physical Function (WOMAC), and Low-Grade Inflammation Following Semaglutide Treatment in Patients with Knee Osteoarthritis—Results from a Six-Month Real-World Cohort. Journal of Clinical Medicine. 2026;15(15):5876. DOI: 10.3390/jcm15155876.
- Bliddal H, et al. Once-Weekly Semaglutide in Persons with Obesity and Knee Osteoarthritis. New England Journal of Medicine. 2024;391:1573–1583. DOI: 10.1056/NEJMoa2403664.
- Wilding JPH, et al. Impact of Semaglutide on Body Composition in Adults With Overweight or Obesity: Exploratory Analysis of the STEP 1 Study. Journal of the Endocrine Society. 2021. DOI: 10.1210/jendso/bvab048.030.
- American College of Rheumatology. Updated Osteoarthritis Guidance, settembre 2026. Raccomandazioni ACR.
- European Medicines Agency. PRAC concludes NAION is a very rare side effect of semaglutide medicines. Giugno 2025. Comunicazione EMA.
- European Medicines Agency. Wegovy: informazioni sul medicinale e indicazioni autorizzate. Scheda EMA.
IL RIABILITATORE MAGAZINE – La conoscenza che migliora la pratica clinica.
Per seguire i prossimi incontri scientifici e partecipare gratuitamente ai webinar, visita www.ilriabilitatore.it, nella sezione Club dei Webinar.
Nota editoriale: articolo divulgativo scientifico rivolto a professionisti sanitari e lettori interessati. Non sostituisce la valutazione medica individuale né costituisce indicazione alla prescrizione di farmaci.
Dott. Marco Musorrofiti
Fisioterapista
Docente di Ergonomia Università degli Studi eCampus
Direttore de IL RIABILITATORE MAGAZINE
Direttore ScienzeRiabilitative.it
Co-fondatore di FisioLongevity.com
https://www.fisioterapiaroma.info
REVISIONE SCIENTIFICA:
Prof. Raoul Saggini
Ordinario in Medicina Fisica e Riabilitativa Università eCampus
