| 

La riabilitazione dopo la lussazione di gomito: clinica, misura e sensibilità in un webinar di grande valore

Nel webinar de Il Riabilitatore Magazine, Elena Delli Carri ha guidato i partecipanti dentro uno dei temi più complessi della riabilitazione dell’arto superiore. Ad arricchire la serata, gli interventi di Marco Musorrofiti e Marco Bonifacio, in un incontro aperto anche da un intenso ricordo di Vincenzo Manigrasso con la testimonianza di Mauro Tavarnelli.

Il webinar dedicato a “La riabilitazione dopo la lussazione di gomito”, promosso da Il Riabilitatore Magazine, è stato molto più di un semplice approfondimento tecnico. È stata una serata di contenuti, di confronto e di autentica cultura professionale, capace di unire aggiornamento clinico, riflessione critica e memoria condivisa.

Ad aprire l’incontro è stato Marco Musorrofiti, che ha introdotto il tema partendo dall’articolo pubblicato da Elena Delli Carri sulla rivista, significativamente intitolato: “Lussazione semplice di gomito: non sempre così semplice per il fisioterapista”. Ma prima ancora di entrare nel cuore scientifico del webinar, Musorrofiti ha voluto dedicare un momento di profondo raccoglimento al ricordo di Vincenzo Manigrasso, collega stimato e figura di riferimento per la fisioterapia italiana.

Il ricordo di Vincenzo Manigrasso: un’eredità che resta

Con parole sentite e misurate, Marco Musorrofiti ha ricordato Vincenzo Manigrasso come un professionista capace di lasciare un segno non solo per le sue qualità umane, ma anche per il valore del suo impegno professionale e istituzionale. Ha sottolineato come la sua scomparsa abbia lasciato un grande vuoto nella fisioterapia italiana, ma al tempo stesso anche un patrimonio di idee, insegnamenti e testimonianze che non dovrà andare disperso.

Per rendere ancora più significativo questo omaggio, è stato invitato a intervenire Mauro Tavarnelli, che ha offerto un ricordo particolarmente intenso e autorevole. Tavarnelli ha parlato di Vincenzo Manigrasso come di un amico, ma anche di un maestro, capace di accompagnare la professione in una delle sue fasi storiche più delicate e importanti: il passaggio dalla figura del terapista della riabilitazione a quella del fisioterapista. Lo ha descritto come un uomo lucido, innovativo, avanti nel pensiero ma sempre profondamente radicato nei valori della professione, mai sedotto dal semplice “nuovismo”, bensì costantemente orientato verso un futuro concreto, serio e inclusivo.

Molto bello anche il passaggio in cui Tavarnelli ha sottolineato il tratto umano di Manigrasso: la capacità di ascoltare, di rispettare chi la pensava diversamente, di tenere insieme differenze e visioni senza mai perdere profondità, equilibrio e autorevolezza. Ne è emerso il ritratto di una figura che continuerà a vivere non solo nel ricordo, ma nel percorso della professione stessa. Non a caso, Musorrofiti ha ricordato anche con affetto che Vincenzo Manigrasso seguiva con interesse i webinar del lunedì sera del Club dei Webinar: un dettaglio semplice, ma molto significativo, che ha dato a quel momento un tono ancora più umano e partecipato.

Un tema clinico di grande interesse, troppo spesso sottovalutato

Dopo questo intenso momento iniziale, il webinar è entrato nel suo nucleo scientifico, portando all’attenzione un tema di grande interesse: la riabilitazione dopo la lussazione di gomito, quadro apparentemente comune ma spesso tutt’altro che banale nella gestione fisioterapica.

Fin dalle prime parole della sua relazione, Elena Delli Carri ha chiarito un punto centrale: il gomito è un’articolazione che non risponde bene a una fisioterapia aggressiva. Anzi, proprio l’eccesso di forza, la fretta, l’insistenza non calibrata e il dolore provocato inutilmente rischiano di compromettere il recupero. La lussazione di gomito, anche quando definita “semplice”, può infatti evolvere verso complicanze importanti, prima tra tutte la rigidità, in particolare la perdita di estensione.

La relazione di Delli Carri è stata apprezzata per la sua grande chiarezza e per la capacità di coniugare letteratura, esperienza clinica e osservazione diretta. Più volte ha ribadito l’importanza di tornare a guardare il paziente, a leggere il tessuto, a osservare ematomi residui, edema, qualità del movimento, meccanismi di protezione e segni di eventuale coinvolgimento legamentoso o neurologico. Il messaggio è stato preciso: una lussazione radiograficamente “semplice” non coincide necessariamente con un quadro biologicamente o funzionalmente semplice.

Rigidità del gomito: il vero nodo clinico

Uno dei punti più forti della relazione ha riguardato la spiegazione della biologia della rigidità. Elena Delli Carri ha mostrato come il gomito abbia un comportamento più simile al distretto polso-mano che non ad altre articolazioni dell’arto superiore, proprio per la sua tendenza a sviluppare rigidità importanti e persistenti.

Edema, sanguinamento, risposta capsulare, alterazione del collagene, cross-link anomali, fibrosi: tutto concorre a rendere il recupero del movimento un processo delicato, che richiede forze basse, tempi lunghi e grande rispetto del tessuto. In questo senso, un passaggio particolarmente efficace della sua relazione è stato il richiamo a un cambiamento concettuale: non parlare tanto di “stretching”, quanto di rimodellamento tissutale.

Anche lo splinting, soprattutto notturno, è stato presentato come uno strumento essenziale, se ben dosato e personalizzato. Non un accessorio, ma una parte integrante della strategia terapeutica, in grado di offrire una forza lieve e continua per molte ore, favorendo un recupero più fisiologico e meglio tollerato.

Movimento precoce, ma protetto

Elena Delli Carri ha poi approfondito il tema del movimento precoce, spiegando molto bene come il problema non sia “muovere presto” o “muovere tardi”, ma muovere bene. In questa prospettiva si inserisce il razionale dell’overhead motion protocol, descritto come una posizione più stabile e sicura per iniziare la mobilizzazione, riducendo lo stress sulle strutture lesionate e favorendo una progressiva ripresa del range articolare.

Molto importante anche il richiamo al dolore: la relatrice ha sottolineato che un dolore troppo intenso non va banalizzato né tollerato come prezzo inevitabile del recupero, ma interpretato come possibile segnale di allarme, capace di riattivare la cascata infiammatoria e alimentare ulteriormente la rigidità.

Il valore dei casi clinici

La parte dedicata ai casi clinici ha dato ulteriore forza alla relazione. Attraverso esempi concreti, Delli Carri ha mostrato come il recupero possa essere molto diverso a seconda della qualità del trauma, della gestione iniziale, della stabilità residua e della corretta scelta dei tempi terapeutici.

In un caso, un trattamento rispettoso, progressivo e prudente ha portato a un recupero molto soddisfacente. In un altro, invece, nonostante il lavoro riabilitativo, si è resa necessaria un’artrolisi artroscopica. Anche qui è emerso un messaggio di grande maturità clinica: il fisioterapista deve sapere non solo come trattare, ma anche quando fermarsi e quando restituire il caso al chirurgo.

Marco Musorrofiti: domande puntuali e attenzione alla persona

Nel corso del confronto, Marco Musorrofiti ha guidato la tavola rotonda con partecipazione e sensibilità, valorizzando più volte il lavoro di Elena Delli Carri e aprendo questioni molto rilevanti. Le sue domande hanno toccato nodi centrali come il rapporto tra dolore e rigidità, l’influenza dei fattori psicologici – paura, ansia, timore di una nuova lussazione – e l’impiego delle terapie fisiche nelle diverse fasi del percorso.

Particolarmente importante è stato il suo richiamo alla dimensione emotiva del paziente. La lussazione, ha lasciato intendere il confronto, non è solo un evento articolare: può essere vissuta come un trauma vero e proprio, capace di influenzare il recupero motorio e il ritorno alla piena funzione. Un aspetto che Delli Carri ha confermato con grande onestà clinica, spiegando come in alcuni casi sia necessario un forte lavoro di rassicurazione, e talvolta anche un supporto professionale dedicato.

Marco Bonifacio: profondità di pensiero e ragionamento clinico

Gli interventi di Marco Bonifacio hanno dato ulteriore spessore alla serata. Con il suo consueto stile diretto e riflessivo, Bonifacio ha insistito sulla stretta relazione tra dolore, rigidità e alterazione neuro-muscolare, evidenziando come nei quadri più difficili non sia sufficiente prescrivere genericamente esercizi, ma sia indispensabile capire il comportamento del tessuto, la risposta del sistema neuromotorio e il momento biologico in cui ci si trova.

Molto significativa anche la sua riflessione sulle terapie fisiche: non strumenti miracolosi, ma neppure da liquidare con superficialità. Inserite nel momento giusto, con un razionale preciso e all’interno di un progetto clinico coerente, possono contribuire al controllo del dolore, dell’edema e dell’infiammazione. Il punto, ha ricordato con efficacia, è che la prima vera “macchina” del fisioterapista resta il suo cervello.

Un webinar che lascia un messaggio culturale

Il valore di questo webinar è stato duplice. Da una parte, ha fornito contenuti clinici di alto livello su un tema ancora troppo poco esplorato. Dall’altra, ha lanciato un messaggio culturale chiaro: il gomito non è un’articolazione di serie B. È un distretto complesso, che richiede studio, casistica, osservazione e una visione meno semplificata di quella che troppo spesso accompagna il suo trattamento.

La relazione di Elena Delli Carri, accompagnata dagli interventi di Marco Musorrofiti e Marco Bonifacio, ha offerto ai partecipanti un quadro ricco, rigoroso e profondamente utile. E il ricordo iniziale di Vincenzo Manigrasso, impreziosito dalle parole di Mauro Tavarnelli, ha dato alla serata un significato ancora più profondo: quello di una professione che cresce quando sa unire competenza, confronto e memoria.

PER PARTECIPARE ALLE NOSTRE DIRETTE DEL LUNEDÌ SERA ISCRIVITI GRATUITAMENTE AL CLUB DEI WEBINAR: https://www.ilriabilitatore.it/webinar/

Articoli simili

Lascia un commento